VERSO LA ROUBAIX. DALL'INFERNO AL PARADISO, LE VITTORIE INATTESE: MATHEW HAYMAN 2016 - 4. GALLERY

STORIA | 04/04/2024 | 08:10
di Paolo Broggi

Alla fine, non è sempre il più forte a vincere. Certamente non nel ciclismo, e sicuramente non nella Parigi-Roubaix. Sulle strade dell'Inferno del Nord, i "più forti" possono arrivare primi nel leggendario velodromo con la stessa facilità con cui si impantanano nella Foresta di Arenberg. O quelli che sono costretti ad arrendersi a Mons-en-Pévèle o crollano nel Carrefour de l'Arbre. Su queste strade uniche, un aspirante alla gloria deve essere forte, ma anche coraggioso e fortunato. La Parigi-Roubaix sorride agli audaci, anche a quelli che fuori dai pronostici, quelli che arrivano al traguardo quasi come ospiti inattesi, quello che riescono a dominare quel caos che è sempre all'ordine del giorno. È proprio a loro - imprevedibili conquistatori dell'Inferno del Nord - di raccontarci la loro giornata indimeticabile sul pavè, il loro viaggio verso il paradiso della gloria.


Mathew Hayman: "Ho vinto nell'anno in cui avevo meno possibilità"


La fuga da lontano verso Roubaix è una specialità australiana? I ciclisti figli del Tour Down Under hanno atteso fino alle soglie del 21° secolo per imporre il loro marchio alla classica nata nel 1896, ma lo hanno fatto in modo unico. Henk Vogels è stato il primo "aussie" ad entrare nella top 10 (nel 1997 e nel 1998), poi nel 2007 Stuart O'Grady ha trionfato dopo aver attaccato nella prima ora di gara. Dieci edizioni dopo, nella primavera del 2016, Mathew Hayman lo ha affiancato nell'albo d'oro dei vincitori, ribaltando tutti i pronostici.

A 37 anni, il nativo di Camperdown, un sobborgo occidentale di Sydney, era considerato un atleta esperto delle classiche del pavé, ma non certo un pronosticato per il successo finale. Prima del suo trionfo a Roubaix, il suo palmares includeva la Challenge Mallorca (2001), il Sachsen Tour (2005), la corsa su strada ai Giochi del Commonwealth (2006) e la Parigi-Bourges (2011). Alla sua 15ª apparizione nell'Inferno del Nord - porterà il suo bottino a 17, record nella Monumento francese - ci arrivava un bagaglio di esperienza a tutti i livelli, dall'8º posto nel 2012 all'arrivo fuori tempo massimo nel 2002), ma con poche certezze sulla sua forma. Sei settimane prima, infatti, si era fratturato il braccio destro nella sua prima gara in pavé della stagione, la Omloop Het Nieuwsblad.

Per un mese, l'australiano ha pedalato sul suo home-trainer e si è allenato su Zwift. Nel suo garage, lontano dai riflettori, si preparava a rovesciare i pronostici che arridevano a star del calibro di Fabian Cancellara, Tom Boonen e Peter Sagan. In quel'anno, per la prima volta, la Parigi-Roubaix è stata trasmessa integralmente in televisione, dalla partenza a Compiègne fino all'arrivo nel velodromo André Pétrieux: per sei ore la gara è stata mozzafiato e in questo scenario straordinario Hayman ha dato una grande lezione, andando in fuga, resistendo al ritorno dei favoriti e frustrando i sogni di gloria di Tom Boonen.

KM 0. "La Roubaix era nella mia mente, ma avevo molti dubbi"

«Quando mi sono rotto il braccio, i medici mi hanno ingessato e mi hanno detto che ci sarebbero volute sei settimane. Ho guardato il mio telefono e ho detto: "Ok, è un giorno prima della Roubaix...". Il medico della squadra era lì e ha detto: "Non succederà". Ma intanto tu pensi a tutti gli sforzi che hai fatto in vista delle classiche e senti che e ti viene tolto tutto... Ma io sono cresciuto in pista, in Australia, ed ero abituato ad allenamentii indoor, vivendo in Belgio. Zwift non era così famoso all'epoca, ma ho deciso di provarlo. Ho fatto molte doppie sessioni, ci sono stati un paio di giorni in cui ho fatto anche tre o quattro sessioni di rulli».

E ancora: «La Roubaix era un chiodo fisso nella mia mente, ma avevo molti dubbi. Sono andato a correre in Spagna il fine settimana prima della Roubaix. Avevo già fatto quattro o cinque giorni di allenamento all'aperto e mi rimaneva una settimana. A quel punto, ero abbastanza fiducioso, ma altri nel team erano ancora incerti. Nella ricognizione, ho voluto fare un giro piuttosto duro. Penso di aver fatto quattro ore e mezza mercoledì e sono andato abbastanza in profondità per assicurarmi che... tutto fosse a posto. E quella sera ero abbastanza felice: avevo buone gambe, il mio braccio reggeva e sarei stato al via della Roubaix domenica».

