Riccò il primo a fare i nomi, ma per lui vige altro regolamento

LETTERA APERTA | 14/12/2014 | 07:46
Riceviamo dall'avvocato Fiorenzo Alessi, legale di Riccardo Riccò, una lettera aperta che spiega e rivela cose che fino ad oggi non erano conosciute. Il corridore modenese, squalificato per 12 anni, ha collaborato con la Commissione Indipendente dell'Uci, facendo nomi e cognomi, spiegando meccanismi e movimenti, ma per una norma che chiede espressiamente il benestare da parte della Federazione di appartenenza (in questo caso italiana) per poter godere di uno sconto di pena, Riccò non ha potuto beneficiare di nulla. In ogni caso giovedì prossimo a Milano, in occasione della presentazione del suo libro, Riccò sarà molto più esplicito e chiaro sull'argomento.

C.I.R.C. , vale a dire Commissione Indipendente per la Riforma del Ciclismo. Un simpatico acronimo, per una lodevole e condivisibile finalità. Venne istituita, su iniziativa dell'U.C.I. in persona del nuovo Presidente, in vista di un... radioso futuro che, riesumando ed approfonendo criticamente il passato (implicitamente non valutato del tutto specchiato), valesse a rifondare, sostanzialmente, la credibilità del Ciclismo (uso volutamente la maiuscola perché ne sono, ne ero e - forse - ne rimarroò un incrollabile estimatore, come sport e, soprattutto, come impareggiabile esperienza di vita) .

Poi, che proprio l'U.C.I., con l'entusiatico ed acritico consenso delle Federazioni nazionali e delle varie sigle della galassia ciclistica, ne fosse l'ispiratrice e, soprattutto, la fondamentale "sovvenzionatrice" ; che ne facessero parte soggetti (di cui non è in discussione la professionalità) già autorevoli componenti, a vario titolo, anche di  organismi e strutture da tempo operanti nell'ambito della cd. giustizia sportiva; che le stesse disposizioni statutarie e regolamentari avessero, per la gran parte, tratto ispirazione e superato ovviamente il vaglio delle summenzionate Istituzioni Ciclistiche; che, non da ultimo, la sede fosse proprio nell'ambito territoriale ove tali benemerite Istituzioni hanno da tempo dimora e domicilio operativo; ebbene, tutto ciò - e forse pensando male - mi solleticava a dubitare, almeno un poco, dell'effettiva INDIPENDENZA della succitata Commissione: se vogliamo, anche, non certo la prima - nell'ambito della specifica operatività funzionalmente attribuitale - partorita da mamma U.C.I.

Comunque, la C.I.R.C. c'era e, per quanto possibile e consentito, s'imponeva di valutarne l'effettiva - ed ampiamente propagandata - utilità, sempre, com'è ovvio, per la RIFORMA del CICLISMO. Riccardo Riccò, assistito dal sottoscritto, ha inteso - forse per primo tra i "nostri" - di affrontare la Commissione, ed il suo (per lui l'ennesimo) giudizio. Una lunghissima deposizione, verbalizzata (ancorchè sommariamente) e registrata foneticamente. Sì, proprio quel Riccardo Riccò: tra le altre, "il dopato per eccellenza", "un grande talento sprecato", "la vergogna del ciclismo", "il nuovo Pantani". Definizioni, tutte, che la dicono lunga su come, il giorno dopo, si possa infierire su chi, il giorno prima, era un vero e proprio idolo sportivo, in un ciclismo dominato, sia ai "suoi" tempi che - temo - tutt'oggi, da una... stupefacente ipocrisia.

Riccò, dunque, ricorre alla C.I.R.C. per rendere noto quanto a sua conoscenza in tema di DOPING in quel teatro di cui era attore di prima grandezza. Confidandone nell'effettiva operatività, secondo i criteri istituzionali. Che poi, a dirla tutta, altro non consistevano che nel prevedere la possibilità di benefici premiali a coloro (atleti od ex del recente  ciclismo professionistico) i quali, rendendosi disponibili a COLLABORARE con/per la Commissione nel disvelare fatti di doping, di una certa rilevanza, a cui personalmente e direttamente si aveva preso parte od assistito, intendessero evitare le inevitabile sanzioni che ne sarebbero conseguite all'(eventuale) accertamento, o che, se già sanzionati, anche in via definitiva, mirassero ad ottenere uno sconto, più o meno sostanzioso, della "pena" già inflitta.

