AZZURRO PASSIONE. L'incontro tra Massimo Doris e Davide Cassani

REPORTAGE | 18/10/2014 | 07:40
Un giro in bicicletta come chiusura del cerchio. Mas­si­mo Doris ha preso da poco il testimone dal padre Ennio, e come amministratore delegato di Banca Mediolanum ha anche rilevato il ruolo di testimonial televisivo che per anni è stato del padre. Ma dal celebre genitore non ha preso solo il cerchio attorno al quale Ennio Doris ha costruito una banca attorno a noi, ma ha contratto anche la passione per la bicicletta. Ed è così che, alla vigilia del «Trittico Lombardo», a pochi giorni dalla fine delle vacanze e a pochissimo dall’inizio di una nuova, lunga e dura sessione di lavoro piena zeppa di impegni, il numero uno di Banca Mediolanum si concede un’oretta di libertà in sella alla propria bicicletta con un compagno d’allenamento d’eccezione: il ct Davide Cas­sani.
L’appuntamento è di prima mattina: cascina di «Borgo di Vione», a Milano 3 Basiglio, alle porte della metropoli meneghina. Cassani si presenta puntualissimo con la tenuta azzurra della na­zionale. Massimo Doris non è da meno e sfoggia la sua muta aziendale: maglia azzurra rigorosamente celeste Medio­lanum. «Non è facile per me trovare un po’ di tempo per pedalare, per scaricare un po’ lo stress e caricare le pile, ma a metà settembre, uno strappo alla regola è ancora possibile…», spiega con  il suo tono garbato Doris.
Tempo di un paio di foto, due strette di mano con alcuni cicloamatori che riconoscono i due noti ciclisti, un caffè e via in sella per un bel giro in bicicletta.

«Ho sempre amato tantissimo il ciclismo - racconta questo giovane banchiere, entrato nella stanza dei bottoni dell'importante banca italiana, dopo una ricca carriera di esperienze in giro per l’Europa -. La bici è sempre stato il mio grande desiderio e mio padre me l’ha fatta davvero sudare. Ho cominciato a chiedergliela da piccolino. Vedevo la sua - gialla, metallizzata: bellissima - e ne sognavo una tutta mia. Lui mi guardava e mi diceva: “quando mi arriverai sotto la spalla, te la compro”. Io che ho cominciato a sognarla a soli sei anni, tutte le mattine gli chiedevo: “mi fai vedere quanto manca?... ”. Lui allargava il braccio e io mi mettevo sotto per vedere se con la testa mi ero avvicinato un pochino alla sua spalla. Niente da fare, ero sempre troppo lontano».

Cassani ascolta divertito… e chiede: e poi quando ha capitolato?
«Quando meno me lo aspettavo. Quan­do in pratica quasi non ci pensavo più, o meglio, quando mi ero fatto una ragione del fatto che forse me l’avrebbe presa solo quando non gliela chiedevo più. Mio padre mi ha sempre fatto conquistare le cose. Non me le ha mai date in default. Un giorno mi prende e mi dice: “andiamo a Castelfranco a comprare una bicicletta per la mamma”. Io felice lo accompagno. Arrivati alla cicli Reballato, dice: “Ho bisogno di una bella bicicletta per mia moglie e una per Massimo”. Per poco non svengo. Da quel giorno non ho mai smesso di pedalare. Sono uno che ama fare tanto sport: sci, vela e ciclismo le discipline che più di tutti prediligo. Il ciclismo però mi piace proprio tanto. Mi piace sentire l’aria che ti accarezza il volto. Mi piace vedere posti che solo in bicicletta si riescono a vedere. Amo fare le salite, anche se comporta allenamento e doti non comuni, ma io mi accontento di farle con il mio passo. Ho visto posti incantevoli: con la bicicletta, lo sci e la vela si ha davvero la natura tra le mani. Se ho impegni di lavoro piuttosto mi alzo presto al mattino e mi faccio un’oretta di rulli nella palestra di casa. Fermo non posso stare: è un’esigenza fisica e mentale che devo sfogare. E poi io in bicicletta penso, e riesco anche ad arrivare a prendere delle decisioni importanti: sai quante volte in sella alla mia bicicletta sono arrivato a decidere una cosa?...».

Cassani sorride…
«Anch’io faccio così… La decisione più grande che ho preso io in sella alla mia bicicletta è quella di smettere…».
«Bella questa».
Quante biciclette hai?», chiede il ct azzurro.
«Ne ho un po’ - spiega Massimo Doris, una laurea in scienze politiche e i primi passi nell’azienda di famiglia come componente della squadra che si occupava del controllo della gestione -. Tutte quelle che in questi anni ho comprato, le ho ancora: sono le mie biciclette, non potrei mai privarmene. Quelle che uso di più però sono tre: la Pinarello Dogma che tengo a Basiglio, la Colnago C59 Italia che uso a Nizza e una Mtb Scott MC 10».

