TOUR OF MAGNIFICENT QINGHAI. LA CORSA CINESE SI MOSTRA AL MONDO CON UNA CERIMONIA MOZZAFIATO

REPORTAGE | 10/07/2026 | 09:00
di Giorgia Monguzzi

Che in Cina amassero fare le cose in grande lo sapevamo, i racconti che ci erano arrivati erano stati più che esaustivi, ma una volta qui ci siamo resi conto che la realtà andava oltre le nostre aspettative. Il Tour of Magnificent Qinghai non è solo una corsa ma un evento culturale a 360 gradi, un’occasione per fare comunità ma soprattutto per mostrarsi al mondo. La gara vera e propria inizierà solo domani ma sin dalla cerimonia di apertura abbiamo assistito a qualcosa che in Italia  è tutt’altro che comune.


Il luogo scelto per la cerimonia di apertura non è casuale, tutto il pubblico, gli atleti e gli addetti ai lavori sono stati fatti radunare nel palazzetto coperto della città di Xining che già da solo è un capolavoro. In Italia potrebbe essere equiparato al forum di Assago, ma ancora più moderno e scintillante, forse un po’ più piccolo ma ugualmente adibito allo sport e all’intrattenimento. L’organizzazione è quella dei grandi eventi, telecamere, sicurezza, addetti per la gestione del pubblico, è da settimane che stanno lavorando per mettere in piedi questo show. L’entusiasmo è alle stelle ed accompagna la presentazione delle squadre che da domani si daranno battaglia sulle strade. Il team XDS Astana dà il via ad una lunga sfilata in cui corridori provenienti da 12 nazionalità tra cui l’italia si mostrano agli appassionati e ai curiosi, ci sono applausi per tutti, ma appena appare il team locale la folla esplode totalmente. Ma questo è solo l’inizio.


Se dovessimo paragonare questa cerimonia di apertura con qualcosa di visto nel nostro Paese dovremmo scomodare addirittura le recenti Olimpiadi invernali di Milano Cortina, certo una versione in miniatura, ma la sostanza è la medesima. L’amministrazione del Qinghai vede la corsa non solo nel suo aspetto sportivo ma come un’occasione unica per farsi conoscere e per raccontare la propria storia. Una bandiera gigantesca della Cina sfila, mentre il pubblico con tanto di mano sul cuore, intona l’inno nazionale, i giochi possono iniziare. Il grande palco si trasforma in un prato, poi in un sentiero di montagna, in un terreno roccioso e poi in una via trafficata di una grande città, sono le tante anime della regione che ci ospiterà per questo viaggio. Centinaia di ballerini si esibiscono con abiti colorati e ci raccontano la loro storia. Le canzoni e le scritte per noi sono incomprensibili, ma ci basta guardare per comprendere le anime di una regione bellissima. Ci sono i fiumi, le montagne, le città sugli altipiani e le piccole comunità sulle montagne, i vestiti tradizionali tra rocce millenarie che racchiudono mille leggende, ci sono tantissime etnie, tutti diversi ma accumunati dalla medesima convinzione: il fare tutti parte della stessa famiglia.  Lo spettacolo è pazzesco, coinvolge cantanti, performer, tante scuole locali e addirittura dei robot musicisti, è qualcosa di grandioso ma che ha una spiegazione alle spalle. Per la regione del Qinghai rappresenta un investimento, in questa regione così bella ma anche logisticamente complicata, la corsa è l’occasione per mettersi in mostra, far vedere al governo cosa sono in grado di fare e quindi come il denaro potrebbe essere speso. Come ci spiega una ragazza del posto, sulle montagne la vita è complicata, ci sono ancora delle popolazioni con una storia centenaria e il governo sta facendo di tutto per preservarle. Le telecamere sono ovunque pronte a raccogliere ogni sorriso, ogni piccola parte di questo evento speciale. Dietro l’apparenza di balli e canzoni c’è il cuore che batte per i propri luoghi di origine, l’orgoglio di fare parte di una comunità, ma anche la voglia di conoscere gli altri.

I membri dell’organizzazione e i media locali fanno a gara per chiederci il nostro parere su quello che abbiamo visto, ma non possiamo che mostrare la nostra sorpresa. Quello che a noi sembra così straordinario appare invece del tutto comune alla popolazione del Qinghai, è il loro modo di presentarsi e ne sono estremamente orgogliosi. Non c’entra il ciclismo, per loro ogni sport deve avere pari dignità, ogni evento culturale deve essere celebrato con fermezza combattendo per le proprie radici ma anche non negando uno sguardo per il futuro. A colpirci è la loro fierezza, l’orgoglio per la loro cultura che va al di là dei lustrini e dei giochi di luce, la voglia di celebrare ciò che si possiede sempre con il sorriso. E’ uno spettacolo che non è solo quello che vediamo sul palco, è un viaggio speciale che ci ricorda qualcosa che forse spesso dimentichiamo: dovremmo essere più orgogliosi di quello che siamo e provare a dare al ciclismo lo spazio che si merita.


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