Di Luca e la pipì degli angeli: il nefrologo lo scagiona

| 15/01/2008 | 00:00
Uno dei piu' grandi nefrologi italiani, Giuseppe Remuzzi dell'Istituto Mario Negri di Bergamo, non ha dubbi:''Per avere nelle urine dei valori come quelli di Di Luca la sera dello Zoncolan, basta e avanza bere abbondantemente. Tutte le altre opinioni in merito sono personali, la letteratura scientifica dice questo e basta''. Remuzzi e' uno dei due periti di parte del corridore pescarese messo sotto inchiesta dalla procura antidoping del Coni per le 'anomalie' riscontrate nel controllo a sorpresa effettuato sulla maglia rosa la sera della tappa dello Zoncolan del Giro d'Italia. Domani mattina il collegio dei legali che difende il corridore abruzzese guidato da Federico Cecconi, presenteranno le memorie difensive e le perizie di parte alla Procura Antidoping di Roma. ''Mi e' stato chiesto se questi valori riscontrati nei due controlli potevano essere solo ottenuti con l'aiuto di una flebo diluente, pratica che e' vietata - ha proseguito il professor Remuzzi - fermo restando che tra i due prelievi di urina sono passate 3 ore e 50 minuti, la concentrazione urinaria dei due prelievi e' perfettamente compatibile con l'assunzione di liquidi per bocca e bere non mi sembra un reato. Non era necessario fare una flebo anche solo di acqua o di sostanza fisiologica''. Di Luca fu sottoposto ad un primo controllo antidoping subito dopo la tappa e successivamente da un secondo a sorpresa dal Coni. La Procura antidoping del Coni sostiene invece, con l'aiuto di una perizia di parte redatta dall'endocrinologo del Bambin Gesu' di Roma Marco Cappa, che la variazione di peso specifico sia troppo repentina per essere giustificata dalla idratazione per bocca, e che la rapida variazione del volume plasmatico sia stata indotta da una reidratazione per altre vie:ossia una flebo, pratica vietata dalla Wada. ''La concentrazione che era normale anche nei valori ormonali nel primo prelievo scende nel secondo: i valori ormonali restano in proporzione alla discesa di concentrazione, e non ci vedo nessun problema'', ripete il professor Remuzzi. Si e' parlato di 'pipi' da bambino', ma per Remuzzi ''non c'e' nessun problema col testosterone''. ''Per un corridore poi - insiste Remuzzi - al termine di una gara durissima e' piu' facile e naturale bere molto di piu' in poco tempo, mentre dei soggetti normali in condizione climatiche e di fatica differenti, non riescono a bere piu' di 1 litro in 20 minuti'', chiude il perito di Di Luca.
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