L'ORA DEL PASTO. IL NATISONE DIVENTA ELETTRICO...

NEWS | 07/03/2019 | 07:07

Se cicloturismo significa strade silenziose, mute, verdi, naturali, strade come piste ciclabili senza esserlo almeno ufficialmente, strade asfaltate ma anche sterrate, strade asfaltate da cui si diramano quelle sterrate, intese come approfondimenti e allungamenti.


Se cicloturismo significa valli e montagne, piani e falsopiani, strappetti e strappacci, curve e tornanti, valichi e forcelle, insomma, salite e discese ma anche chilometri in cui tirare il fiato facendo girare le gambe ma anche la testa e gli occhi, e rallegrando i muscoli e la pelle ma anche il cuore e la mente.


Se cicloturismo significa fontane di acqua e croci di legno, campanili e chiese, rifugi e osterie, bed and breakfast e camere d’albergo, panetterie e bar, agriturismo e fienili, castelli e malghe, mulini e cascate.

Se cicloturismo significa andare anche nei luoghi del grande ciclismo, per poterli guardare da lontano, per poterli vedere da vicino, per poterli sentire dentro, per poterli pedalare anche se a passo d’uomo, per poterli respirare, abitare, vivere anche se un mattina, un giorno, una volta.

Se cicloturismo significa tutte le bici, allora le Valli del Natisone. Friuli. Udine, Cividale, poi una ragnatela di strade mute verso la Slovenia. Le stesse che il Giro d’Italia ha attraversato nel 2016, arrampicandosi sul Matajur e sul Porzus. E non lontano da altri traguardi verticali, come lo Zoncolan e il Crostis. Le stesse che tutti i giorni sono battute da professionisti e dilettanti, da campioni e da gregari, da locali e - soprattutto - da cicloturisti. Anche canadesi. Anche giapponesi.

C’è un’associazione, la Natisone Outdoor, che ha preparato itinerari, mappe, proposte in bici o a piedi, e sito (www.natisoneoutdoor.com). E adesso anche una rete di 210 km con 4170 metri di dislivello, interamente dedicata alle bici elettriche. Si chiama Bluenergy E-Bike Route, si sviluppa sulle strade del Cividalese, delle Valli del Natisone e del Torre, e che arriva fino a Caporetto sconfinando due volte in Slovenia, passando anche per il Santuario di Castelmonte e per il paese di Prepotto, patria del vino Schioppettino. Con una serie di luoghi in cui ricaricare le batterie, quelle del mezzo, elettrico, e quelle del personale, umano.
 

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