Di Luca: «Il bis al Giro d'Italia e poi in squadra con Basso»

| 04/02/2008 | 00:00
Il suo presente è alla Lpr con Paolo Savoldelli. Il suo futuro chissà. L’ipotesi più clamorosa sarebbe un’accoppiata con Ivan Basso alla Barloworld, che sembra la destinazione più probabile del varesino (entro un mese la decisione) per il rientro nel 2009 dopo la squalifica. Danilo Di Luca sull’argomento non si tira indietro. "Conosco Ivan da quando eravamo bambini. Siamo amici. Mi piacerebbe correre con lui, ma non c’è mai stata l’occasione. Per adesso ho un anno di contratto con la Lpr, poi si vedrà". Come si troverebbe Di Luca con Basso? "Sarebbe un confronto stimolante (i due ne hanno parlato anche a dicembre al Brinzio; ndr). Correndo nella stessa squadra, riesci a misurare davvero la forza del tuo compagno". Come si troverà Di Luca con Savoldelli? "C’è sempre stata stima reciproca, ma in raduno a Maiorca abbiamo capito di andare molto d’accordo. Tra noi non serve dire chi è il capitano". La Lpr è un ritorno al passato? "In un certo senso sì. Anche se non c’è paragone con la Cantina Tollo di Santoni. Questo può diventare uno squadrone. Vorrei essere io a portarlo in alto". Cominciando dal Giro? "Tutti si aspettano il bis al Giro e anche io me l’aspetto. La pressione non mi spaventa. Ero sicuro dell’invito, in quanto vincitore uscente, sarebbe stato strano il contrario. Prima, però, vorrei riprovare l’emozione di vincere la Liegi-Bastogne-Liegi". L’hanno turbata la squalifica di 3 mesi e poi l’inchiesta del Coni sui controlli dello Zoncolan? "Ora sono più sereno, ma ho sempre conservato l’equilibrio. Ho fatto ricorso al Tas contro la squalifica (legata all’inchiesta Oil for drug e alla frequentazione del medico Santuccione; ndr) perché continuo a ritenermi innocente. E per i controlli dello Zoncolan sono convinto di non avere nulla da temere: i miei periti l’hanno dimostrato scientificamente". Che cosa pensa dei test di notte nel raduno della Lampre di Cunego in Toscana? "Mi sembra una storia totalmente assurda. Non c’è più alcuna privacy e rispetto delle persone. Prima che atleti siamo esseri umani". Si ritrova nello slogan "corridori agli arresti domiciliari"? "Con la reperibilità, basta una semplice dimenticanza o un errore non voluto per finire nei casini. Normale sentirsi in galera. Penso soprattutto ai giovani che hanno davanti dieci anni di carriera. Ed è ancora più ingiusto che questo trattamento non sia uguale per tutti gli sportivi". È d’accordo con il passaporto biologico? "Se tutti lo accetteranno, noi della Lpr ci adegueremo senza problemi. Però non ho ancora trovato qualcuno che sappia spiegarmi esattamente che cos’è". Quali traguardi mancano ancora alla sua carriera? "Il Mondiale e la Sanremo. E poi ci sarebbe il Tour. Sono convinto di potere vincere anche quello. Ho almeno altri cinque anni ad alto livello". Si prepara al riscatto? "Davanti agli ostacoli e alle delusioni, tiro fuori sempre il meglio. Noi italiani siamo così. Basta vedere l’esempio del calcio e quello di Bettini l’anno scorso al Mondiale di Stoccarda". da «La Gazzetta dello Sport» del 4 febbraio 2008 a firma Luigi Perna
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