DOMANI SCATTA IL TOUR AUVERGNE - RHÔNE-ALPES 2026: SEIXAS CONTRO DEL TORO, E OCCHIO AD AYUSO

PROFESSIONISTI | 06/06/2026 | 08:31
di Carlo Malvestio

Ci vorrà un po’ di tempo per imparare a chiamarlo col suo nuovo nome, ma prima cominciamo prima ci entra in testa. Il Tour Auvergne - Rhône-Alpes (7-14 giugno) è la nuova nomenclatura del Giro del Delfinato: un cambiamento voluto dall’ente regionale che sostiene la corsa, dal momento che il nome dell’antica provincia francese, per quanto romantico, non era grande veicolo di promozione turistica del territorio. 


Dal punto di vista tecnico non cambia praticamente nulla, visto che la corsa mantiene intatta la sua identità e si propone come succulento antipasto del Tour de France. Negli ultimi anni più di qualcuno che si è imposto qua ha poi trionfato in maglia gialla alla Grande Boucle, pensiamo a Bradley Wiggins, Chris Froome, Geraint Thomas, Jonas Vingegaard e Tadej Pogačar. La tradizione italiana è abbastanza pessima, visto che mai un azzurro è riuscito a vincere e l’ultimo podio risale addirittura al 1999, quando Wladimir Belli chiuse al 3° posto.


Il percorso

Come di consueto il tracciato è un lento in crescendo di difficoltà, con una tre giorni finale destinata a fare grandi sconquassi. Già la tappa di apertura, comunque, la Vizille - Saint Ismier di 146 km, mette sul tavolo un su e giù continuo destinato a fare grande selezione. In particolare sarà il GPM di 1a categoria de la Côte de Rousset (8,3 km al 7,5%) a decidere la tappa, visto che in cima mancheranno solo 20 km e difficilmente i big rimarranno totalmente fermi. 

È invece lunghissima la seconda tappa, la Saint-Martin-le-Vinoux - Le Puy-en-Velay di 234 km, altimetricamente meno complicata della tappa precedente ma comunque insidiosa e adatta agli attaccanti, con la Côte de Saint-Vidal (2 km al 6,8%) a 13 km dall’arrivo che funge da buon trampolino di lancio per chi vorrà provarci. Il giorno successivo sarà tempo di una cronosquadre con partenza e arrivo a Perreux, lunga 28,4 km e piuttosto ondulata, non di facile interpretazione. Il format sarà quello già visto alla Parigi-Nizza e testato da ASO (e che verrà riproposto anche nella crono inaugurale del Tour a Barcellona), con i tempi presi sul singolo e non sulla squadra, quindi le varie formazioni potranno sfaldarsi senza troppi problemi, col solo obiettivo di far guadagnare più tempo possibile ai propri capitani.

La quarta tappa, la Le Puy-en-Velay - Montrond-les-Bains di 167 km, è nuovamente mista, con le difficoltà altimetriche concentrare nella prima parte e un finale che sembra perfetto per una volata ristretta. Scenario molto simile anche per la Tappa 5, la Saint-Chamond - Parc des Oiseaux Villars-les-Dombes di 195 km, che dovrebbe sorridere ai corridori veloci nonostante un inizio intricato.

I giochi si decideranno come di consueto nel trittico di tapponi di montagna conclusivo. La Saint-Vulbas - Crest-Voland di 182 km mette sul piatto un finale tutto da vivere, con gli ultimi 20 km caratterizzati dalla Côte d’Héry-sur-Ugine (11,6 km al 4,9%) e l’arrivo in salita a Crest-Voland (5,9 km al 7,4%). Breve ma intensissima è invece la penultima tappa, che porterà il gruppo da La Bridoire a Grand Colombier per 133 km: gli ultimi 60 km prevedono in sequenza i Lacets du Gran Colombier (7,1 km all’8,4%), il Col de Richmond (7,7 km al 6,1%) e infine l’impegnativo arrivo in quota a Grand Colombier (8,5 km al 10%), dal suo versante più duro.

Complicatissima è anche l’ultima tappa, 120 km da Beaufort al Plateau de Solaison (Brison). Pronti, via, e c’è il Col du Prè (7 km al 9,4%), al quale segue la cima più alta della corsa, il Montée de Bisanne (11,5 km all’8,9%) coi suoi 1724 metri di altitudine. C’è quindi il Col des Aravis (7 km al 6,9%) e quindi l’arrivo in salita a Plateau de Solaison (11,5 km all’8,9%), che i corridori si ritroveranno poi al Tour de France, come arrivo della Tappa 15.

