L'ORA DEL PASTO. VANNI PETTENELLA, MILANO, UNA TARGA E UNA BANDA... VIDEO E GALLERY

EVENTI | 18/04/2023 | 08:04
di Marco Pastonesi

‘Riva la banda, ‘riva la banda, ‘riva la banda del nost’ paes, del nost’ paes, del nost’ paes.


Milano, piazza Dergano, che forse i non milanesi non sanno ma l’accento è sulla e, non sulla a. Milano, piazza Dergano, che forse anche i milanesi non sanno che tra Dergano e Affori non esiste distanza geografica di municipio (è il nono), ma esiste differenza storica di quartiere, dunque senso di appartenenza.


O Caterina, mettet su el to’ vesti’ de spos! O Caterina, mettet su el to’ vesti’ de spos!

Milano, piazza Dergano, i giardinetti, le sedie per autorità e relatori, gli altri, tanti, più del previsto, tutti in piedi. E a introdurre, ad accompagnare, a solennizzare e allo stesso tempo rallegrare la cerimonia la Banda d’Affori, nata come filarmonica ottocentesca, qui in trasferta – si fa per dire – in piazza Dergano.

Gh’è el capobanda, gh’è el capobanda, gh’è el capobanda, che el g’ha i barbis, che bei barbis, che bei barbis.

L’occasione è lo scoprimento di una targa stradale in onore di Giovanni Pettenella, detto Vanni, professione ciclista, prima nel senso del corridore o meglio pistard, poi del meccanico e telaista, campione italiano, europeo e olimpico, Giochi di Tokyo 1964, oro velocità e argento chilometro da fermo. Saluti e omaggi, ringraziamenti e auguri, dediche e... banda.

O Caterina, el capobanda l’è el to Luis! O Caterina, el capobanda l’è el to Luis!

C’è la moglie Loredana, che un po’ trattiene le lacrime e un po’ le nasconde dietro gli occhiali da sole. C’erano, evocati, il papà Sergio e la mamma Ada. E c’era soprattutto lui, il Vanni, ricordato, raccontato, ringraziato, riconosciuto, mai troppo tardi per le parole, che hanno il potere di tornare indietro nel tempo, come un film anche se invisibile, come un profumo anche se inodore, come una musica, ma la musica, quella, quella c’è quando attacca la banda.

Guardée tousan, che bei bagai! Guardée tousan, che bei sonai! E col tambur in scima ai spal, guardée al Luis, el pare un gall!

Il Vanni che, lo dice Sante Gaiardoni, mi assisteva affettuoso e silenzioso in ospedale. Il Vanni che, lo dice Cordiano Dagnoni, mi insegnava a pedalare sulla magica pista del Vigorelli. Il Vanni che, lo dice Beppe Saronni, mi accompagnava alle gare in pista e mi dava quei due o tre consigli che mi permettevano di vincere e di cui ho fatto tesoro. Il Vanni che, lo dice Alfredo Bonariva, lo dice Marino Vigna, lo dice Beppe Beghetto, lo dice anche Gianni Bugno, era un gran corridore, ma soprattutto una grandissima persona.

L’è lu? L’è lu? Sì, sì, l’è propri lu! L’è el tamburo principal della banda d’Affori, che el comanda cinquecentocinquanta pifferi!

Il Vanni che, mi racconta uno spettatore, quando vinceva, il papà Sergio di professione pollivendolo nella polleria infilzava un pollo con un ago e attaccato all’ago c’era un fogliettino e sul fogliettino erano scritti il nome e il cognome dell’avversario che il Vanni aveva battuto. Così, il pollo – pulaster! – un giorno era Patrick Sercu, un altro giorno Sergio Bianchetto, un altro giorno ancora...

Oh tousan, batté i man che el tambur l’è scià! Che risott gh’è anca ‘i occh che gh’è fan “quà, quà”.

 

 
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18 aprile 2023 12:55 Fuga da lontano
Via Semplicità, quartiere Affori, ai confini con Dergano, la mia chiassosa scuola media nell'angolo della via e, a seconda della direzione del vento, odore di cioccolato Zaini o di sapone del vicino saponificio.
In questa via c’era una bottega/negozio/rifugio, il regno del Vanni, dove la serranda verde mezza alzata testimoniava la sua presenza e portava all’interno di una disordinata, affascinante, incredibile officina (non solo c’era anche un divano per riposarsi) dove foto e attestati affermavano la sua grandezza da atleta e prototipi di componenti di bici o altro testimoniavano la sua finissima intelligenza da inventore e di ricercatore.
La stessa che aveva in pista.

“Potevo cambiare dieci volte in una volata sola. Io li guardavo tutti, i miei avversari, e mi sembrava che non ce ne fosse uno più debole di me. Allora mi ingegnavo. Se il mio avversario preferiva partire lungo, lo facevo partire il più corto possibile. Se preferiva fare la volata in testa, gli stavo davanti. Se preferiva lanciarsi, lo facevo partire da fermo. Se preferiva partire da dietro, facevo il surplace”

Genio assoluto (prototipi di ruote a razze, di ruote con effetto volano, proprietario di brevetti), uno dei primi ad usare componentistica giapponese (Sugino, Shimano) ma soprattutto tanta umanità e disponibilità.
Giusto, giustissimo ricordarlo nei suoi luoghi, i quartieri del nord Milano (Bruzzano, Affori e Dergano).

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