JOAO CORREIA, L'UOMO DEL FARE

INTERVISTA | 12/11/2020 | 07:47
di Pier Augusto Stagi

È un uomo del fare, Joao Miguel Correia da Silva. È uno di quegli uomini che non sa stare con le mani in mano e men che meno fare una cosa per volta. Troppo semplice, troppo facile per questo ex ragazzo 45enne con un discreto passato da ciclista professionista e un presente da uomo d’affari, da business-man di livello mondiale. Il perché del nostro incontro – seppur telefonico – è presto detto: Joao è uno dei manager più in vista del momento. Un procuratore che ha nel suo “portafoglio” 25 atleti «non ne vogliamo né uno di più né uno di meno», dice lui, che ha recentemente festeggiato la vittoria del Giro con uno dei suoi assistiti, quel Tao Geoghegan Hart che ha sbaragliato il campo nella crono conclusiva del Giro d’Italia. Suoi sono anche Joao Almeida (quindici maglie rosa e 4° posto finale, così come il connazionale Ruben Guerreiro, maglia azzurra di miglior scalatore della “corsa rosa”.


«Sono davvero felice di come sono andate le cose – ci dice -. I ragazzi avevano tutto per poter fare una grande corsa e la strada ha premiato il lavoro svolto da questi giovani sui quali noi abbiamo sempre creduto e puntato. Tao aveva già fatto vedere cose molto buone e con l’incidente a Thomas ha avuto la possibilità di mettersi in discussione. Bravo Ruben che ha vinto la tappa di Roccaraso (è il secondo portoghese, dopo Acacio da Silva, a vincere una tappa al Giro, ndr) e poi ha portato a casa una maglia prestigiosa come quella azzurra di miglior grimpeur, bravissimo Joao (Almeida, ndr), che è il più piccolo di tutti con i suoi 22 anni, ed è stato capace di vestire per quindici giorni la maglia rosa e di chiudere con un buonissimo 4° posto nella generale. Io credo che Tao ha tutto per proseguire su questa strada, ma sono certo che anche Joao, che in pratica ha pagato solo una giornata non brillantissima sullo Stelvio nella quale però si è difeso egregiamente, può solo migliorare».


Joao Correia è nato a Cernache do Bonjardim, nel comune di Sertã, nel Portogallo centrale. Dopo essere emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia, ha gareggiato fino all'età di 21 anni, correndo anche i mondiali della categoria juniores. Correia corre per la portoghese Troiamariscos nel 1995, dopo di che decide di non proseguire la sua carriera tra i professionisti e punta sullo studio. A tale proposito frequenta la Fordham University di New York e dopo aver conseguito la laurea, entra nel mondo dell'editoria che gli consente di girare il mondo: prima per Esquire e successivamente come editore associato della rivista Bicycling. «Ho lavorato anche per riviste della moda – precisa -: diciamo che ho davvero fatto grandi esperienze che non hanno fatto altro che accrescere le mie conoscenze e mi ha consentito di avere sempre una visione d’insieme sempre molto ampia».

È un affermato imprenditore Joao, quando sulla sua strada incontra Fausto Pinarello, che lo invita a correre – seppur senza un allenamento specifico – la Dieci colli a Bologna. «Ricordo ancora la fatica, tantissima, ma alla fine sono riuscito ad arrivare al traguardo – ricorda Joao -. E alla sera, tra un buon bicchiere di vino e una buona pietanza, Fausto mi butta lì una cosa del tipo: ma perché non torni a correre, potresti fare il professionista. Si vede da come pedali che hai qualcosa in più degli altri. Così, a 32 anni, e con qualche chilo di troppo, riprede ad allenarsi. «Lavoravo per Bicycling e quella per me fu una nuova sfida. Avevo buonissimi rapporti con il dottor Massimo Testa, il quale mi indirizzò a Castellanza, sede di Mapei Sport dove lavora Andrea Morelli, biomeccanico bravissimo che mi rimette in sella in tutti i sensi e oggi lo posso ancora considerare un carissimo amico. Non è un caso che i miei corridori, ma anche tutti i più forti e promettenti corridori portoghesi siano seguiti da Mapei Sport per costanti test di valutazione. Non è un caso che Joao Almeida sia un ragazzo che Morelli e tutto lo staff Mapei conoscono benissimo da anni. Insomma, tornando a me, riesco a strappare un ingaggio nel 2008 alla US Continental Bissell Pro Cycling Team che suscita molto interesse da padrte dei media statunitensi e grazie a questo vengo ingaggiato dalla Cervélo, team nel quale trovo al mio fianco corridori di rango come il campione del mondo 2010 Thor Hushovd e il vincitore del Tour de France 2008 Carlos Sastre».

La Cervélo chiude e João torna al business con l’amico e socio in affari Ken Sommer. Due le società: inGamba Tours, una compagnia di viaggi specializzata in ciclismo e la Corso Sports Marketing, agenzia  che rappresenta alcuni dei talenti più interessanti del ciclismo professionistico, tra cui Michael Valgren, Tao Geoghegan Hart e il veterano olandese Laurens ten Dam.

A parte i suoi interessi commerciali, Joao Correia è anche un sostenitore di World Bicycle Relief (WBR), un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede a Chicago specializzata in programmi completi di distribuzione di biciclette su larga scala per aiutare la riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo di tutto il mondo. I loro programmi si concentrano principalmente sull'istruzione, lo sviluppo economico e l'assistenza sanitaria. Ad oggi, la sua azienda inGamba Tours ha raccolto più di 1 milione di dollari per la causa WBR.

Per ascoltare l’intervista a Joao Correia nella trentacinquesima puntata di BlaBlaBike CLICCA QUI o corri sul nostro canale Spotify.

 

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