(altimetrie in copertina)

I favoriti

La sfida più attesa è senz’altro quella tra Paul Seixas (Decathlon CMA CGM) e Isaac Del Toro (UAE Team Emirates-XRG), i due talenti più floridi della nuova generazione. Il francese è reduce da una prima parte di stagione fenomenale, in cui è stato battuto da Tadej Pogačar solo a Strade Bianche e Liegi-Bastogne-Liegi, mentre il messicano è di rientro dopo la caduta all’Itzulia. Questo sarà per loro il primo, vero, scontro frontale, visto che negli altri precedenti c’era sempre di mezzo Pogačar, oppure, come all’Itzulia, il confronto è durato troppo poco.

Seixas, a dire la verità, era stato battuto anche da Juan Ayuso (Lidl-Trek) alla Volta ao Algarve, e lo spagnolo se lo ritroverà anche questa settimana dopo il doppio ritiro tra Parigi-Nizza e Itzulia. L’ex UAE è in cerca di risposte importanti dopo i continui rallentamenti della prima parte di stagione, e a guardargli le spalle avrà anche Mattias Skjelmose, tanto forte quanto incostante. In generale, comunque, sono tanti i corridori in cerca di risposte, a partire da João Almeida (UAE Team Emirates-XRG), costretto a saltare il Giro per un virus che lo ha debilitato a lungo, Cian Uijtdebroeks (Movistar), e poi il trio della Netcompany Ineos, Oscar Onley, Carlos Rodriguez e Kevin Vauquelin, nessuno dei quali ha brillato particolarmente nella prima parte dell’anno.

Si rivede anche Matteo Jorgenson (Visma | Lease a Bike), che questa corsa l’ha chiusa al 2° posto nel 2024, e poi andranno tenuti d’occhio Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), Daniel Martínez (Red Bull-Bora-hansgrohe), vincitore del Delfinato nel lontano 2020, Luke Plapp (Jayco AlUla), e magari anche Santiago Buitrago e Pello Bilbao (Bahrain Victorious), Ben Healy (EF Education-EasyPost), Lorenzo Fortunato e Harold Tejada (XDS Astana), Ion Izagirre (Cofidis), Matthew Riccitello (Decathon CMA CGM) e Jørgen Nordhagen (Visma | Lease a Bike).

Tra i cacciatori di tappe spicca Dorian Godon (Netcompany Ineos), che dopo aver vinto due tappe alla Parigi-Nizza, due al Catalogna e due al Romandia, spera di rimpinguare il suo bottino anche all’Auvergne - Rhône-Alpes. C’è anche Wout Van Aert (Visma | Lease a Bike), di rientro alle corse dopo l’apoteosi di Roubaix, Julian Alaphilippe e Matteo Trentin (Tudor), Michael Matthews (Jayco AlUla), che torna alle corse dopo oltre 4 mesi di stop per la frattura di entrambe le braccia, Quinn Simmons (Lidl-Trek), Marco Frigo (NSN) e Matej Mohorič (Bahrain Victorious).


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COMMENTI
si comincia a fare sul serio
6 giugno 2026 09:24 Eli2001
Seixas, Del Toro, Ayuso, Almeida. Poi magari uno domina tutti ma le premesse per divertirsi sono buone e anche gli altri nomi in gara non scherzano (c'è anche Wout).

Più nomi qui che al Giro...
6 giugno 2026 14:14 VanDerPogi
...Frank, non volermene 😅

Vanderpogi
6 giugno 2026 16:49 Stef83
E quindi?

Stef3
6 giugno 2026 17:34 Eli2001
e quindi il giro si deve rimboccare le mani o diventa una corsa di paese dove vengono i dilettanti e come premio vincono un salame e una bottiglia di vino

Stef rileggiti...
6 giugno 2026 18:43 VanDerPogi
...le lunghe discussioni sulla startlist del Giro, e avrai una risposta al tuo "E quindi?".
Una corsa di 1 settimana che attira più campioni di un grande giro credo sia un fatto degno di cronaca...

comunque
6 giugno 2026 20:53 fransoli
tranne il tour è più facile trovare grande densità in una corsa di una settimana che in un gt tipo vuelta o giro... il perché è evidente, una ti impegna per un una settimana e può essere il viatico per altri obiettiia e l'altro per 3, necessitando di preparazione ad hoc e di scarico

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