SEIXAS. «LA PRESSIONE? ME LA METTO DA SOLO E ALLE GIUSTE DOSI...»

TOUR DE FRANCE | 02/07/2026 | 15:07
di Aldo Peinetti

Non è un macigno di aspettative quello che grava sulle spalle di Paul Seixas, eppure un pochino ci assomiglia. A 19 anni con la sua partecipazione record – mai qualcuno più giovane di lui al via della Grande Boucle dal 1937 - il Delfino di Francia (più noto come Angelo di Lione) ha già aggiornato le categorie della precocità sulla ribalta dei campioni del pedale.


Davvero diventa già oggi riduttivo definire “campioncino” quell’imberbe ragazzo il cui volto campeggia sulla prima pagina de L’Equipe, abbinato ad un titolo (PAUL SEIXAS: “FAIRE VIBRER LES FRANçAIS CET ETE’” non necessita di traduzioni) che tratteggia la missione, immane ed affascinante al tempo stesso: perché è lecito eccome interrogarsi se non sia troppo presto, ma poi – corroborata da cotanta dovizia di trattazione giornalistica - si fa strada la convinzione che Paul voglia godersela con tutte le papille che ha a disposizione questa prima sorsata di Tour.


Ritrova la Spagna, trampolino di lancio grazie al successo dei Paesi Baschi, precedente che mica affonda le radici nella notte dei tempi. Il vincitore del Tour de l’Avenir 2025 da Barcellona sfoglia digitalmente l’edizione odierna del quotidiano transalpino e rilegge, nelle parole dell’inviato Thomas Perotto, anche il periodo intercorso tra la caduta ed il ritiro al Tour Auvergne Rhone Alpes e la team presentation di oggi di fronte alla Sagrada Famiglia.

«La preparazione – racconta con tono rassicurante Alexandre Pacot - non è stata così lineare come si immaginava. Eppure, a parte l’imprevisto e le conseguenze sul tempo di recupero dopo l’incidente, sapevo che le cose si sarebero ristabilite in seguito».

Strava non mente: da quando il 18 giugno scorso Seixas è salito a Les Arcs con i compagni di squadra, approfittandone per la ricognizione delle (tante) salite previste dal trittico alpino dell’ultima settimana: «Un momento fantastico nel quale ho scalato colli che già conoscevo, sviluppando un’autentica passione per il Lautaret, montagna che adoro» ha detto la pepita della Decathlon CMA CGM, spintosi anche sull’Izoard, sul Granon e ai confini dell’Italia attraverso il Colle della Scala dal morbido versante di Nevache, opposto a Bardonecchia.

Seixas, in una lunga intervista, dribbla abilmente il peso dell’interesse alle stelle che lo circonda: «Questa pressione, piuttosto positiva, me la metto nelle dosi dovute e da solo. Non avverto (la pressione, ndr) quella degli altri, è la mia».

Tutto è andato troppo veloce nel mondo del 19enne al quale lo sport transalpino tutto affida il compito di riportare il Paese (41 anni dall’ultimo successo di Hinault) nell’albo d’oro del Tour. «Non sono ancora un campione perché non ho ancora vinto le corse che i campioni hanno nel loro palmares. Non avrei mai immaginato, neanche in sogno, di trovarmi qui» aggiunge senza pretattica, rassicurando la stampa («mi sento molto bene») quando gli si ricordano gli interrogativi sulla sua condizione, alimentati anche dall’annullamento di interviste o di una conferenza stampa prevista, «dovuta ai cambiamenti d’organico per il Tour tra cui l’inserimento di Olav Kooij». Presenza dello sprinter olandese che farebbe pensare ad ambizioni al ribasso da parte di Seixas, ma lui replica: «L’obiettivo resta fare il meglio possibile, fare esperienza, vedere giorno per giorno come mi trovo e come reggo le tre settimane. Il fatto che ci sia Olav permette alla squadra di lottare per due obiettivi. E consente di ridurre la pressione attorno a me». 


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