Puerto: grazie al calcio, il ciclismo si sente meno solo
| 16/05/2007 | 00:00 da Il Giornale
Anche se c’è poco da consolarsi, qualche sorriso affiora. Il Giro si sente meno solo: meglio, non si sente più nella parte dell’agnello sotto Pasqua. Nessuno conosce dettagli e particolari, ma la notizia sostanziale basta e avanza: il capo mondiale del calcio, Sepp Blatter, ha ufficialmente chiesto lumi e materiale sull’eventuale coinvolgimento del calcio nello tsunami del doping, noto col nome in codice di «Operacion Puerto». Conviene dirlo subito: il popolare Blatterone non è un giusto che muoia dalla sete di verità, ma è piuttosto un burosauro che si muove con colpevole ritardo, proprio quando non ne può più fare a meno. Cattiveria sul pover’uomo? Per giustificare la cattiveria, propongo un breve riassunto di quanto si è sentito negli ultimi mesi.
Primi di giugno 2006: è il periodo in cui si parla molto dell’inchiesta spagnola sul dottor Fuentes, ginecologo maschile specializzato in autoemotrasfusione. A un cronista francese della rete Canal Plus, effettivamente dotato di buona memoria, torna subito in mente l’intervista rilasciata tre anni prima da Johnny Halliday, noto per le sue canzoni, ma soprattutto per aver impalmato il mito giovanile di una generazione italiana, la biondissima Sylvie Vartan. Domanda del conduttore di allora: scusi Johnny, ma come fa a ballare e saltare sul palco per un’intera serata alla sua età? Risposta molto tranquilla e sincera: «Faccio come il mio amico Zidane: vado in una clinica svizzera ad ossigenarmi il sangue. Lui ci va due volte all’anno. Me l’ha consigliato. Dopo aver provato, ho capito perché...».
Saltiamo a dicembre, sempre 2006. In un’intervista alla tv tedesca ZDF, gola profonda Jesus Manzano, ciclista, racconta: «Prima del Giro 2001, andai in un albergo a Torrejon de Ardox, nei pressi di Madrid, e lì il dottor Fuentes mi iniettò una serie di venti dosi d’Epo. In quell’albergo incontrai molta gente. Ricordo un calciatore della nazionale spagnola, di cui non faccio il nome perché è terrorizzato, nonché volti noti dell’atletica. Riconobbi i maratoneti Adel Anton e Martin Fiz, oltre al campione europeo dei 1500 Reyez Estevez. Ce n’erano altri, che non riconobbi...». Certo può essere che Manzano racconti favole. Ma non gli si può credere solo quando parla di ciclisti.
Ancora a dicembre, Le Monde va alla carica: nelle carte spagnole, sostiene, ci sono le prove che molti giocatori di Barcellona e Real Madrid (subito la memoria torna a Zidane), ma anche di Valencia e Betis, sono in contatto col dottor Fuentes, che fornisce tabelle di allenamento, nonché cifre in codice per coprire i trattamenti sospetti. Segue smentita dei club. Subito dopo, però, entra in scena lo stesso dottor Fuentes, che precisa abbastanza impaurito: «I nomi delle squadre non li ho fatti io. Posso solo confermare che in carriera ho lavorato con tanti calciatori, sia di prima che di seconda divisione. Ovviamente non venivano da me a titolo personale».
Si arriva verso l’estate, esplode l’inchiesta della Guardia Civil. In piena bufera, Fuentes accetta di fare chiarezza parlando alla radio spagnola Cadena Ser. Tra le altre cose, spiega testualmente: «Dicono che io ho trattato solo ciclisti. Ma questo mi indigna. Ho lavorato con atleti di vari sport, come atletica, tennis e ovviamente calcio. Purtroppo escono solo alcuni nomi, e non conosco la ragione. Io non li faccio perché sono tenuto al segreto professionale: ma non capisco perché si accaniscano solo sul ciclismo».
Servirebbe una pagina per raccontare l’intera storia. Ma sin dal primo giorno di questo scandalo epocale una cosa appare chiara: se il ciclismo deve preoccuparsi seriamente, altri sport non potevano certo stappare bottiglie di champagne. Però si sa com’è la vita: sparare sui tacchini è divertente e a rischio zero, mentre avventurarsi nella caccia grossa presenta seri rischi di finire azzannati. Dunque, tutti addosso ai tacchini, in un nugolo di polvere e di piume al vento.
Ora, al limite del fuori tempo massimo, arriva il vecchio Blatter. Comincia la caccia grossa? Al Giro lo sperano, anche solo in nome della pari dignità. Però ogni ottimismo esagerato appare fuori luogo: certi cacciatori, davanti alla grossa preda, rinculano velocemente.
Cristiano Gatti
da Il Giornale del 16 maggio 2007
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