SOBRERO. «UNA TAPPA NELLE MIE LANGHE, IL VINO, L'ATTESA, LA STAGIONE DEI SUPER CAMPIONI...»

INTERVISTA | 25/03/2026 | 08:45
di Aldo Peinetti

Chi altri se non Matteo Sobrero, langarolo doc di Montelupo Albese? Per presentare la tappa Barbaresco – Barolo con cui inizia la Settimana Coppi e Bartali 2026 occorre abbeverarsi - con moderazione - alla fonte autorevolissima del figlio di queste terre, lui che nello stato di instagram ha dichiarato con un certo orgoglio “son of a winemaker”.


Prima di parlare di papà Giorgio e dell’azienda di famiglia, che frazione sarà?


«Ricalca il Gran Piemonte del 2020, quando vinse Bennet. E’ stato saggiamente scelto un percorso ondulato per definizione, ma non esculdente. L’ascesa a La Morra, con scollinamento a 11 km dal traguardo, movimenta il finale».

Splendide Langhe che nell’arco di due anni sono state teatro di Tour e Vuelta(aggiungiamoci Cherasco nel 2024)...

«Eh si. Io ho avuto il privilegio di esserci in entrambe le occasioni, godendomi il sostegno di persone care e conterranei, mentre il mondo parlava delle nostre colline patrimonio dell’Unesco. Mi sento molto legato a questi luoghi e posso pure dire che dò il meglio su percorsi che assomigliano molto alle abituali strade d’allenamento nella mia zona».

Possiamo chiedere chi sono i Barolo ed il Barbaresco dell’attuale ciclismo?

«Eh no, non esistono, qui sono campioni già “pronti da bere”, l’invecchiamento non è previsto quando ci sono così tanti giovani subito protagonisti ai massimi livelli. Se parliamo di qualità, allora si, siamo davvero nel campo dell’eccellenza vitivinicola ed il parallelo di certe etichette con i grandi del nostro sport regge tutto».

A Sobrero quale vino in particolare piace ed un corridore può concedersi ogni tanto un bicchiere?

«Personamente amo il nebbiolo, sono stato iniziato a questo produzione da mio padre. Quanto al consumo per uno sportivo professionista restano valide le regole della ricerca della qualità ed è logicamente preferibile non confliggere in alcun modo con i periodi di punta della preparazione».

Le vigne appena fuori casa a Montelupo: bei ricordi ciclistici e non solo, vero?

«Lì ho imparato ad andare in bici (il trattore è venuto dopo, comunque prima dell’esame della patente, ndr), fortunatamente nei tratti non troppo impervi di filari. Poi lo sport e la vita mi hanno condotto spesso in posti lontani, anche se quell’orizzonte che conosco a menadito da quando ero bambino mi ha fatto anche scoprire il valore della scoperta, il contatto con la natura».

Un “porto sicuro” dove ci sono valori forti in qualche modo simili al ciclismo?

«Penso a quanto sia importante l’attesa, in bici, durante una gara o allenandosi, così come svolgendo meticolosamente ogni fase della viticoltura. E poi, sappiamo quanto un buon inverno è basilare per un ciclista. Esattamente quanto accade nel mondo dei vini. In vigna si fatica come in sella, in vigna si sperimenta l’attesa, sperando di non incappare in gelate tardive. Ci sono equlibri sottili da osservare».

Azienda Sobrero alla quarta generazione: Matteo e sua sorella Francesca che progetti hanno?

ù«Innanzitutto proseguire la strada intrapresa da mio padre, affiancandolo ed imparando. Sposiamo a pieno la filosofia che privilegia una produzione qualitativa rispetto ai grandi volumi, prestando grande ad un’agricoltura sostenibile, fedele ai dettami di mio nonno. Mi portava in cantina dopo la vendemmia a vedere il vino che era mosto: mi faceva bere, un ricordo indelebile. Io ho studiato agraria, Francesca si è laureata in enologia, vorremmo impegnarci anche sviluppandoci al mercato estero, senza in alcun modo snaturare il notro operato. Lo dobbiamo alla storia centenaria dell’azienda».

Intanto c’è la stagione che chiama: che Giro immagina personalmente?

«È la corsa che mi ha dato il successo di tappa nella cronometro conclusiva di Verona nel 2022. Con la Sanremo di sabato scorso ho terminato la mia prima parte di stagione, iniziata in Australia. Un breve recupero e il lavoro programmato in altura mi porterà alla corsa rosa, quarta partecipazione per me e prima volta in maglia Lidl Trek, contesto stimolante».

Insistiamo: quanti “tre bicchieri” ci sono in gruppo?

«È davvero una stagione unica quella che stiamo vivendo, qui ad un’annata super ne segue una eccezionale. E quel livello generale ti spinge a dare sempre di più per farti trovare pronto alla competizione». 

photo Aldo Peinetti


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