DODI. «Lascio il professionismo senza rimpianti»

PROFESSIONISTI | 12/02/2015 | 12:41
Ha sperato a lungo di ricevere una chiamata che gli proponesse un contratto, poi ha deciso di voltare pagina e di guardare al futuro. L'avventura di Luca Dodi tra i professionisti è durata tre stagioni, la prima con il Team Idea Continental e le altre due con la Lampre Merida.
«Sembra che il ciclismo si sia dimenticato di me - ha spiegato il parmense, classe 1987, ad Alberto Dallatana che lo ha intervistato per La Gazzetta di Parma - per divesri motivi: non ho un procuratore, non ho ottenuto risultati rilevanti e mi sono mosso tardi. Ma ora, dopo la logica delusione, ho deciso di voltare pagina, anche se non ho mai smesso di andare in bici. Ho cominciato a collaborare con la palestra Super Salute di Baganzola: metto a disposizione la mia esperienza e le mi econoscenze. E do una mano aglia allievi del Team Airone, formazione nella quale milita anche nio fratello Marco. A loro spiego che l'importante è divertirsi, che bisogna fare sul serio solo dalla categoria Under 23. E l'anno prossimo mi iscriverò all'Università, facoltà di Scienze Motorie».

Il momento più bello della carriera tra i prof?
«Mi considero fortunato perché in due anni con la Lampre ho disputato le corse più importanti del mondo. Scelgo il mondiale della cronosquadre a Firenze 2013 e la conclusione della Vuelta di Spagn, con tutta la mia famiglia ad attendermi a Madrid. Il momento più brutto ovviamente è stato quello dell'incidente del dicembre 2012, avevo appena firmato con la Lampre quando sono scivolato in allenamento e mi sono procurato la frattura del femore. Ho passato conque mesi d'inferno».

Rimpianti?
«Ho tanti bellissimi ricordi del ciclismo ed il rimpianto è solo di natura tecnica: se fossi nato con un miglior spunto veloce, avrei potuto vincere di più. Purtroppo, invece, per arrivare priimo dovevo sempre e comunque fare il vuoto. Per il resto, quando sai di aver dato il massimo, rimpianti non puoi averne. E per me è così».
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