NON SEI UN UOMO, MA FANGO

APPROFONDIMENTI | 13/08/2016 | 10:13
La vicenda Schwazer ha scosso il mondo dello sport italiano e la sua eco continua a farsi sentire. Vi proponiamo a riguardo l'intervento di Mauro Santambrogio, che ci offre una chiave di lettura diversa, quella dell'atleta. Senza entrare nel merito della questione - anche per mancanza oggettiva di dati veri -, uno spunto di riflessione.

Si dovrebbe avere più rispetto per una persona. Crocifiggere un uomo (non l'atleta)  è semplice per la gente comune e ancor più semplice per le persone che stanno in alto.
Lo sport insegna che si può vincere e si può perdere, si può sbagliare e si può rimediare, l'importante è fare tutto questo con impegno. Anche la morte ha un suo rituale: enfatizzarne la durata si trasforma in una tortura.

La morte sportiva di un atleta può essere studiata a tavolino nei minimi dettagli: decidere come incastrarti, maneggiare un qualsiasi documento a favore di chi vuole annientare un atleta. Tanto alla fine si può avere tutte le ragioni del mondo... ma il coltello dalla parte del manico lo ha sempre chi deve emettere un giudizio.

Alla fine la sentenza negativa è per l'atleta. E' lui quello che viene messo alla gogna, che scivola in quella fogna che conduce alla pazzia o al suicidio. L'atleta è quello insultato, quello preso in giro, quello isolato da tutto e tutti come se fosse un malato di lebbra. Quello che si isolerà dal mondo, che soffrirà e morirà lentamente con tutti i suoi pensieri.

Chi accusa ed emette giudizi, chi trama alle tue spalle, vivrà felice e contento, come se nulla fosse, non curandosi di quello che potrebbe accadere all'uomo che è stato isolato, più che all'atleta squalificato.

Dico questo non perché un atleta debba essere riammesso alle competizioni: se uno sbaglia, è giusto che paghi e accetti le conseguenze. Quello che non accetto è il trattamento riservato alla persona. Non è giusto distruggere la vita di un uomo. Tutto ha un limite.

Purtroppo le sentenze sono già scritte. E' l'unico modo che la menzogna possiede per svaligiare l'innocenza. Puoi avere tutte le ragioni di questo mondo ma se contro di te hai i poteri forti, possono farti passare per quello che vogliono loro e non per quello che realmente sei tu.
A loro non importa: tu puoi morire facilmente infangato. Per loro non sei un uomo, ma fango.
#iostoconSchwazer

Mauro Santambrogio
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COMMENTI
Sulla croce
13 agosto 2016 11:59 maurop
Il caso Schwazer insegna che l\'antidoping rappresenta la faccia speculare del doping, un sistema per molti versi non meno cinico e ugualmente asservito alle logiche dei potentati e degli interessi che governano il business dello sport. Per tenere in piedi uno spettacolo che piace a troppi ( in primo luogo ai tifosi) e in cui sono tanti a guadagnare ( gli atleti ma non solo) ogni tanto si decide di scaricare le pulsioni violente e ipocrite che ne inquinano la trama sul corpo indifeso e indifendibile di qualcuno. E\' il meccanismo classico e tragico del capro espiatorio: si sacrifica l\'uno che si ritiene il più corrotto per ritrovare una innocenza che tutti sentono di avere perduto. Così con Pantani, così.con Armstrong, e ora Schwazer, il cui errore imperdonabile è stato quello di confessare apertamente la propria colpa. Avesse negato fino all\'ultimo, tirando in ballo qualcun altro, avrebbe scontato i quattro anni di squalifica e probabilmente avrebbe avuto un\'altra chance. Così no: l\'inaudita sincerità del reo confesso è più pericolosa di qualsiasi frode, per il sistema dello sport mondiale, che tutto sopporta ma non la nuda verità della confessione. Si è messo in croce da solo, Alex Schwazer, e sulla croce deve rimanere.

