LA VOCE DEL MECCANICO. FEDERICO GUALDI, IL FIGLIO D'ARTE CHE SI PREPARA ALL'ESORDIO CON LA ASTANA.GALLERY

INTERVISTA | 28/01/2024 | 08:08
di Francesca Cazzaniga

Sul volo per Bruxelles, prima tappa in direzione AlUla Tour (in programma dal 30 gennaio al 3 febbraio prossimi) abbiamo incontrato Federico Gualdi, meccanico dell’Astana Qazaqstan, che in Arabia Saudita sarà al debutto con il team kazako. Gualdi, bergamasco classe 2002, grazie ad un passato nelle categorie giovanili e cinque anni d’esperienza nel Team Colpack, ha avuto la grande opportunità di passare in una formazione World Tour che gli ha permesso di lavorare anche al fianco di un campioni, tra cui Mark Cavendish: «Tra dicembre e gennaio sono andato in ritiro ad Altea insieme alla squadra ed era proprio come me l’aspettavo. Una formazione ben organizzata e con una grande storia alle spalle. Clima sereno e grande voglia di fare bene. Una buona parte dello staff la conoscevo già e quindi mi sono sentito subito come a casa».


Federico, come stai?
«Bene, pronto per cominciare questa stagione».


Facciamo prima un passo indietro: come ti sei avvicinato al ciclismo?
«Quando io ero bambino mio papà Alessandro faceva il meccanico in squadre come la Saeco e la Milram, e quindi è stata una passione che ho ereditato. Sin da quando ero piccolo il ciclismo è stata sempre una questione di famiglia. Ho cominciato con la mtb prima di correre su strada dove ho militato alla Scuola Ciclismo Cene (formazione in cui ha corso anche Davide Persico, oggi neoprof alla Bingoalndr) ma poi al primo anno Juniores ho deciso di appendere la bici al chiodo. In mtb me la cavavo, ma su strada non andavo avanti, così nel 2019 ho preferito prendere questa decisione per decidarmi poi ad altro».

Da lì il passaggio in Colpack come meccanico…
«Esatto. Serviva un meccanico per il Giro Under 23 e da quel momento ho cominciato la mia nuova carriera in questa veste».

Prima la Colpack, adesso la Astana. La formazione Under23 e fucina di grandi corridori, quanto è stata importante per la tua crescita?
«Tanto, mi hanno insegnato gran parte di questo lavoro. All’inizio ho cominciato a giornate perché andavo ancora a scuola fino a farlo poi diventare il mio lavoro».

Hai lavorato in Colpack dal 2019 al 2023. Hai vissuto quindi la Maglia Rosa di Ayuso al Giro Under23, il Mondiale Under23 di Baroncini e seguito corridori come Gazzoli e Bagioli, oggi giovani promettenti su cui punta il nostro ciclismo. Che anni sono stati per te?
«Sono stati anni belli che porterò sempre nel cuore e ringrazio la Colpack per avermi concesso questa opportunità. Mi sono sempre trovato bene, dallo staff ai corridori. Poi quando si vince il morale è chiaramente sempre più alto e tutto appare più semplice».

C’è un momento che porti più nel cuore?
«Quelli menzionati sono tutti momenti indimenticabili. Porto nel cuore anche la vittoria dj Alessandro Romele nella sesta frazione del Giro Next Gen 2023, quella con arrivo a Povegliano, nel giorno del mio compleanno (il 16 giugno). Una volta rientrati in hotel abbiamo così festeggiato sia la sua vittoria che il mio compleanno. È stata una giornata speciale con un ragazzo con cui ho un gran bel rapporto».

Romele che hai ritrovato quest’anno in Astana: corre per il team di sviluppo ma sarà al via dell’AlUla Tour…
«Alessandro lo considero un amico. È sicuramente bello averlo ritrovato in Astana, ci sentiamo quasi tutti i giorni e sono felice di questa trasferta insieme a lui. Insieme abbiamo condiviso tanti bei momenti e sono certo che ce ne saranno altrettanti. Romele è un ragazzo a cui piace molto la cura del dettaglio della bici e quindi spesso e volentieri ci confrontiamo».

Come sei approdato invece in questa stagione all’Astana?
«A luglio ho ricevuto una chiamata da Gabriele Tosello che è il capo meccanico, mi ha chiesto se fossi interessato a lavorare con loro. Inizialmente volevo pensarci su, anche perché in Colpack mi sono sempre trovato molto bene, poi peró ho deciso di accettare questa nuova sfida per poter fare un ulteriore passo in avanti nella mia carriera».

Quali sono le differenze maggiori che hai notato tra una squadra Under23 e una World Tour?
«Sicuramente l’organizzazione. Al momento ho preso parte solo a due ritiri invernali ma ho avuto modo di capire che il corridore Under23 magari ti segnala un problema alla bici ma senza capirne la provenienza e quindi l’origine di questo, un corridore World Tour e d’esperienza riconosce esattamente il problema e sa cosa fare per risolverlo. Spesso capita anche che il corridore stesso si sistemi il problema in autonomia chiedendoti solo il materiale necessario per poterlo risolvere».

L’aspetto più gratificante del tuo lavoro?
«A me piace tutto del mio lavoro. Mi piace viaggiare, guidare, mi piacciono le bici, quindi è un lavoro che non mi pesa assolutamente. Mi piace essere a contatto con questo mondo e ogni trasferta è un’esperienza che arricchisce il mio bagaglio».

E quello più complicato?
«Stare via da casa per tanto tempo e quindi lontano dagli affetti».

Dopo l’AlUla Tour come proseguirà il tuo calendario?
«Andrò in Portogallo per la Figueira Classic e la Volta ao Algarve prima di fare rientro a casa a metà febbraio. Da calendario poi dovrei fare il Giro di Sicilia e il Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Giro di Romandia e il Giro d’Italia, questo per la prima parte di stagione».

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