Il Resto del Carlino: si celebrano gli stranieri, ecco Riccò & C

| 12/05/2008 | 08:03
A forza di sentir celebrare gli stranieri, al Giro si svegliano gli italiani: vittoria di tappa a quello del futuro, Riccardo Riccò, maglia rosa a quello del presente, Franco Pellizotti. E’ il frutto di un ordine d’arrivo a forti tinte tricolori, che si compone salendo verso Agrigento, con la valle dei Templi a far da degno scenario allo spettacolo: dopo appena due tappe non vale come sentenza, ma è un segnale. Che gli italiani ci sono. C’è Riccardo Riccò e lo fa sapere come solo i cavalli di razza sanno fare: resta in posizione d’attesa fino all’ultimo e colpisce quando serve. Un’azione da vero Cobra, come lo chiamano i suoi tifosi. Ma anche un’azione annunciata: uscito con qualche graffio dalla cronosquadre, il pel di carota modenese non aveva perso tempo ad informare la compagnia di Giro di volersi rifare subito. Detto, fatto. Anche questo un segnale: che il ragazzo di Formigine avrà anche 24 anni, ma è uno vero. , racconta Riccò, al primo brindisi stagionale. Dopo una lunga collezione di guai: fra incidenti, cadute e influenze, non si è negato nulla. Così si è presentato al Giro a secco di vittorie e di corse. Magari con più energie: se ogni medaglia ha il suo rovescio, lo scopriremo strada facendo. Bentornato Riccò. Dopo un ultimo saluto alla jella: nella caduta che nel finale spedisce all’ospedale Zabriskie, il sedere in terra insieme a Contador lo mette anche lui. , racconta il modenese. Che sull’impennata verso il traguardo la fortuna se la cerca da solo: si sistema alle spalle di Savoldelli, che con un’impietosa rincorsa va a strozzare i sogni dello spagnolo Rodriguez decollato all’ultimo chilometro, e a cento metri mette la freccia. Godendosi un ordine d’arrivo di sostanza, oltre a riprendersi parte di quanto buttato via a cronometro. Altro segnale: se uno scalatore come Riccò dopo due giorni dà lezioni agli specialisti dei finali in apnea come Di Luca e Rebellin, sarà meglio tenerlo d’occhio. . Anche per non sentire più celebrare solo gli stranieri. da «Il Resto del Carlino» del 12 maggio 2008, a firma Angelo Costa
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