YEN HO E I PRIMI MESI DA PRO’ IN EQUIPO KERN PHARMA: CONOSCIAMO MEGLIO IL TAIWANESE DI SPAGNA

INTERVISTA | 08/05/2026 | 08:15
di Federico Guido


Che l’Equipo Kern Pharma sia, sin dalla sua costituzione, una formazione decisamente a trazione spagnola non ci sono dubbi. La squadra di Juan José Oroz, diventata a tutti gli effetti una compagine professionistica nel 2021, ha sempre avuto nella sua storia organici composti quasi esclusivamente da corridori iberici dove  ragazzi provenienti da altre nazioni solo in rarissimi casi sono riusciti a trovare spazio. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato quest’anno il giovane taiwanese Yen Yi Ho che, debuttando ufficialmente tra i pro’ qualche mese fa, è diventato il primo corridore asiatico nella storia del team navarrese da quando questo ha assunto lo status di ProTeam e il secondo in assoluto dopo il connazionale Sergio Tu, ammirato coi colori biancoverdi nel 2020 quando la rappresentativa figurava ancora tra le Continental.


La presenza di un corridore asiatico tra le fila dell’Equipo Kern Pharma, dunque, non è qualcosa di usuale ma, al contrario, di assolutamente peculiare, motivo questo che, incrociando il ventiquattrenne di Yilan City al Giro di Turchia, ci ha spinti ad avvicinarlo per conoscere meglio lui e capire come stiano andando questi primi suoi mesi tra i grandi del pedale.

Ho iniziato ad andare in bici quando avevo circa 14 anni. A Taiwan è abbastanza normale cominciare a quell’età. Grazie al Grassroots Program di Giant, sono entrato a far parte dell’Equipo Finisher, il vivaio della Kern Pharma, e ci sono rimasto per tre anni. Questa è la mia prima stagione tra i professionisti ed è una grande sfida per me. Impressioni? È dura, i rischi finora non sono mancati, ma mi piace” ha confessato il vicecampione nazionale a cronometro prima di raccontarci qualcosa in più sulle sue qualità.

Sarei uno scalatore…o quantomeno, in Asia lo sono perché vado piuttosto bene in salita, ma in Europa è diverso: qui col mio livello ora posso solo mettermi a disposizione della squadra supportando i miei compagni” ha affermato con fare realista e genuino Ho, ragazzo ormai abituato a fare la spola tra Spagna e casa sua.

A inizio stagione di solito passo due mesi in Spagna, quindi torno a Taiwan per partecipare al Tour di Taiwan e ci resto circa un mese e mezzo per poi far ritorno in Europa. Nel complesso, nel corso di un anno, credo di trascorrere in tutto quattro o cinque mesi in Spagna”.

Nonostante questo, il castigliano di Ho però, come lui stesso ha ammesso con grande onestà, è ancora lontano dall’essere perfetto e, in questa fase, lui e la squadra stanno ancora ricorrendo all’unica soluzione percorribile in questi casi: l’inglese.

Quando i miei compagni di squadra e lo staff comunicano con me, lo fanno fondamentalmente in inglese perché il mio spagnolo…è terribile. Lo conosco davvero poco” ha confermato il brevilineo classe 2001 il quale, tra soggiorni in Europa e corse in giro per il Mondo, a casa alla fine non passa molto tempo e questo è un aspetto (assolutamente noto a chi calca i palcoscenici professionistici) che per lui resta il più complicato con cui convivere.

Stare via lontano da casa senza la tua famiglia, i tuoi amici e i tuoi affetti credo sia la parte più difficile di questo lavoro. I miei genitori e la mia ragazza però mi sostengono moltissimo e avere questo tipo di supporto per me che sto molto poco a Taiwan è molto importante” ha ammesso Ho, ragazzo per il quale la passione del ciclismo nasce e risiede nel “piacere di pedalare, godersi ogni colpo di pedale”.

“È la cosa più importante e vale lo stesso per le gare: il 90% di queste per me sono molto dure, ma bisogna godersele”.

Con questa mentalità, diventa sicuramente più semplice accettare certi sacrifici e sostenere il duro lavoro in favore dei compagni richiestogli dalla sua squadra, via questa che verosimilmente Ho, che come idolo indica più van der Poel che Pogacar (“È troppo forte. Lui è…come un dio”), ha già capito può portarlo a realizzare quelli che sono i sogni della sua carriera.  

Partecipare alle Olimpiadi e prendere parte a un Grande Giroha detto senza pensarci Ho che, a proposito di grandi corse a tappe, avrebbe potuto già fare un pensierino alla prossima Vuelta Espana se non fosse che i tempi per impegnarsi in una fatica simile sono lontani dall’essere maturi.

La Vuelta 2026? Non penso mi riguardi perché credo sia troppo presto per me. Magari tra qualche anno quando sarò pronto” ha chiosato a riguardo Ho dando segno di grande consapevolezza e voglia di non bruciare le tappe per provare a prendersi, coi suoi tempi e la giusta maturazione, ciò a cui le sue gambe e il suo cuore da ambizioso ciclista hanno già cominciato ad aspirare.


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