TOUR DU RWANDA 2026. DOMANI IL PRIMO TRAGUARDO, MULUBRHAN VA A CACCIA DELLA MAGLIA

PROFESSIONISTI | 21/02/2026 | 17:32
di Aldo Peinetti

Rwamagana, nelle province orientali: qui dopo 173,6 km senza asperità significative (inseriti da quest'anno gli abbuoni) si assegnerà qui la prima maglia di leader del Tour du Rwanda 2026. La vigilia della corsa vive di rimandi al Mondiale del settembre scorso, compresa la presentazione delle squadre partecipanti al KKC, acronimo di Kigali Convention Center, dove era prevista la linea d’arrivo della prova iridata.


Poi, anche dai dettagli organizzativi si precepisce la fase espansiva della manifestazione, con la liturgia delle operazioni preliminari all’interno del Soumahoro Stadium. Dei sette giorni di tappe da domenica 22 a domenica 1°marzo, l’elencazione di luoghi di partenza o arrivo può sembrare didascalica ma non può prescindere dagli highlights paesaggistici. E non solo, perchè  il penultimo giorno verrà affrontato ad ormai meno di tre chilometri dalla conclusione dello Stadio Pelè, approdo che sa d’antico, il muro in pavè diventato emblema dell’epopea di Pogacar, il Mur de Kigali.


Il gran finale riporterà al Convention Center, vetrina avveniristica di un Paese che abbina modernità e tradizione. Prima di salire di fronte alla folla per la presentazione (vero e proprio happening con il contorno di star musicali), e dopo le foto di gruppo, la temperatura delle ambizioni è alta tra i principali protagonisti attesi. Incontro dei ciclisti con la stampa che riflette tralaltro il mix che unisce importanti compagini deveolopement, tre nazionali africane alle quali si aggiunge il team della Confederazione Africana, sodalizi rwandesi e new entries per il Tour du Rwanda, diciottesimo anno, tra queste la mista brasiliana che schiera l’ex stella della mountain bike Avancini. In casa Eritrea, il faro è logicamente Henok Mulubrhan, affidabile corridore dell’Astana che qui ha già vinto l’edizione 2023, perdendo solo l’occasione del bis a causa dell’annullamento dell’ultima tappa 2025. Per successi di giornata e classifica generale, hanno tutto per giocare le proprie carte, restando tra gli eritrei, quel Nahom Zeray il cui talento non è sfuggito alla Ukyo. A 23 anni, semmai si nascondesse, per lui è venuto il momento di fare trampolino verso il World Tour. Se la nazione leader in campo continentale schiera anche l’esperto campione africano Kudus Merhawi (Burgos Bh Burpellet), il ricambio generazionale lo si invidua anche nei ranghi della turca Istanbul Team, dove il dorsale 35 sulla schiena appartiene a Mewael Girmay, fratello di Biniam.

“Se provo desiderio di vendetta dopo la beffa dello scorso anno? Preferisco parlare di voglia di far bene, a partire magari dalla frazione di domani lungo un percorso adatto alle mie caratteristiche”. Non si nasconde Henok e con lui il connazionale con la livrea di campione africano, Merhawi (“noi eritrei siamo competitivi e motivati”). La settimana rwandese chiama all’appello talenti di cui si parla un gran bene, è il caso del messicano Said Cisneros (Soudal Quickstep Developement come il brasiliano Bravo), mentre Nsn fa affidamento sull’israeliano Einhorn (due volte vincitore di tappa nel 2024), lo spagnolo Martì Pau, con un occhio di riguardo a quanto sapranno proporre le varie devo Team Picnic Post NL, Movistar Team Academy (ecco Filip Novak, 18enne ceco ma di estrazione bergamasca: “dopo il Mondiale sperimento di nuovo la passione ciclistica di questo Paese e mi sto inserendo bene nella nuova realtà”), Lotto Group Wanty. Quota tricolore garantita da Andrea De Mei, portacolori della locale May Stars, dove già correva Alessio Gasparinii. Anche per questi “avventurieri” c’è spazio nel ciclismo equatoriale, orientato - è il caso di dirlo- a rafforzarsi attraverso uno scenario agonistico di livello come Tour du Rwanda. Sfida in singolar tenzone che va ad iniziare.


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