QUEI SECONDI POSTI CHE SI FANNO RICORDARE...

PROFESSIONISTI | 04/05/2026 | 08:06
di Francesca Monzone

Abbiamo lasciato la stagione delle Classiche da pochi giorni e ci stiamo dirigendo verso i grandi giri. Il prossimo 8 maggio saremo tutti in Bulgaria per vedere la grande partenza del Giro d’Italia e dopo tre settimane sapremo il nome del vincitore. In ogni gara c’è sempre un vincitore, ma quante volte abbiamo ripensato a quell’atleta che è arrivato secondo? Anche nei quiz televisivi, se si parla di ciclismo, si chiede sempre il nome del vincitore, se dovessimo chiedere: chi è arrivato secondo dietro Chris Froome nel Tour de France del 2017? Oppure dietro a Philippe Gilbert nella sua vittoria alla Parigi-Roubaix del 2019? Ma anche alle spalle di Remco Evenepoel nella Liegi-Bastogne-Liegi del 2022? La maggior parte delle persone non saprebbe rispondere, perché di norma si ricorda sempre chi taglia per primo il traguardo. Comunque le risposte a queste domande sono: Rigoberto Uran per il Tour del 2017, Nils Politt per la Roubaix del 2019 e Quentin Hermans per la Liegi del 2022. Sicuramente non sono corridori che hanno vinto grandi giri o Classiche Monumento e per questo si ricordano di meno, ma la storia del ciclismo spesso ci ricorda il nome del secondo, perché magari quel posto sul podio è arrivato al termine di una fuga disperata, o perché ripreso nel finale dopo una giornata da protagonista. L’ombra che cala sul secondo posto è comune a tutte le discipline sportine.


Appena pochi giorni fa, abbiamo visto il keniano Sebastian Sawe che ha fatto la storia dell'atletica diventando il primo atleta a infrangere la barriera delle due ore nella maratona, domenica a Londra. Tutti i media hanno pubblicato le sue foto raggianti, con le sue scarpe da corsa in mano e quella foto, è subito diventata virale. Senza dubbio 1 ora 59 minuti e 30 secondi è un tempo storico e Sawe, non solo ha vinto ma ha scritto un nuovo primato.

Eppure quel giorno, anche il secondo classificato l'etiope Yomif Kejelcha, ha raggiunto l'impresa di scendere sotto le due ore, scrivendo il tempo di 1 ora 59 minuti e 49 secondi. Ma lo ha fatto impiegando pochi secondi più del keniano, e nessuno ne ha parlato.


Tornando al ciclismo però, possiamo dire che ci sono corridori che hanno costruito la loro storia non solo con le vittorie, ma anche con le sconfitte, perché davanti a loro, hanno trovato dei giganti imbattibili. Pensiamo a Raymond Poulidor, che viene ricordato per non aver vinto mai il Tour de France né indossato la maglia gialla. Per tre volte è arrivato vicino alla vittoria, ma non ha mai potuto gioire del successo finale. E’ accaduto nel 1964, quando arrivò dietro ad Anquetil, poi l’anno dopo alle spalle di Felice Gimondi e ancora nel 1974 dietro Eddy Merckx. Ma Poulidor non è il primo ad essere ricordato come l’eterno secondo. Abbiamo ricordato la vittoria di Gimondi al Tour, e dobbiamo dire che nella sua carriera il lombardo ha vinto tantissimo, ma spesso è ricordato anche come “il più grande secondo”. Il motivo? Ha corso nella stessa epoca di Eddy Merckx, uno che vinceva praticamente tutto. Ma nonostante questo Gimondi ha sempre dimostrato continuità arrivando secondo alle spalle del più grande dominatore di sempre. 

Possiamo anche citare il secondo posto di Gino Bartali nella famosa tappa Cuneo-Pinerolo al Giro del 1949, quando Fausto Coppi vinse al termine di una fuga epica di 192 km. Quel giorno Bartali fu l’unico che limitò i danni, arrivando con un ritardo di 11’52”.  Alfredo Martini arrivò terzo con un ritardo di 28' 41. Il ciclismo ne ha tante di storie da raccontare, come quella di Fignon, secondo al Tour del 1989, per soli 8 secondi dietro Greg LeMond. Oppure Thibaut Pinot, che per aver messo troppo cuore e poca strategia in corsa, ha vinto molto meno rispetto a quello che avrebbe potuto ottenere veramente.

Ma ci sono anche le storie di Cancellara o Valverde, in cui spesso troviamo quei piazzamenti che hanno segnato una grandissima carriera. Arrivando al ciclismo di oggi dominato da Tadej Pogacar,  qualcosa è cambiato. Alle sue spalle nei grandi giri o nelle corse di un giorno, troviamo sempre atleti straordinari, come Van der Poel, Van Aert, Evenepoel o Vingegaard. Uomini che perdono, che arrivano secondi, ma quando riescono a battere il campione sloveno, lo fanno più con la strategia che con la semplice forza.

Spesso si è parlato di Van Aert, definito come un altro eterno secondo, ma questo gli ha permesso di conquistare il ruolo dell’antieroe e non del perdente e per questo oggi è forse il corridore più amato dal pubblico mondiale. La sua vittoria alla Parigi-Roubaix infatti, ha dimostrato come il fiammingo fosse nel cuore di tutti. Pogacar ha sicuramente rivoluzionato il ciclismo attuale, vincendo su tutti i terreni, ma chi arriva secondo alle sue spalle, non è un perdente, ma è l’atleta che nonostante tutto, è riuscito a seguire un gigante troppo forte per chiunque. 


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