Dunque, il meccanismo premiale della collaborazione con l'Autorità, già sperimentato in altri ambiti e procedimenti di ordine spiccatamente giurisdizionale, ed in contesti di ben più rilevante ed allarmante portata, soprattutto di natura criminale, veniva a trovare cittadinanza - dico io, più o meno legittima - anche in ambito ciclistico.

Banalizzando, al pentito di mafia si andava ad affiancare il pentito del ciclodoping.
Ecco, proprio di una banalizzazione si tratta:  meglio , di una pia illusione (o disillusione, a seconda dei punti vista). Secondo il direttore Stagi, "bontà sua e della sua accortissima penna" (la frase , purtroppo, non è farina del mio sacco), di un'autentica PRESA IN GIRO !

Dirò di più, se mai è possibile: visto che nessuno fa niente per nulla, come non esistono veri "PENTITI" (nel senso etimologico e, particolarmente, di estrazione religiosa del termine) di mafia, cosi' non esistono pentiti di ciclodoping.
Vigente la pratica del do ut des, pratica non vietata vieppiu' se normativamente regolamentata, e messi da parte eventuali rigurgiti di moralità, ogni atleta del ciclismo che decida di presentarsi al cospetto della C.I.R.C. in Losanna lo fa, scientemente, per ottenere un beneficio. Che sia l'inflizione di una più contenuta sanzione, o l'auspicabilmente congrua riduzione di una squalifica già comminata.
Tertium non datur, non c'è via di mezzo! In  siffatto rapporto, s'impone che le parti  rispettino i patti, e che per tutti coloro che si determinano a collaborare con la Commissione, rivelando fatti e circostnze di doping ciclistico ignote e rilevanti, sia data, in concreto, un'altra possibilità di "vita sportiva". I "collaboranti", nella gran parte dei casi, vogliono ritornare "ciclisti": solamente questo (e scusate se poco non è).

Allora , e nella prossima... puntata pubblica  si renderà noto quanto ha formato oggetto di audizione avanti la C.I.R.C. in Losanna, nel Marzo scorso e per oltre 7 ore di deposizione, m'interrogo sul fatto che il benemerito organismo abbia liquidato l'atleta collaborante, anche se (o, forse proprio perché?) a nome Riccardo Riccò, con il richiamo ad una norma regolamentare, e l'invito a rivolgersi alle istituzioni sportive Italiane per... ottenere il preveduto "compenso". Prescindendo dal fatto che, come diceva un tale particolarmente avveduto... "le norme si interpretano per gli amici, e si applicano ai nemici",  non è , per caso, che s'intenda riformare il ciclismo alla Pirandello, cambiando tutto per non cambiare nulla? Temo, effettivamente, che... ai posteri sia rimessa l'ardua sentenza!

Avvocato Fiorenzo ALESSI


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COMMENTI
Basta
14 dicembre 2014 09:43 arex
Ma basta con sto ragazzo! Plurirecidivo! Molte persone hanno perso il lavoro per colpa sua.
Che fosse un campione o meno non sono io a deciderlo, però posso dire che era un BARO.

italiano
14 dicembre 2014 09:52 superpiter
Qualcuno può tradurre in italiano x favore.

mah...
14 dicembre 2014 10:40 noccio
Ma siamo ancora qui a parlare di Riccò....non entro nel merito del caso umano (mi fa solo tanta tristezza e, lasciatemelo dire, pena...un ragazzo con seri problemi)....non sono io che posso dire se sia stato il più cattivo...certamente uno dei più recidivi...quindi non mi interessa se abbia parlato o meno...ha sbagliato e risbagliato come il \"buon\" Di Luca....ovvero ha barato non una (già grave), ma più volte offendendo il ciclismo e prendendo per il sedere (giustamente mi è stata rifiutata dal sito una parola più "maleducata"...) noi amanti del ciclismo....quindi insomma indifendibile...
ma ora scrive un libro????!????? ma v........ dal cuore proprio.....che amarezza.....

RICCO'un none scomodo
14 dicembre 2014 13:01 SERMONETAN
Il ciclismo e' come la politica italiana,il piu' pulito( cia' la rogna)RICCO' si dopava con epo e cera ma vinceva,ce' gente che fa le stesse cose per finire le corse a 10 minuti.Il personaggio RICCO' dava fastidio a qualcuno per la sua esuberanza,
Premetto sono contro il DOPING,MA CI SONO FIGLI E FIGLIASTRI,GENTE PROTETTA CHE FA USO QUANDO VUOLE.

