Andy Schleck: doping? I sospetti sono un male necessario

| 03/08/2007 | 00:00
Il doping è d’attualità più che mai. «Ma bisogna credere nell’avvenire del ciclismo - invita Andy Schleck dalle colonne del quotidiano belga La Derniere Heure -. Certo, questo periodo non è bello da vivere, ma è necessario affrontarlo per superarlo. Siamo sprofondati in un’era di sospetti, non fa piacere a nessuno vedere i propri risultati messi sotto la lente del dubbio, ma questa è la sola strada per smascherare chi ancora bara. Il numero crescenete di pizzicati dimostra che la lotta funziona sempre meglio. So che mi considerano come un uomo del domani, ma so che questo passaggio è necessario per il futuro del ciclismo». Ha le idee chiare, il ventiduenne lussemburghese rivelazione dle Giro d’Italia e aggiunge: «Il secondo posto al Giro non mi ha cambiato la vita, mi so gestire bene e la mia famiglia mi ha insegnato a restare con i piedi per terra. Io penso a crescere un passo alla volta: non voglio fare come Cunego che dopo aver vinto il Giro non è riuscito più a fare meglio». Come proseguirà la tua stagione? «Sono stato fermo parecchie settimane, ho ripreso in pratica con il Giro della Vallonia, domani correrò a San Sebastian, poi farò i Giri di Gerrmania e Polonia e voglio arrivare fino al Lombardia». Il prossimo anno Giro o Tour? «Non ho ancora scelto, lo farò in inverno con i tecnici della squadra, ma sono molto incerto: ho voglia di scoprire i segreti del Tour de France, la corsa che mi affascina da sempre, ma allo stesso tempo mi piacerebbe tornare al Giro d’Italia per vincerlo. Di certo, non li correrò entrambi: sono troppo giovane, per farlo».
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