IL GIRO DI VEGNI. «HO DATO TUTTO PER LA ROSA, ORA MI DEDICO ALLE ROSE... NATURALMENTE ROSA»

INTERVISTA | 12/05/2026 | 08:22
di Pier Augusto Stagi

Ha una lista sterminata di inviti al Giro d’Italia, al punto che Mauro Vegni dovrebbe farne uno tutto suo, solo per andare a stringere mani e accontentare quanti lo vogliono a pranzo o a cena. «Se dessi retta a tutti, non arriverei davvero al traguardo: morirei prima», dice dalla sua nuova residenza di Casaletto Lodigiano, frazione Mairano, in quel triangolo tra Lodi, Milano e Pavia, che è terra di vini, ma anche di ciclismo. «È da quasi un anno che sono qui: mi sono preso con mia moglie Cristina una bella villetta, con un bel giardino da curare, pieno di rose rosa».


Mauro Vegni, classe ’59 (è nato a Cetona il 7 febbraio, ndr), dal ’95 uomo di riferimento di Rcs Sport, prima di diventare nel 2002 “il patron” della corsa rosa, per il momento osserva. Quello che si sta correndo è l’ultimo Giro che ha disegnato, ma da febbraio è formalmente andato in uno stato di quiescenza. «Sono in pensione, lo dica senza tanti timori: non mi offendo e nemmeno mi fa impressione».


Allora incominciamo: come si sta da pensionati?
«Bene, anche perché è stata una cosa maturata poco per volta: non è stata un’uscita dall’oggi al domani».

Ha lasciato Milano per la campagna.
«Milano è vicinissima, sono solo a 28 km dal mio vecchio ufficio: se voglio andare a trovare i miei ragazzi, ci impiego un attimo».

Vero che ha ricevuto una moltitudine di inviti?
«Pensi che lavoro nel mondo del ciclismo da quando ho 17 anni. Ho cominciato con Franco Mealli nel 1976 con i mondiali di Monteroni e Ostuni. Sa quante persone ho conosciuto in questi anni? Per il momento mi sono imposto di stare tranquillo, ma a Viareggio, Milano e Gemona ci sarò sicuramente».

Sua moglie Cristina (Palazzo, ndr) è contenta di averla a casa tutto il giorno?
«È contenta perché ci godiamo un bel posto e poi io non sto certo con le mani in mano: sono pur sempre vice presidente della Lega del ciclismo Professionistico».

Lei nasce in Toscana, ma per tutti è romano.
«E romanista… Sì, a Cetona ci sono stato solo i primi tre anni della mia vita, poi quando papà e mamma hanno deciso, come tanti, di abbandonare i campi per seguire mio zio Corrado a Roma che aveva nel frattempo trovato impiego come portinaio, anche noi siamo andati in città: zona Cento Celle, in via degli Anemoni. Stipendio sicuro, lavoro non massacrante come quello di chi fino a quel momento - come i miei genitori – si era spezzato la schiena lavorando la terra».

Galeotto fu il pallone…
«Esattamente. All’epoca abitiamo in un condomino a pian terreno e davanti a noi, c’è la famiglia Mealli. Franco è già un organizzatore di grido di corse ciclistiche e non solo. È uomo di sport e ricordo che da bimbetto seguo da casa sua i Mondiali di Mexico ’70, quelli di Italia-Germania 4-3 e della finale persa con il Brasile di Pelé. È grazie a questa frequentazione che Franco mi prende in simpatia. Lui ha due figlie che adora, ma alle ragazze del ciclismo interessa poco per non dire nulla, a differenza mia che sono malato di ciclismo e con Franco non posso che aggravare la mia “malattia”. Comincio ad andare in giro con lui fino a quando nel ’76 inizio a lavorare per la sua Velo Club Forze Sportive. Ho soli 17 anni: imparerò tutto da questa persona eccezionale al quale io devo davvero tutto. E se ti dico tutto è tutto».

Visto che è il calcio galeotto, qual è il suo giocatore ideale?
«Roberto Baggio: la classe è classe».

Come, non Totti?
«Lui è appena sotto, con Pirlo e Del Piero».

Cantanti?
«De Andre e Guccini: io adoro il cantautorato e loro sono di un altro pianeta. Gruppi? Deep Purple e Black Sabbath».

Facciamo un passo indietro: scuole?
«Elementari a Roma, alla Fausto Cecconi di Cento Celle. Le media sempre in zona, mentre il liceo scientifico al Francesco d’Assisi. Mi iscrivo anche a Scienze e Politiche alla Sapienza, sostengo 19 esami, ma poi in me prevale la voglia di lavorare, di seguire Franco Mealli».

In Rcs Sport come ci arriva?
«Sempre seguendo Mealli. Ormai Franco deve pensare al futuro e vende in blocco tutte le sue più importanti corse al gruppo Gazzetta. Corse di prestigio e storia: dalla Tirreno-Adriatico al Lazio, dal Pantalica all’Etna. Io sono il suo uomo di fiducia e vado ad arricchire lo staff di Rcs Sport. Arrivo in una società che ha fatto la storia dello sport e del ciclismo in particolare. Lavoro con Vincenzo Torriani e con Carmine “Elo” Castellano: uno un gigante, l’altro galantuomo innamorato del ciclismo».

