MILANO-TORINO, METTI QUATTRO MOSCHETTIERI SOTTO LA MOLE...

EVENTI | 18/03/2026 | 08:24
di Aldo Peinetti

Francesco Moser sposta le lancette al 1983, anno che il campione trentino aprì proprio con il successo al Motovelodromo di corso Casale. Era il 5 marzo: “in quel tipo di arrivi c’era da fare un doppio sprint, prima all’ingresso nell’impianto e quindi in pista, non che la cosa mi fosse ignota e tutto andò secondo i piani di vittoria. Quel successo fa il paio con il Giro del Piemonte che arrivò già nel 1974, motivo in più per avere un bel feeling con questa Regione”.


Così parlò uno dei quattro vincitori di Milano-Torino presenti tra i cimeli della settima arte. Il profilo stilizzato della Mole Antonelliana è uscito dal logo della Milano-Torino e si è accomodato all’interno del simbolo del capoluogo piemontese. Mentre gli invitati al festeggiamento per i 150 anni della corsa erano autorizzati a stare con il naso all’insu, di fronte alla Grande Bellezza (citazione esperita) dell’edificio, ci ha pensato Enzo Ghigo, Presidente del Museo Nazionale del Cinema e atteso a Superga come cicloturista, a ricordare a tutti: “guardate che quando Magretti s’impose nel 1876 il cinematografo non era ancora stato inventato”.


Passava vicino alla Basilica ma arrivava al Parco del Valentino la Milano-Torino 1991 andata a Davide Cassani, grazie ad un capolavoro di intelligenza tattica, anche se il diretto interessato forse tende a sminuire le doti di tenuta dimostrate quel giorno: “stavo particolarmente bene, eravamo in ottobre ed il mio rivale fu Tony Rominger, non certo un Carneade. Ancora non so come, con le unghie e con i denti, sono riuscito a limitare i danni a Superga, rientrando in discesa per poi sopravanzare agevolmente lo svizzero allo sprint”.

Già, una volata, come quella che nel 2022 diede a Mark Cavendish il successo sul vialone di corso Francia a Rivoli: “nella mia galleria di successi, se guardo il palmares di questa gara non posso che essere orgoglioso, sfruttai le mie qualità supportato dalla Quickstep, regolando nell’ordine Bouhanni e Kristoff”. Dieci anni prima del britannico, era il 2012, fu la volta di Alberto Contador, uno che alle affermazioni era quasi assuefatto, ma…c’è un ma: “sapete che ai piedi della Basilica torinese ho colto il mio unico acuto in una classica di un giorno?”.

Detto, o meglio ribadito, che Diego Rosa fu l’ultimo piemontese ad imporsi nella Milano-Torino, c’è stato un tempo in cui i corridori torinesi si sono presi la scena di questa corsa decana, che andò a Federico Gay nel 1921 e 1924, a Giuseppe Graglia nel 1931 e nel 1933, a Giuseppe Martano nel 1937. Doppietta 1954 e 1958 per Agostino Coletto, quindi nel 1961 fu Valter Martin a beffare il conterraneo Angelo Conterno. Un momento però: merita l’apertura di una parentesi speciale Franco Balmamion, perchè nel 1962 la sua planata sul Motovelodromo, arrivata dopo l’erta di Revigliasco, era foriera d’anticipazione, considerata di lì a qualche mese la conquista del Giro d’Italia da parte del canavesano, bissata l’anno seguente. Finisce che l’amarcord cede il posto ad un pronostico sulla Sanremo quasi unanime. Se Francesco Moser si discosta un pò (“spero in Ganna”), Cavendish sceglie di non sbilanciarsi ma sia Contador e sia Cassani non ci pensano due volte. E dicono Pogacar. A quel punto si, la standing dinner con il naso all’insù poteva iniziare. 


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