GIARDINI APERTI. IL CHIOSCO RINATO

STORIA | 04/04/2018 | 07:05
Andavamo dalla Tonina. Quando Marco si dimenticava per giorni di rispondere al telefono, perso nei suoi progetti sconfinati o nelle sue malinconie troppo grandi, l’unica strada era andare fino a Cesenatico e parcheggiare poco lontano da viale Torino. Al chiosco avresti trovato nell’ordine: la voce spiccia della Tonina con le sue maniche tirate su come tutte le azdore* di questo mondo, qualche informazione recente sul campione di ciclismo più famoso al mondo, e un crescione** da competizione.

Dalla Tonina c’era la fila, ma non c’entrava molto il fatto che fosse la mamma di Pantani. O meglio: la fila c’era anche prima che Panta diventasse una leggenda delle salite. Merito della piadina, di una bontà commovente (ve lo dice una romagnola, quindi potete fidarvi: anche perché fare la piadina sembra una roba da niente, invece ci sono quelle divine, quelle così così, quelle appena commestibili, e quelle immangiabili). Beh, la piadina della Tonina era di quelle divine, e andare fino a Cesenatico valeva sempre la pena: facevi un salto nell’officina di Vittorio Savini, uno al chiosco della Tonina per una piada con lo squacquerone***, e te ne tornavi con parecchie idee da inseguire, un pezzo sicuro per il giornale e una scorta di piade da mettere nel congelatore****.

La Tonina chiuse il chiosco poco dopo la morte di Panta, nel 2004, schiacciata dal peso insopportabile di dover sopravvivere a suo figlio. La vita però, per quanto ci sembri impossibile e addirittura crudele, va avanti. Lunedì, nel giorno dedicato alle gite fuori porta, il chiosco dei Pantani in qualche modo è rinato. Da un’altra parte e con un’altra titolare: questa volta è a Gatteo Mare, e dietro il bancone c’è la Manola, che a dire la verità si chiama Laura*****, la sorella di Panta. Non è neanche un chiosco, è proprio un negozio, dalle parti della stazione. Per l’inaugurazione c’era la fila, come ai vecchi tempi. Tanti curiosi, molti tifosi, troppi selfie davanti alla gigantografia di un raro momento di tenerezza fra Marco e la Manola, che in quel lontano 1998 aveva colorato i capelli di giallo Tour, come tutta la squadra del campione: meccanici, massaggiatori, gregari, direttori.

Oggi la Manola è una mamma, e ci sono anche i suoi figli di là dal bancone a curiosare mentre lei declina la ricetta originale di famiglia in mille versioni originalissime. Dietro le quinte con lo sciadur****** in mano e il grembiule legato in vita c’è anche la Tonina, che dà una mano come tutte le nonne del mondo. Azdore si è per sempre.
   
Piccolo vocabolario per i non romagnoli.
*Azdora era la donna che teneva in piedi la famiglia, quella che lavorava, che faceva da mangiare, che si prendeva cura dei figli e degli animali. E l’uomo? Nella Romagna costiera in genere faceva lavori stagionali, principalmente il bagnino. Come mi rispose Marco Pantani una volta, «cosa fa mio padre? Niente, come tutti i romagnoli. E’ la Tonina che lavora».

** Oggi lo chiamerebbero street food
: il crescione, detto anche cassone, è la versione chiusa e ripiena della piadina. Quello classico è farcito con erbette: bietola, o spinaci. Attualmente lo si trova anche con ripieni più pop.

*** In Romagna è il formaggio morbido per eccellenza
. Commercialmente si direbbe cremoso. Si chiama così dalla sua caratteristica principale, la capacità di squagliarsi. Dal 2012 è DOP

**** Invece di inorridire accettate un consiglio
: al chiosco dite che le dovete congelare, e ve le terranno leggermente basse di cottura. Così quando vi servono le tirate fuori dal freezer e le mettete direttamente sulla piastra bollente: in tre minuti avrete una piadina come appena fatta, pronta da farcire. Chi scrive le mangia anche vuote a colazione, con un bicchiere di latte. Provate e mi direte.

***** In Romagna è comune l’uso di nomi inventati
(Qualche esempio? Antavlèva, letteralmente non ti volevo. Ma anche inspiegabili Egloge, Ràmpolo, Evole, Eschete). Così come è piuttosto comune chiamare una persona con un nome diverso da quello che risulta all’anagrafe. Nella famiglia Pantani c’è anche il caso del papà di Marco: si chiama Ferdinando, ma tutti lo hanno sempre chiamato Paolo.

****** Mattarello
; serve a tirare la piadina.
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