Evenepoel: «Tour, oro e... voglio crescere ancora»

di Francesca Monzone

Il 2024 di Remco Evenepoel è stato fino ad oggi un autentico ottovolante di emozioni, di alti e di bassi, di successi e sconfitte. Ma quando viene tirata una linea sotto i numeri, il risultato è in­credibilmente positivo. In appena una settimana, il ventiquattrenne bel­ga è riuscito a passare dal podio del Tour de France al podio delle Olim­piadi, dal bronzo di Nizza all’oro di Parigi nella cronometro, dimostrando di essere un autentico talento. Attualmente è al se­condo posto del ranking mondiale, con 57 vittorie in carriera, di cui 7 in questa stagione che ancora non è finita. Sono 16 le gare a cronometro vinte dal 2019 e tra queste ci sono un titolo mondiale preso lo scorso agosto e un oro olimpico che ha messo al collo il 27 luglio.
Evenepoel è il corridore esplosivo che finalmente è diventato grande e ha ricevuto i complimenti anche da Eddy Merckx che si trovava a Parigi e ha ac­colto lui e Van Aert nella Casa del Bel­gio allestita per le Olimpiadi. 
Remco finalmente è felice perché sa di aver fatto qualcosa di grande, qualcosa che po­chi corridori possono raccontare ma, nonostante i suoi risultati stra­ordinari, il fiammingo sente di non es­sere mai all’altezza delle aspettative.
«Sono orgoglioso di ciò che ho realizzato alla mia età, ma a volte sento che non è abbastanza e non lo sarà mai - ha detto Remco dopo la conquista dell’oro olimpico -. In Belgio quando vinci vieni considerato il più bravo di tutti, ma quando perdi vieni subito criticato e non sei più il corridore che tutti esaltano». 
Ai Giochi di Parigi il fiammingo è arrivato provato, avendo davanti a sé una cronometro che non aveva preparato per­ché era impegnato a correre il Tour. Scommettere su di lui non era facilissimo, perché i suoi avversari principali erano due purosangue di altissimo va­lore: Filippo Ganna e Joshua Tar­ling, che avevano impostato un programma di allenamento su misura per essere al massimo della forma per i Giochi. 
La sorte però ci ha messo del suo fa­cendo scendere la pioggia su un percorso dall’asfalto mal messo e i corridori più volte sono saltati mentre correvano e tante sono state le scivolate durante la prova. Anche nel fisico Eve­nepoel è diverso dai suoi avversari, perché non è alto e muscoloso, ma mi­sura appena 171 centimetri, è magro e il suo punto di forza è la sua straordinaria capacità di essere aerodinamico. Remco non è solo velocità pura, ma ha anche una capacità di recupero eccezionale. 
«A Nizza per festeggiare il mio terzo posto, ho ballato tutta la notte e sono andato a letto alle 5:30 del mattino. In quel letto ho passato l’intero lunedì e mi sono alzato solo la sera, quando sono andato a cena in un ristorante. Non stavo molto bene e quando martedì ho preso la bici non avevo buo­ne sensazioni». 
Ma Remco è un campione autentico e dopo le fatiche del Tour e la festa a Nizza ha conquistato a Parigi il suo primo oro olimpico. Il lavoro di Evenepoel non è stato solo fisico e anche la sua testa si è allenata per affrontare lo stress di una stagione che doveva essere grandiosa.
C’è stato il trasferimento in Spagna con  Oumi, la sua giovane moglie, con la scelta di mettere un po’ di distanza tra sé e la sua famiglia, in particolare dal padre Patrick, che fino allo scorso an­no rilasciava interviste e spesso parlava al po­sto del figlio.
Le aspettative sul futuro sportivo di Evenepoel nascono da lontano, quando da adolescente era una promessa del calcio belga e aveva indossato an­che la maglia della nazionale under15. Ma quella sua voglia di vincere e di essere il migliore lo avevano portato ad essere emarginato in squadra, tanto che da promessa dell’Anderlecht si ritrovcò a guardare le partite dalla panchina e, dopo aver provato a rilanciarsi nelle fila del KV Mechelen, decise nel 2017 di passare al ciclismo con grande stupore della famiglia. 
