L'ORA DEL PASTO. LA BICI NEI LUOGHI DELL'ANIMA

STORIA | 11/07/2020 | 07:50
di Marco Pastonesi

 


L’Orto dei frutti dimenticati: dalla mela renetta stellata alla pera spadona estiva, dalla susina rusticana alla ciliegia durona marchigiana, dal giuggiolo al gelso, dall’azzeruolo rosso all’uva spina.


E ancora: il Rifugio delle Madonne abbandonate, in terracotta e in ceramica, quelle delle cappelle votive ai crocicchi di campagna; l’Angelo coi baffi, e lì in un angolo dell’affresco c’è una mountain bike disordinata e assonnata; il Santuario dei pensieri, con sette sculture, cioè “sette specchi opachi per la mente”.

A proposito di musei, musei delle biciclette e musei – se n’è scritto sulla più recente “L’Ora del Pasto” – delle promesse infrante: a Pennabilli, sfiorata da un’edizione della Settimana internazionale Coppi e Bartali, c’è il museo più poetico che si possa immaginare, fatto di installazioni diffuse che Tonino Guerra battezzò “I luoghi dell’anima” (aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19, ingresso libero).

Romagnolo di Santarcangelo, poeta, scrittore e sceneggiatore per Antonioni e De Sica, Monicelli e soprattutto Fellini, con il suo roboante cognome da valoroso campione di ciclismo, Tonino girava in bicicletta per esplorare spiagge e borghi, case e capammi, osterie e cappelle da trasformare in ambienti e situazioni cinematografici. La bicicletta lo illuminava come una lucciola, lo divertiva come una fionda, lo ispirava come un coriandolo. E i suoi versi avevano spesso la stessa leggerezza della bicicletta, fatta di vento e libertà. “’A vinzémm néun a t véngh a truvè ad chèsa; / a t faz avnéi in a mént quèl ta me fat / e a t dagh ad mórs tla testa e dimpartótt...” (Se vinciamo noi vengo a trovarti a casa, ti faccio ricordare quel che m’hai fatto e ti morsico in testa e dappertutto. Ma poi, se vinciamo, finirà che avrò mille cose da fare e tu non venire intorno a rompermi le scatole a pregarmi di lasciarti stare, di farlo per i tuoi bambini e se per caso mi vedi dietro la tua casa non metterti a tremare nascosto alla finestra perché stiamo soltanto misurando la strada).

In allegato, una poesia a pedali di Tonino Guerra letta da Patrizia Bollini per un progetto della Biblioteca della bicicletta. Il poeta confida quella volta in cui cadde dalla bicicletta e, ferito, pensò che...

Https://www.youtube.com/watch?v=L3pVEJQN1Ds

 

 

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