13 agosto 2016 14:16 canepari
Inutile rigirare la frittata. La sentenza sul caso Schwazer era già stata scritta dopo la sua vittoria a Roma dell’8 maggio. Eppure qualcuno l’aveva avvisato… meglio non esporsi troppo, meglio rallentare, meglio tirare il freno a mano. L’umiliazione ha seguito l’udienza oltre oceano con neanche uno straccio di dirigente azzurro che abbia preso apertamente le difese dell’atleta. Ma si sa, Donati dava più fastidio di Alex. E quando uno da fastidio è meglio fargli perdere credibilità. Ci avevano già provato una volta, senza riuscirci (forse i più giovani non ricordano il nome Di Terlizzi…). Il problema è che adesso la credibilità l’ha persa la Iaaf e il sistema sport nel suo complesso. Doping e antidoping sono due facce della stessa medaglia.


rispetto
13 agosto 2016 19:31 superpiter
massimo rispetto per gli uomini che soffrono ingiustamente.

I voti
13 agosto 2016 21:07 Piccio
Sto aspettando i voti e i commenti di Stagi

14 agosto 2016 00:44 froome
Io sto con Schwazer e per non dimenticare sto con Rebellin

misteri
14 agosto 2016 00:45 angelofrancini
Leggere la lettera di Mauro mi fa pensare.
Perché anche lui è vittima di questo perverso sistema dell'antidoping: sistema che é più dannoso per il mondo dello sport del doping stesso.
D'altronde un sistema che due mesi fa ci dice che a Pechino 2008 vi sono 60 medagliati dopati a cosa serve?
A far fare soldi a quelli che vivono di antidoping.
E che prima otto anni fa forse li facevano dopando gli atleti.

Ma la cosa più curiosa la rileva per un altro aspetto.
Circa un anno e mezzo fa quando Mauro venne indagato dai crociati dell'antidoping UCI si sprecavano gli insulti nei suoi confronti su tutti i social.....
Oggi nessuno dice nulla, forse perché anziché di un ciclista stiamo parlando di un marciatore?

Quando si parla di coerenza.

14 agosto 2016 12:55 ugo81
@angelofrancini leggevo poco fa che la Iaaf, rileggendo meglio il rapporto indipendente McLaren, ha escluso un'altra atleta russa.
ma lo stesso giurista McLaren aveva recentemente attaccato duramente la Iaaf, perchè la sua inchiesta serviva a smascherare un sistema corrotto, non a punire singoli atleti, senza garanzia di difesa.
ho letto giorni fa che Lei è esperto di regolamenti federali.
io (come molti altri) non lo sono affatto, ma mi informo su quel che accade, cercando di non avere pregiudizi nè paraocchi.
tendo a credere che le cosiddette fantasie complottiste potrebbero non essere tali, in certi casi.

14 agosto 2016 14:59 ugo81
ad integrazione del mio commento precedente, all'inizio mi riferisco ad un articolo di Marco Bonarrigo, su corriere.it

@ Ugo81
15 agosto 2016 08:47 angelofrancini
L’informazione sovente viene distorta per secondi fini che, alla maggioranza, sfuggono.
Non trova strano che i medici coinvolti nel procedimento sul caso Schwazer a Bolzano sono, se non erro, indagati per aver favorito in qualche modo da medici Fidal l’uso del doping fatto da Schwazer benché, nello stesso tempo, si occupavano in ambito IAAF di antidoping e, nel ciclismo, del controllo dei passaporti biologici per conto dell’UCI e facevano parte anche della Comm. Medica della FCI.
E non trova strano, come dice Donati, che uno di questi medici fosse, dal 2013, a conoscenza delle porcate nascoste in ambito IAAF sul “doping di stato russo” e chissà di cosa altro?
Con questo non nego che il ciclismo abbia un grosso problema con il doping: chi lo nega è in malafede.
Però il mondo del ciclismo non è il peggiore del panorama sportivo mondiale: sono ventanni che sostengo che se i ciclisti (considerati da tutti la spazzatura dello sport) avessero detto chi incontravano negli studi medici, l'agricoltura mondiale sarebbe al top, perché tutto il mondo risulterebbe allo stesso modo perfettamente concimato……

