POLTI, LA SANREMO E IL RITORNO DI UNA MAGLIA CHE HA FATTO STORIA. GALLERY

INIZIATIVE | 20/03/2026 | 16:10
di Pier Augusto Stagi

Corsi e ricorsi parlando di corse. Franco Polti è lì, con la sua energia bambina, con gli occhi sognanti che brillano per l’emozione. Al suo fianco la moglie Teresa e Francesca, la figlia nonché Ceo dell’azienda del vapore e del pulito, ma anche dell’aroma, visto che da qualche anno a Bulgarograsso (Co) si producono anche bellissime macchine per il caffè con tanto di cialde monorigine (Solo, ndr).


È lì Franco Polti, con quella maglia gialloverde iconica (chi vuole la può acquistare: edizione limitata, Tofit.net) che è nuova e moderna, vecchia e attuale: colori degli Anni Novanta, logo e sponsor di oggi. Domani tutti in corsa con questa casacca conosciuta nel mondo, per un omaggio alla storia. Un omaggio anche a Gianluigi Stanga, assente con più che giustificate ragioni (leggasi impegni famigliari improrogabili), ma i suoi ragazzi li ha sentiti e catechizzati al telefono, come sempre. I ragazzi sono Gianni Bugno (con la maglia gialloverde ha vinto un Fiandre, la tappa di Loreto Aputrino al Giro e una alla Bicicletta basca) e Mauro Gianetti (una Liegi, un’Amstel, due volte la cronoscalata del Montjuic, oltre ad una classica di Primavera, una tappa del Criterium International, una Japan Cup), Ivan Gotti (un Giro d’Italia) e Mirko Celestino (Giro dell’Emilia, una tappa e la classifica finale del Regio Tour, Coppa Placci, Classica di Amburgo e Lombardia), fino a Beppe “turbo” Guerini (una tappa alla Route di Sud, due alla Settimana Lombarda, una al Giro’98, quella di Selva di Val Gardena).


Una maglia iconica, che allora fu pensata da Franco Polti e Pietro Rosino Santini «e devo ringraziare tutta la famiglia Santini (www.santinicycling.com), che ci ha dato la liberatoria per rimetterla in gruppo e celebrare un amore per la bicicletta e per il nostro sport, nel giorno della Sanremo che apre una nuova stagione», dice Francesca, che per l’occasione ha coinvolto anche un partner del team di prestigio come Fineco, rappresentati da Stefano Amadei e Marco Rossi.

Una nuova stagione che si apre con la prima Monumento, nel primo giorno di primavera. Non c’è la musica dei Dik-Dik, ma le parole di una famiglia che il ciclismo lo ama da sempre. «L’idea è nata sulle strade del Giro – racconta Francesca Polti -. Tanti sportivi venivano al nostro motorhome con quella maglia Anni Novanta. Ivan me l’ha buttata lì: lo sai che si può correre due volte all’anno con una maglia diversa? Basta chiedere l’autorizzazione all’Uci».

Un seme gettato, una pianta che dà il suo fiore. È una maglia che profuma di storia, ma con sé porta anche sogni. «Se c’è da pensare in grande, noi lo facciamo», butta lì Francesca. «Di sicuro faremo bene…», ribatte Ivan più prudente con al proprio fianco Fran Contador.

«Questa squadra, questa famiglia è stata per me esempio e ispirazione. Da Franco e dalla signora Teresa ho imparato tanto – ha spiegato Mauro Gianetti, team leader della Uae Emirates -. Francesca è oggi la giusta sintesi dei suoi genitori: l’entusiasmo di Franco unito alla concretezza della mamma. Io sono quello che sono grazie anche ad una squadra come la Polti». Poi un aneddoto. Mondiale ’96 a Lugano, quello vinto da Museeuw proprio su Gianetti. «Per me quel mondiale era targato Polti, ma sarei andato via a fine stagione – ricorda Mauro -. Mancavano tre corse. Un giorno Stanga mi ha confidato che ad un certo punto della corsa, vedendomi in fuga con Johan, Franco gli chiese: “Gigi, ma se Mauro vince il mondiale per noi è un bene? ...”. È un bene Franco, è un bene…».

«La nostra squadra era una famiglia, io non potevo chiedere di meglio», assicura Gianni Bugno. Gli fa eco Beppe “turbo” Guerini: «Io sognavo di vincere almeno una tappa al Giro d’Italia e ci riuscii a Selva di Val Gardena, precedendo nientemeno che Marco Pantani, che quel giorno si vestì per la prima volta di rosa. Oggi quell’immagine, quell’arrivo, è il mio stato su WhatsApp».

«Io devo ringraziare i Polti perché si ricordano sempre di me – dice Ivan Gotti –. Un patron passionale, un team-manager come Gigi Stanga più di un team-manager: da loro ho imparato tanto».

«Squadra di valori forti, con grande visione del futuro. Io qui sono nato e mi sono formato, sono cresciuto e mi sono tolto tantissime soddisfazioni», aggiunge Mirko Celestino.

Vaga Franco Polti, si muove nervosamente per la sala del Mulino della Frega di Lardirago, punto d’incontro dei sentimenti e della storia. Poi Francesca lo convoca con Ivan Basso a parlare ed è il solito Franco.

«Emozione grandissima, un regalo pazzesco che mi ha fatto mia figlia. La maglia? L’ho voluta io così, doveva vedersi anche da lontano, farsi riconoscere. La scritta: Team Polti. Il sostantivo Team è mio anche quello».

Ivan parla di «grande responsabilità: correre con questa maglia è un privilegio da onorare». Francesca Polti parla anche di squadra aziendale, che “scenderà in campo” anche a Sanremo. «L’abbiamo fatto lo scorso anno al Giro ed è stato un esperimento riuscitissimo. Coinvolgere i nostri dipendenti, dai dirigenti agli impiegati, passando anche per gli operai è stata una bellissima operazione. Io mi sono limitata a chiedere: avete voglia di spiegare la realtà Polti agli appassionati ci ciclismo? La risposta è stata travolgente. Anche a Sanremo l’azienda si fa squadra, insieme alla squadra».

A volte ritornano, con una maglia che profuma d’antico, ma sa maledettamente di nuovo: senza tempo.


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