Il successo è subito arrivato, ma quel suo carattere a tratti polemico e presuntuoso lo ha portato ad attirarsi alcune antipatie. La sua carriera ciclistica non è stata semplice, grandi successi si sono alternati ad infortuni importanti, come quello al Giro di Lombardia del 2020, dove riportò una seria frattura del bacino volando fuori strada in discesa. Per Remco rialzarsi non è stato facile, è stato necessario del tempo ma Evenepoel voleva dimostrare di essere un campione e ci è riuscito. I successi sono arrivati nel 2022 quando si è preso una rivincita importante su chi lo aveva definito un corridore per corse a tappe di una settimana: in quella stagione ha conquistato la Liegi-Ba­stogne-Liegi, la Vuelta e il Mon­diale in Australia grazie ad una splendida azione solitaria. 
Nel 2023 ha affrontato il Giro d’Italia ma è stato costretto ad un criticato ritiro a causa del Covid e anche alla Vuelta non ha ottenuto il risultato sperato, stretto com’era nella triplice morsa dei Jumbo Visma. Il riscatto arriva ancora una volta ai Mondiali, questa volta nella prova a cronometro.
Il 2024 diventa così un anno di svolta, deve correre il suo primo Tour de France e dimostrare a tutti di essere un corridore da grandi giri e di potersi misurare con i fenomeni della Grande Boucle. L’anno inizia subito bene con la vittoria alla Figueira Classic e subito dopo arriva anche il successo alla Volta ao Algarve. Purtroppo c’è anche una battuta d’arresto importante in aprile, quando al Giro dei Paesi Ba­schi, mentre si corre la quarta tappa, cade a terra insieme ad altri corridori, riportando la frattura della clavicola. Il Tour a questo punto potrebbe sfumare, ma Eve­ne­poel non si è mai arreso. Il belga ha lavorato con le gambe ma anche con la testa, imparando a dominare i propri sentimenti e ad andare in salita con il proprio passo ed è così che ha conquistato la maglia bianca di miglior giovane, il terzo posto finale e anche la pri­ma cronometro della Grande Boucle.
A Nizza sperava di vincere l’ultima pro­va contro il tempo, ma si è dovuto accontentare del terzo posto, alle spalle di Pogacar e di Vingegaard. Remco co­munque era felice del suo piazzamentoo e al termine di quell’ultimo sforzo  tutti quei sentimenti che finalmente aveva dominato si sono trasformati in un pianto liberatorio. 
«Ho dimostrato di poter correre da protagonista il Tour de France - ha detto a Nizza -. Non ho vinto ma sono felicissimo, perché sono arrivato terzo alle spalle dei due corridori più forti del mondo. Questo risultato mi porta ad avere una maggiore fiducia in me stesso e sarà utile per poter affrontare le Olimpiadi».
Il mercoledì prima della crono dei Gio­chi, Remco ha provato il precorso, non era contento, ma quello era il tracciato e doveva comunque correre per ottenere il risultato migliore, con la consapevolezza che si sarebbe dovuto misurare con corridori che avevano fatto della crono olimpica l’obiettivo dell’anno. 
«Perché non dovrei vincere? Ho già dimostrato di poter battere chiunque. Sicuramente non arrivo nella mia condizione migliore, ma non sono preoccupato e so di poter battere qualunque avversario». 
Le parole di Remco sono state profetiche e alla fine è stato lui il corridore che ha vinto su tutti.
«Mentre tagliavo il traguardo ho provato un mix di emozioni. Ho pensato alla caduta al Giro dei Paesi Baschi, al ri­torno in bici. Poi alla lunga preparazione per il Tour con allenamenti in quota e tante ricognizioni. E infin, dopo la tappa di Nizza, ai due giorni liberi fino ad arrivare a questo momento. Mi sen­to come se fossi stato lontano da casa per sei mesi per realizzare i miei sogni e obiettivi. Non è inaspettato, ma co­munque, questo è un momento ma­gico della mia vita».
Il futuro parlerà ancora di Remco Evenepoel e dei suoi successi e adesso i suoi pensieri vanno alla gara in linea, nella quale andrà a caccia di una doppietta clamorosa. Ma tra una battuta ed un sorriso, c’è anche il tempo di pensare alla sua nuova bici che adesso, oltre ai colori dell’iride, dovrà tingersi anche dell’oro olimpico per ricordare che il più forte di tutti è stato lui. 

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