Ciò detto non è questione di pregiudizi o paraocchi, ma solo di conoscere: il leggere solo i giornali mi creda non basta.
Perché quando, per fare certi articoli, registra le dichiarazioni ad insaputa dell’interlocutore passandole poi sottobanco ad organi terzi il professionista tradisce quel principio legislativo che tutela l’informazione: il “segreto professionale” diventando poco credibile ed inaffidabile sotto ogni punto di vista.
Questo poco importa alla massa che legge i giornali, poiché se lo leggi sul giornale o lo senti in TV diventa VERBO: se qualcuno oggi affermasse che nostro Signore è morto a causa del tetano, poiché a quell’epoca non vi era l’antitetanica, la maggioranza cosa farebbe? Crederci.

La giustizia sportiva, in tutti le sue sfumature, ha delle regole precise e giuste se fossero letteralmente applicate.
Poi sono gli uomini che le compongono che non svolgono la loro funzione nel rispetto di quelle stesse regole SPORTIVE che sono le uniche che debbono rispettare, ma che invece mancano conoscono.

PS @Ugo81
15 agosto 2016 09:20 angelofrancini
In due diverse occasioni negli ultimi giorni sul TG Olimpico in onda su RAI2 ho sentito il saltatore in alto Gianmarco TAMBERI affermare che il dottor Guicciardi, medico della nazionale italiana di atletica leggera e personale di Tamberi, stia curando a Rio un atleta del salto in alto di una federazione estera (Russia).
La stessa Federazione che i medici colleghi di Guicciardi nella Fidal hanno coperto negli anni scorsi.
Misteri o spirito olimpico?

PS2 a Ugo81
15 agosto 2016 18:52 angelofrancini
Ieri al termine della maratona femminile la maratoneta alessandrina VALERIA STRANEO ha rilasciato dalla linea di arrivo la seguente dichiarazione in diretta alla giornalista della RAI:
posso fare dei ringraziamenti. Al mio fisioterapista Massimo Odorizzi ed al Dottor Pierluigi Fiorella. Senza di loro non avrei potuto essere qui.

Partendo dalla considerazione che il dott. Fiorella é quello chiamato in causa da Donati e che, sino a poco prima del 2012, era anche il medico FIDAL che assisteva Schwazer e che, risulta invischiato nel processo di Bolzano, la ritengo una dichiarazione almeno IMBARAZZANTE, quasi quanto quelle rilasciate da Gianmarco Tamberi di cui ho scritto sopra.

Oggi nessun giornale ha riportato questa frase, però.
Se vuole sentirla vada su Raireplay e scelga RAI2 del 14 agosto trasmissione delle 15.30 ed ascoilti dal time 1h38.30 in poi....

@angelofrancini
18 agosto 2016 18:37 ugo81
sono già trascorsi diversi giorni, quindi probabilmente questa mia risposta non sarà letta.
ho ascoltato l'intervista alla maratoneta, cui è seguita l'approvazione pavloviana dell'intervistatrice ("Brava, brava").
e, subito dopo, l'approvazione maxima del telecronista Bragagna (eh sì, la fisioterapia etc etc).
quello stesso telecronista che, all'inizio della 20 km di marcia, si era prodigato nell'evidenziare come, nel caso Schwazer, le ragioni dell'accusa fossero state calpestate, perchè si era dato risalto solo a quelle della difesa (!!!).
quello stesso telecronista che ha letto testualmente la dichiarazione di un alto esponente del comitato Fidal (credo) altoatesino in difesa di Schwazer, sostenendo che (come minimo) doveva essere deferito agli organi competenti.

proprio oggi, leggendo su corriere.it un'intervista all'atleta Yuliya Stepanova, mi venivano in mente frasi sentite negli ultimi mesi da Donati e Schwazer. delusione, accuse, paura addirittura per la propria vita.

penso sia una lotta impari. con aspetti veramente torbidi e inquietanti.

chissà se il telecronista Rai ha sprecato un minuto per parlarne.

per quanto riguarda il ciclismo, è talmente radicato nelle masse il pensiero del doping che, se vi fosse un nuovo caso rilevante, penso partirebbe chissà quale caccia alle streghe.
purtroppo.

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