KM 80. «Arrivarono le difficoltà ed ero ancora abbastanza fresco"

"In realtà, non avrei dovuto essere in fuga, ma avrei dovuto aspettare un po'. Avevamo tre corridori che erano stati designati per entrare nella fuga iniziale, ma abbiamo corso a tutta per 70-80 chilometri e le strade fuori da Compiègne sono piuttosto ondulate. Stava iniziando a diventare difficile ed ero ancora abbastanza fresco quindi... Alla fine in fuga ci sono andato due volte. La prima volta, su una piccola salita, ho pensato che il gruppo volesse finalmente rallentare e mi sono buttato dentro. E la volta successiva, in realtà avevo già un compagno di squadra, Magnus Cort Nielsen, e non l'ho visto fino a quando non si è formato il gruppo: eravamo in 21. La collaborazione è stata davvero ottima. C'erano dei buoni corridori, davvero bravi. E la maggior parte dei ragazzi, quando ti trovi in quella situazione, vuoi sfruttarla al meglio. Non abbiamo mai avuto molto vantaggio, circa un minuto e mezzo o due minuti. Dovevamo continuare a spingere, ma allo stesso tempo non stavamo gareggiando l'uno contro l'altro nei settori, ad eccezione di Arenberg ovviamente. Anche allora, essendo un gruppo di 20 persone, vuoi comunque essere davanti. Ma in ogni altro settore, siamo semplicemente entrati e altrettanto semplicemente abbiamo guidato la bicicletta. Penso che sia lì che abbiamo risparmiato energie».

KM 198. "Tom ha davvero cercato di rendere la corsa difficile"

«Mi dicevo "Ok, sono qui solo per andare avanti, prima voglio superare il primo settore, poi voglio superare Arenberg", e poi una cosa importante per me è stata quella di superare Mons-en-Pévèle, ma siamo stati presi prima. Alcuni ragazzi come Fabian Cancellara avevano perso le ruote e c'erano più tronconi nel gruppo. Tom Boonen stava facendo un sacco di lavoro, il gruppo era troppo numeroso e voleva sfoltirlo. Nel tratto di Orchies, ha davvero cercato di rendere le cose di nuovo difficili, non aveva così tanti compagni di squadra e penso che volesse sbarazzarsi di quante più persone possibile, e alla fine di Orchies, Luke Durbriodge, mio compagno di squadra e capitano per quella corsa, ha forato. Se fosse stato davanti a me, forse gli avrei dato la mia bicicletta, ma lui era già dietro e si è fermato prima che potessi reagire. E poi ho pensato "Oh beh, ora sono da solo"».

KM 257,5. "Entrando nel Velodrome, avevo il palmares meno nobile"

«A Mons-en-Pévèle c'è stata una grande accelerazione, sono rimasto alle spalle di un corridore, forse era Marcel Sieberg... E vedevo Sep Vanmarcke e Ian Stannard andare molto veloci. Ho esitato, pensavo: "Sono stato in fuga, forse meglio restare calmi". Ma ho capito che dovevo andare anche se non credevo di poter vincere. Poi, al Carrefour de l'Arbre, sono stato sbalzato di sella, sono riuscito a salvarmi ed è stato allora che ho iniziato a crederci. Entrando nel Velodromo con Sep Vanmarcke, Ian Stannard, Tom Boonen e Edvald Boasson Hagen, avevo probabilmente il palmares meno ricco di tutti. Ma non ci ho fatto caso, pensavo solo a correre, a muovermi, a coprire gli attacchi, a cercare di arrivare al traguardo.

Poi, appena ho oltrepassato il traguardo, sono tornato alla realtà e ho cercato di capire cosa fosse successo. Negli altri anni ero in gran forma e succedeva sempre qualcosa. E sappiate che mi sono sempre messo sotto pressione per fare una buona gara a Roubaix. Sapevo che quando Tom e Fabian acceleravano sul pavé, erano impossibili da seguire, per me e per tutti gli altri! Così ho cercato altri modi per vincere. Ma la Roubaix è una gara di cui mi sono innamorato e l'ho vinta nell'anno in cui avevo meno possibilità di farlo».

ORDINE D'ARRIVO

1. Mathew Hayman (Orica) in 5h51'53"
2. Tom Boonen (Etixx)
3. Ian Stannard (Sky)
4. Sep Vanmarcke (Lotto NL)
5. Edvald Boasson Hagen (Dimension Data) a 3"
6. Heinrich Haussler (IAM) a 1'00"
7. Marcel Sieberg (Lotto-Soudal)
8. Aleksejs Saramotins (IAM)
9. Imanol Erviti (Movistar) a 1'07"
10. Adrien Petit (Direct Energie) a 2'20"

GIA' PUBBLICATI

1988 - Dirk De Mol

2007 - Stuart O'Grady

2011 - Johan Vansummeren



 

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COMMENTI
Braccio
4 aprile 2024 10:11 Cicorececconi
Ricordo bene. Fu un mezzo miracolo con quel braccio rotto poco tempo prima. Ma il destino a volte premia i sognatori e chi ci crede davvero

Inatteso
4 aprile 2024 10:30 Albertone
Fu inatteso,il piu' inatteso. L'articolo contiente tanti errori. Correggete

Un vero miracolo
4 aprile 2024 18:18 Arrivo1991
Tra tutti i vincitori inattesi,lui fece proprio un mezzo miracolo. La frattura che subì, non era uno scherzo da poco,anzi. Rischiava molto in mezzo al pavè. Un grandissimo coraggio,premiato ! Tanto di cappello davvero. Storie cosi,insegnano a non mollare mai

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