LA CRISI DEL CICLISMO ITALIANO E QUEL SILENZIO CHE PESA

LETTERA APERTA | 21/10/2023 | 07:48
di Fiorenzo Alessi

Caro Direttore, cito testualmente:  "...La mondializzazione del ciclismo ha colto impreparato il nostro movimento che non riesce più ad emergere nè nelle grandi corse a tappe nè nelle classiche monumento. ...E non possiamo addossare tutte le colpe al fatto che non abbiamo una squadra World Tour dal 2016..." .


In alcuni casi, le parole sono pietre. Ancora di più se provengono non dai soliti "critici rosiconi" di una dirigenza F.C.I. che , se non ricordo male, nei primi tempi del proprio mandato si proclamava urbi et orbi come la Federazione più vincente della Storia, ma da un attento collaboratore del sito per eccellenza del ciclismo italiano com'è Paolo Broggi.


Certo, parlavano numeri incontestabili. Altrettanto sicuro, a voler essere obiettivi, che i nuovi "padroni del vapore" non avevano fatto altro che raccogliere il lavoro, svolto meticolosamente negli anni precedenti e attribuibile meritoriamente agli atleti/atlete e ai loro tecnici, volgendolo a proprio (e, quel che è peggio, esclusivo e non quanto meno condiviso) merito, quasi che fosse un fantastico colpo di bacchetta magica di chi, pur legittimamente, era assurto al trono Federale.

Sono passati un paio d'anni, non secoli o decenni, e ci si ritrova - lo dice un "osservatore" esperto ed imparziale - con un movimento ciclistico d'Italia che fatica maledettamente a... tenere le ruote nelle competizioni internazionali che contano. Se ci si fa caso, quel non riuscire più ad "emergere", nè nei cosddetti Grandi Giri nè nelle Classiche che valgono una carriera, ha il sapore amarissimo di una resa incondizionata, di una sconfitta ineluttabile.

In tutto questo, e mi si corregga se sbaglio o intendo male, un totale silenzio di coloro che hanno l'onore ma soprattutto l'onere di tutelare proprio quel Movimento che risulta in apnea e in affanno.

Non è, e non era, questo il ciclismo italiano. E non adoperarsi, in parole ma particolarmente in opere, almeno per arginare questa dolorosa rotta di un fronte che appariva incrollabile, è una colpa imperdonabile. Se si vuole, un delitto in pregiudizio di chi, dai giovani che si avvicinano alla disciplina del pedale ai Professionisti che ne fanno la propria ragione di vita, ancora crede e ritiene che il Ciclismo sia bellissimo.  Soprattutto il "nostro" Ciclismo.

Cordialmente, Fiorenzo Alessi

 

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COMMENTI
Crisi economica
21 ottobre 2023 12:15 Carbonio67
La globalizzazione ha contribuito ad espandere il movimento. Un ragazzo come Girmay, anni fa non avrebbe mai potuto correre in bici. Per il resto , pesa la crisi economica. Non tanto per una squadra Wt ( come sempre citata dai manager cantastorie che dicono di avere i progetti del futuro ),ma per costi iniziali sempre piu' alti anche dai settori giovanili. Ci si chieda come puo' una bici top di gamma costare 15.000 euro. Ad esempio

Considerazioni
21 ottobre 2023 20:50 italia
E" la ruota che gira ( male per noi); nel passato quando eravamo ai vertici i campioni stranieri venivano a fare i gregari o il supporto ai nostri campioni ( cito Knut Knudsen, Houbrech, Wilson ......); ora i nostri campioni fanno i gregari quando va bene ai campioni esteri ....

Altro che ruota
22 ottobre 2023 06:30 kristi
Inutile cercare colpevoli oggi . Viene da lontano negli anni lo sfascio dell società giovanili agonizzanti tra costi esagerati , burocrazia esasperata , nulla di nulla nella educazione allo.sport nelle scuole , i paesi più emergenti ad esempio hanno programmi scolastici molto ben fatti per l avviamento allo.sport dei giovani, tutto lo sport, perché la crisi non è solo nel.ciclismo per i giovani sportivi italiani . E poi come detto sopra , l esagerato costo per una famiglia normale dell attrezzatura . Improponibile

La mondializzazione...
22 ottobre 2023 07:33 AleC
... c'è stata fino a un certo punto.
I fenomeni del ciclismo mondiale sono un olandese (VdP), due belgi (Remco e WVA, quest'ultimo un po' appannato quest'anno), un danese (Vinge) e poi c'è uno sloveno (Pogacar) che non è Paese di grande tradizione. Nel ranking per nazioni non vedo Paesi "strani" più di tanto. L'outlier siamo noi, scomparsi, quest'anno appena terminato proprio roba da Chi l'ha visto.
È un movimento che sta morendo. Mancano i soldi, manca attenzione dei media (se non al doping). Non so se manca la materia prima: per quanto spesso fuorvianti, i risultati giovanili non sono malaccio...

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