TOUR. QUEI PICCOLI BORGHI DI MONTAGNA CHE VANNO ALLA CONQUISTA DEL MONDO

APPROFONDIMENTI | 10/07/2026 | 10:02
di Aldo Peinetti

Magra consolazione, Les Angles ha unito il proprio nome a quello di Tadej Pogacar, nel giorno in cui è ha dovuto forzatamente rinunciare a gran parte del pubblico, visti i divieti doverosamente imposti dalle autorità a causa degli incendi. Le tappe pirenaiche, compresa quella del giovedì, diventata ennesimo terreno di conquista per la maglia iridata (pardon, gialla), hanno posato l’attenzione su due località che nell’arco di quattro giorni appena si sono trovate per la prima volta sulla ribalta del Tour.


Con il Plateau di Solaison si profila un trittico di inedite sedi d’arrivo in quota, elemento di innovazione nella tradizione (Markstein, Orcieres-Merlette e doppia Alpe d’Huez), attraverso una marcia d’avvicinamento per ottenere la Grande Boucle che è iniziata da lontano. E’ il caso di Les Angles, dove nel 2022 fu il canadese Michael Woods a trovare l’acuto nella quarta ed ultima frazione de La Route d’Occitanie – la Dépéche du Midi: quella che sembrava una premessa si è trasformata in delusione, espressa da parte del sindaco di questo piccolo centro dei Pyrénées-Orientales, 600 abitanti (in grado di ospitare 18 mila turisti in inverno): «tutto il villaggio era pronto, gli esercenti avevano il frigo pieno ed aspettavamo 25 mila persone. Adesso speriamo di ottenere una tappa risarcitoria in futuro» - ha detto alla stampa locale il primo cittadino Michel Poudade, che pur esprimendo solidarietà alle zone colpite dagli incendi ha giudicato troppo drastica la decisione di non consentire l’afflusso di spettatori. Resta – e non è poco- l’esposizione televisiva, nella consapevolezza di quell’unica audience garantita dall’evento diffuso in 90 paesi, attraverso 100 catene, per un totale colossale: 150 milioni di spettatori.


Dati che conoscono bene anche a Gavarnie-Gèdre, teatro conclusivo della frazione vinta da Samuel Fernandez alla Ronde dell’Isard (una 2.2 U particolarmente blasonata) di quattro anni orsono: telecamere puntate sulla cavalcata solitaria di Tadej, nella frazione del Tourmalet, ma quanto vale la cartolina del Cirque de Gavarnie, formazione rocciosa patrimonio dell’Unesco, spedita al mondo? Anche qui nulla di ignoto: 140 mila euro per un’occasione speciale di visibilità, sempre più da interpretarsi in chiave strategica, all’insegna cioè della destagionalizzazione appena iniziata.

Meditate gente, meditate, mentre si parla di montagna come rifugio climatico il vecchio e caro ciclismo si fa sottolineatura di un paradigma dell’abitare. Sorride – ne ha ben donde - Claude Trescases, sindaco che ben ricorda la telefonata con cui Christian Prudhomme gli comunicò che erano stati prescelti: oltre l’entusiasmo frammisto ad orgoglio, tra gli abitanti del paesino di appena 377 anime degli Alti Pirenei, tutti ma proprio tutti pensano alla ricaduta duratura del Tour, qui dove già un milione di visitatori frequentano ogni anno i sentieri che partono dal paese.

La bici? Diventa importante freccia all’arco della stazione, oltretutto lì a due passi da Luz Ardiden e Tourmalet. Aspettando che sulla ribalta in giallo (dopo il recente approdo del Tour Auvergne Rhone Alpes) salga anche Plateau de Solaison, domenica 19 garanzia assoluta di afflusso fuori ordinanza, Les Angles e Gavarnie sono accomunate dal vincitore. Sul balcone savoiardo (che in precedenza ospitò Tour de l’Avenir e Dauphinè), l’antipasto di Grande Boucle – era il 14 giugno scorso - ha portato bene Del Toro, tanto per restare in casa Uae. Chissà se come sul Montjuïc Pogacar farà esercizio di magnanimità, termine che peraltro non è affatto acconcio al ciclista di Komenda.


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