Bastaaaaaaaaa
14 dicembre 2014 15:58 jimmy56
Ma perché non va a lavorare sempre che sappia fare qualcosa, io ne dubito visto che è uno scassa fatiche. Ora basta con questo Riccò dovete depennarlo cancellarlo dal ciclismo che lui al ciclismo non ha dato mai niente solo delusioni.

Fare i Nomi...............
14 dicembre 2014 23:11 gass53
Molto probabilmente di nomi che contano non li ha fatti...............o magari ha fatto nomi a Vanvera !!! E comunque ancora lo tirate in Ballo ??? Mà Riccò chi?????

Ha ragione avv. Alessi
15 dicembre 2014 09:34 angelofrancini
Condivido al 100% la denuncia che fa l’avvocato Alessi.
Riccò non c’entra nulla, potrebbe esserci chiunque altro al suo posto: il problema che pone l’avvocato è quelle del RISPETTO DELLE REGOLE.
Questo è il grande problema del ciclismo attuale: non vi è più la certezza che le regole siano applicate in egual maniera nei confronti di chiunque.

Un mattina all’UCI si sono alzati ed hanno creato il CIRC che, in origine, doveva indagare per far luce su quanto era successo (e se lo era) nel passato dell’UCI, con tutte le voci sulle omissioni ed insabbiamenti di cui abbiamo letto in questi anni.

Sappiamo che in Italia, ad esempio, la competenza esclusiva per Legge a giudicare i casi per i fatti di doping è affidata all’UPA ed al TNA del CONI: questo è rispettato da tutte le Federazioni Sportive nazionali, tranne che dal ciclismo.
Leggendo i nomi degli atleti italiani, pubblicati negli appositi elenchi sul sito UCI, che sono stati sanzionati nell’ultimo anno si rileva che sono molti i nominativi che non sono mai arrivati ai predetti uffici presso il CONI: e questo non è certo colpa degli atleti che hanno subito comunque le sanzioni.
E ricordiamoci che in Italia è vigente una legge penale in materia di doping, che grazie a questa normativa CIRC viene elusa.

Le decisioni della CIRC invece rimangono segrete e nessuno le conosce, proprio con lo stesso sistema che veniva applicato nel passato dall'UCI: ossia è stato creato per svelare quei vecchi segreti, ma si comporta allo stesso modo, con norme più affinate.
Quasi che il vecchio serva come doposcuola.....

Senza contare che con tale sistema CIRC si sono creati due diversi sistemi di giustizia per lo stesso problema:
a) il CIRC per coloro i cui risultati di laboratorio (positività) finiscono all’UCI (non si sa in base a quale normativa) che opera e giudica con le regole speciali emanate dall’UCI per questa Commissione
b) l’organizzazione NADO (in Italia l’UPA/TNA del CONI) di ogni singola nazione per tutti gli altri che sono giudicati sulla base del regolamento WADA applicato in Italia attraverso le Norme sportive antidoping del CONI.

Ora è possibile che il rappresentante italiano all’interno del Direttivo UCI non conosca le leggi vigenti in Italia ed i Regolamenti sportivi che ne sono discesi che sono stati emanati dal CONI, che lui stesso ha approvato quale componente prima della Giunta ed ora del Consiglio Nazionale Coni?

PER ANGELOFRANCINI
16 dicembre 2014 13:07 ewiwa
Lei è una persona perbene,competente ed equilibrata.....ogni suo intervento è esemplare......meno male che qui su questo blog lei interviene ed illumina questi giustizialisti da bar che vedono fino alla punta del naso e non sanno cosa vuol dire giustizia.....qui ho letto inni ad Armstrong e poi si permettono di attaccare Riccò che è un gran campione ma purtroppo anche un povero fesso con la lingua un po' lunga....io al suo posto avrei parlato subito e sicuramente la storia di Armstrong, delle sue protezioni e della sua arroganza (e di tantissimi altri) sarebbe venuta alla luce prima.
Riccò è stato beccato solo perchè inaffidabile e la massoneria dei dopati lo ha emarginato e gettato nella fossa...era troppo loquace, arrogante e quindi pwericoloso....per i loro loschi traffici.
Un caro saluto

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