Come definirebbe Torriani?
«Il patron: solo lui può fregiarsi di questo titolo. Geniale, coraggioso e visionario. Tutto. Basti pensare quello che ha inventato, quello che ha fatto: la crono a San Marco? Non è come dirlo».

Come definirebbe Castellano?
«Un amico profondo. Garbo e intelligenza: bello averlo avuto vicino. Peccato non possa più chiamarlo».

Se le dico Vito Mulazzani?
«Le dico che è uno di quelle tre o quattro persone che mi hanno permesso e aiutato a fare bella figura. Con lui anche Giorgio Albani, un altro che aveva nel DNA il mestiere, ero in una botte di ferro. Come con Alberto Della Torre (arrivi) e Italo Zilioli (partenze): persone eccezionali».

Che squadra lascia?
«Buona, solida e affidabile. Stefano Allocchio, Giusy Virelli, Alessandro Giannelli, ma la lista è lunga: tante professionalità. Tanta passione».

Il momento più bello?
«Nel 2000, quando riuscimmo a partire da Roma e alla vigilia fummo ricevuti in udienza privata da Papa Giovanni Paolo II. Ma anche l’anno scorso, per l’arrivo a Roma, con l’attraversamento dei giardini Vaticani e la sosta con il neo Papa Leone XIV. Ma avrei un altro momento molto bello».

Dica.
«2018, partenza da Gerusalemme. Un evento pazzesco, costruito con grande impegno e cura. Quell’anno il Giro ha realizzato qualcosa che nessuno aveva realizzato prima: una Grande Partenza extra europea. Mi creda, non è come dirlo. A livello logistico e diplomatico è stato un lavoro pazzesco. Pensi che le squadre arrivarono a Gerusalemme in aereo, senza dover portare nulla al di fuori delle biciclette: lì trovarono motorhome, camion officina e ammiraglie con le loro scritte messe a disposizione dall’organizzazione».

Il momento più difficile?
«Nel 2013, per le condizioni meteo che condizionarono la Sanremo (per la neve stop a Masone, ripartenza a Cogoleto, ndr) ma anche il Giro sempre tempestato dal gelo. Galibier a metà, le Tre Cime di Nibali conquistate nella tormenta».

Ha un corridore del cuore?
«Tanti. Però le dico il più elegante: Michele Bartoli. E poi quello che più mi incantava per la sua classe: Alberto Contador. Per me è il Baggio del ciclismo».

Una cosa che avrebbe voluto realizzare.
«Non ci crederà ma nel 2020 arrivammo vicinissimi a fare una Grande Partenza in Giappone, a Tokyo. Era tutto pronto, tutto fatto, poi qualcosa si inceppò… peccato. Ci fu anche un pensiero ai tempi di Rudolph Giuliani, per portare il Giro a New York, ma quello è sempre rimasto in embrione. Portare il Giro nella Grande Mela è stato semplicemente un grande sogno».

Il corridore con il quale non ha avuto un buonissimo rapporto…
«Adam Hansen: il primo a sposare le cause perse».

Il corridore che l’ha più deluso.
«Danilo Di Luca. Dopo le note vicende di doping gli diedi una seconda possibilità, poi mi ha tradito: lo sa anche lui».

Chi vincerà il Giro?
«Penso Vingegaard, ma spero Pellizzari».

Dopo di lei nessun altro “patron”?
«Come le ho detto per me il titolo di patron spetta solo a Vincenzo Torriani. In ogni caso credo che dopo di me non ce ne sarà più un altro. Arriveranno altre figure, ma una che condensi contemporaneamente una responsabilità sportiva, politica ed economica-amministrativa non ci sarà più».

Cosa farà da grande?
«Ho da fare un Giro d’Italia per salutare i tanti amici che ho in giro per tutta la Penisola. Poi mi godrò il mio giardino. È bellissimo. Mi piace curare i fiori, le rose in particolare: ne ho di splendide».


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COMMENTI
Buona "pensione"
12 maggio 2026 08:38 frankie56
Da tifoso del ciclismo, ringrazio Vegni. Non ha mai nascosto la faccia quando si sono presentati dei problemi, anzi, è intervenuto con tempestività. Poi le scelte possono essere più o meno condivisibili, ma decidere con quei tempi a dispozione, vorrei vedere chiunque. Credo che nessuno possa mettere in discussione, comunque, la sua passione per il ciclismo ed il rispetto per gli atleti. Quindi grazie, e buona vita.

Mauro
12 maggio 2026 11:22 PedroGonzalezTVE
Uomo di ciclismo vero… criticato come tutti i patron ma ogni scelta fatta ha sempre avuto un senso !!

Critiche
12 maggio 2026 11:30 Stef83
Critica solo chi non ha mai organizzato neanche una cena di famiglia,e non sa' cosa vuol dire....
Grazie sempre!!!

Certi giudizi
12 maggio 2026 13:07 Craven
Io dico che un buon patron deve saper difendere il suo prodotto, i giudizi personali, all'interno di un sistema che tutti sanno come funziona, a distanza di anni anche no.

Giro 2013
12 maggio 2026 13:50 Aleimpe
Ben 10 tappe furono flagellate dal maltempo.

Ale Impe
12 maggio 2026 18:16 PedroGonzalezTVE
Si si lo sappiamo… noioso

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