L'ABC di COSTA. Gorilla in gruppo

GIRO D'ITALIA | 15/05/2015 | 19:15
di Angelo Costa
 
C come cartelli. Nel senso di Ppo, Punto di passaggio obbligatorio. Confidenzialmente, pi-pi-o: come spiegato nei giorni scorsi, è la zona dalla quale bisogna tassativamente passare per raggiungere partenze e arrivi. A sentire l’organizzazione, trovarla è facile: basta leggere la guida. Fatto: a Fiuggi il Ppo è posizionato a N 41°46’43.25 e E 13°12’ 51.63.
 
 
G come Gorilla. Nel senso di Andre Greipel, velocista tedesco Soprannominato così per la gigantesca stazza: come unità di misura vale tre Ruffoni. Del popolare scimmione (il gorilla, non Ruffoni), ha pure le movenze, ovviamente quando è in bici: avanza sui quattro arti (due sul manubrio e due sui pedali) e, quando gli riesce di superare gli avversari, si erge in verticale mostrando tutta la sua possanza e liberando un urlo. Manca solo che si batta il petto e la recita è completa. Da vero gorilla, spaventa i suoi avversari: quando si libera la strada per il traguardo, se li toglie di ruota come moscerini. Gli è riuscito a Castiglione della Pescaia, non a Genova, dove è uscito allo scoperto troppo presto: per batterlo, Viviani ha dovuto aggirarlo, facendo il doppio della strada. Cordiale, educato (al villaggio saluta sempre il direttore di corsa Allocchio, che da corridore chiamavano Magilla), viene facilmente riconosciuto da tutti: lui pensa perché ha una maglia diversa, quella di campione tedesco, ma non è proprio così. Va d’accordo con i colleghi e si è stupito quando ha letto che Tom Boonen, altro veterano che qui al Giro è al debutto, ha rivelato che il suo desiderio è andare in Africa a vedere i gorilla da vicino: ‘Perché in Africa?’.

U come Uran. Nel senso di Rigoberto, colombiano partito tra i favoriti. Che si parli di lui subito dopo i gorilla è assolutamente casuale: meglio chiarirlo. E’ un ciclista che punta tutto sulla sostanza: sull’immagine gli riesce più difficile. A forza di frequentare il Giro è migliorato, anche nei paragoni: adesso dicono che assomigli a Mick Jagger, leader dei Rolling Stones, pensando che sia un complimento avvicinarlo a uno che ha più del doppio dei suoi anni. Fino allo scorso anno lo accostavano a Riccardo Magrini, telecronista di Eurosport. ‘Io in salita però sono più forte di lui’, ha sempre tenuto a precisare il colombiano: non aveva capito dove stesse il confronto. Giocherellone, simpatico, Uran Uran (è figlio di genitori che si chiamano entrambi così e non di due balbuzienti) è da sempre l’idolo della tv: nemmeno la caduta che ha rischiato di rispedire Contador a casa dal Giro ha impedito al palco Rai di celebrare il vero campione di casa. Lo hanno raccontato come uno che passa il tempo libero a sistemarsi l’acconciatura, a far volare gli aeroplanini in camera, a camminare scalzo sull’erba e ad abbracciare gli alberi: se vogliono parlarne male, cosa si inventano?
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