L'ORA DEL PASTO. LA BICI RENDE FELICI

LIBRI | 10/07/2018 | 07:57
di Marco Pastonesi

Una bicicletta. Una bicicletta nera, con il manubrio da città e un bel fanale anteriore, ma senza i parafanghi. Appoggiata a una staccionata. Sullo sfondo una nuvola, o forse due, o forse una nuvola e una montagna.


La bicicletta emerge dalla copertina firmata Angelini Design del libro “Incontro con Guido Morselli”, scritto da Fabio Pierangeli, pubblicato dall’Associazione San Gabriele di Roma (120 pagine, 10 euro), distribuito gratuitamente nella Insula Sapientiae (l’insieme delle biblioteche della Camera, del Senato e Casanatense, a Roma) e da adesso ospite anche nella Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza. E’ una bicicletta solitaria, lasciata, abbandonata.


Guido Morselli era nato a Bologna (nel 1912), si era trasferito da piccolo con la famiglia a Milano (nel 1914), qui aveva studiato (dai gesuiti al Leone XIII, poi al Parini, quindi nell’università che sarebbe diventata la Statale, laureandosi in Giurisprudenza), dopo il servizio militare e la guerra andò ad abitare nella casa estiva della famiglia, prima a Varese, poi sul poggio di Santa Trinità al Sasso a Gavirate. Scrisse saggi, romanzi, racconti, commedie, articoli. Morì, suicida, nell’estate del 1973. E solo da allora gli giunse il successo letterario.

Non è un autore facile, Morselli. Scavava, soffriva. “Vi è in noi una specie di timore della felicità”. Si chiedeva, si chiudeva. “Ho pregato, non ho ottenuto nulla; ho bestemmiato, non ho ottenuto nulla”. Scriveva: “Roma senza papa”, “Il comunista”, “Uomini e amori”… (tutti Adelphi). La sua passione: cavalcare. Un cavallo. E una bici.

C’è una fotografia che ritrae Guido Morselli a cavallo di una bici, in un giardino, forse quello della casa di Varese, o di Gavirate: lui, elegantissimo, e la bici, anche, forse è proprio quella della copertina del libro di Pierangeli, anche se qui sembra bianca, o chiara, luminosa e illuminata per la giornata di sole. E Morselli appare, se non felice, contento, sereno, sorridente. Perché anche la bici illumina e regala, sempre, il buon umore.




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