Cassani lo stuzzica, con qualche accelerazione sulla statale verso Lacchiarella, e con qualche domanda maliziosa: però al Giro ti vedo poco… Sei poco competitivo…
«Non mi dire così, è il mio vero cruccio. Sponsorizziamo la maglia azzurra del Gran Premio della Montagna da anni, ma anche quest’anno sono riuscito a venire al Giro solo in un’occasione (Cronoscalata a Bassano del Grappa, ndr). Ma il prossimo anno vorrei davvero ritagliarmi il tempo per vedermi almeno due o tre tappe».
Parlano tra buoni amici e anche di buona lena, il tempo non è tantissimo e c’è da pedalare.
«In casa mia si è sempre respirata aria di famiglia e di ciclismo. Mio padre da Coppi in poi sa tutto, io sono meno enciclopedico, ma Moser mi piaceva un sacco, così come Pantani: che corridore. Tu Davide l’hai conosciuto bene...».
«Abbastanza Massimo. Marco era un ragazzo eccezionale, di grande compagnia, con una personalità contagiosa e anche una timidezza di fondo che lo rendeva unico. E poi in bicicletta… Ma hai seguito il Tour di Nibali?».
«Le tappe più belle le ho viste tutte. Vincenzo è stato proprio bravo, e poi mi sembra che sia anche un bravissimo ragazzo. Mi piace tanto il suo essere normale, un antipersonaggio che lo diventa perché alla fine è più diverso di tanti altri che si atteggiano. Poi alla base di tutto c’è solo una cosa: il talento. E Vincenzo non ha bisogno di fare il fenomeno, perché lo è».
Per certi versi anche Massimo Doris è una sorta di Nibali: riservato, misurato, riflessivo come pochi. Un giovane ma­na­ger che si è fatto le ossa a Londra, dove in poco più di un anno e mezzo esercita come assistente alle vendite presso prestigiose banche d’affari: dalla Merril Lynch, alla Ubs, alla Credit Suisse. Fa rientro in sede in Ban­ca Mediolanum e una volta superato l'esame di stato di promotore finanziario e aver esercitato la professione per un anno, entra nel team del marketing come responsabile marketing per il lancio del sito di banking online, per poi diventare assistente diretto del direttore generale. Per usare un gergo ciclistico, è un gran passista. Visione ampia e gambe forti. Nel 2002 assume la carica di responsabile della formazione di rete dei promotori finanziari, successivamente viene nominato capo della rete nazionale dei consulenti di Banca Mediolanum (una struttura di oltre 5 mila persone). La vita è una corsa a tappe, e una di queste lo porta a “pedalare” anche in Spagna, con la carica di amministratore delegato di Fibanc e qui il giovane Doris ha la possibilità di completare a tutti gli effetti il suo cammino verso la tolda di comando della Banca Mediolanum. Un gergo marinaresco, lo stesso che ha utilizzato il padre Ennio per salutare dopo 26 anni di comando: «Tocca a Massimo ma resto al timone», ha precisato il patriarca di Tombolo.

«Ora tocca a me fare l’andatura - spiega Massimo a Davide -, anche se mio padre è sempre lì a ruota, al coperto e di tanto in tanto anche in ammiraglia, anche se a lui piace sempre avere il vento in faccia…», spiega.
«Se è per questo anch’io preferisco pedalare che veder altri farlo – ribatte pronto Cassani -. Vedere i ragazzi in azione e non poter fare nulla per dare loro una mano non è assolutamente facile, ma è giusto che sia così: la vita è proprio una ruota che gira. E il ciclismo è davvero maestro di vita».
Massimo annuisce, sorride e sbuffa, perché Davide pedala alzando un pochino la cadenza di pedalata. «Ehi Massimo, sarai poco allenato, ma non molli un centimetro…». «Mi fai il più grande dei complimenti che tu mi possa fare, ma non esagerare. Tengo famiglia (una moglie e due figli, ndr): la mia e quella di Banca Mediolanum. Siamo in tanti, ho delle responsabilità», ribatte ansimando colui che crede ciecamente nel modello della sua azienda.
«Ti alleno a resistere nel momento della crisi», butta lì divertito il Ct azzurro.
«Se vai avanti così in crisi ci vado con te: tu sei la mia rovina».

Cassani piega veloce verso destra. Lascia la statale, ed entra a tutta velocità in una stradina priva di traffico protetta da alberi, tra Milano e Pavia con Massimo ben coperto a ruota. Cassani affianca il suo compagno di viaggio. Il silenzio regna sovrano. Noi, che abbiamo il privilegio di seguire questo loro vagare, osserviamo il cielo di fine estate celeste come le maglie di questi due giovani uomini, che pedalano decisi. Si danno cambi regolari: uno dopo l’altro, chilometro dopo chilometro. Sembra non facciano fatica. Davide ha sete e chiede acqua. Massimo gli porge la borraccia: «Come vedi sarò meno allenato di te, ma sono previdente. Due borracce, sempre piene per essere a disposizione di chi ha bisogno…». Cassani sorride: «La tua deve essere una deformazione professionale…», chiosa. E si lascia andare ad un sorso profondo di refrigerio benefico.    

Pier Augusto Stagi, da tuttoBICI di ottobre
fotografie di Pier Maulini

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COMMENTI
Non mi farete recedere per stanchezza
19 ottobre 2014 13:21 ewiwa
Questo è il terzo intervento che faccio, gli altri due non li avete pubblicati.....mi chiedo perchè?
Chiedevo chi fosse costui che merita una pedalata con il nostro CT, una intervista lunghissima ed un servizio fotografico da star....questo tizio ha fatto qualcosa per lo sport?ha messo in piedi una grande squadra di alta fascia?ha vinto qualche medaglia importante?...è solo il figlio di........un centesimo sarebbe stato fatto anche per un qualsiasi cicloamatore?

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