Evans e Squinzi fanno squadra per la Cascina di don Agostino

STORIA | 30/06/2014 | 14:49
«Cercavo un orto e ho trovato una cascina con cinque ettari di terreno». La mette giù così don Agostino Frasson, come fosse stato semplice, mentre porta a spasso ospiti e amici per Cascina don Guanella, sulle colline appena sopra Lecco, giovedì scorso.
Don Agostino è il timoniere di Casa don Guanella di Lecco, una comunità educativa che è un vascello con a bordo circa un'ottantina tra bambini e ragazzi, di cui molti extracomunitari, che grazie a lui navigano in acque più tranquille.

Originario di Arluno, il “don” è un ragazzo che ha passato la cinquantina: magro come un ciclista, al telefono come un imprenditore e due grandi occhi azzurri da sognatore. Alla predica preferisce la pratica, del ciclismo appunto: in bicicletta da Lecco a Roma per la canonizzazione dello stesso don Guanella nell'ottobre 2011. Oppure per il giro della Puglia un paio d'anni fa e, giusto per rimanere alle ultime esperienze, la pedalata fino al Santuario di Oropa poche ore prima che ci arrivasse la quattordicesima tappa del Giro d'Italia, lo scorso 24 maggio.

Lì don Agostino ha abbracciato - assieme ad alcuni dei suoi ragazzi, e con striscione dedicato - Cadel Evans, campione del mondo 2009 e vincitore del Tour 2011, una delle sue illustri conoscenze ciclistiche.
E adesso, con la stessa fatica e dedizione con cui pedala in salita, sta lavorando al sogno della cascina.«I ragazzi della comunità andavano a lavorare le terre qui intorno e lo facevano volentieri. Allora ho preso la cartina di Lecco, ho puntato un compasso dove c'è la Casa e ho disegnato un cerchio il cui diametro corrispondeva a quattro chilometri in distanza reale. All'interno di quello spazio ho cominciato a cercare una cascina e ho trovato questa».

Questa è una vecchia casa a tre piani, splendida proprio perchè vecchia, che dall'alto guarda il lago. Per lui un investimento da circa 3 milioni di Euro, di cui uno già pagato e gli altri due in poco più di due anni. Una stalla e un pollaio, pomodori e angurie; il terreno per le viti -  bianco e nero - olio e tante altre cose perché con cinque ettari lo spazio non manca. «Dove vedi i paletti faremo la stalla nuova, e stiamo anche progettando l'agri-bike», agriturismo per ciclisti, ciclismo per turisti agricoltori, attività fisica per esercizio spirituale; mangiare e bere a metri zero, mica chilometri.

Quindi tanto lavoro per un grande progetto, presentato a tutti quelli arrivati alla Cascina don Guanella per dargli una mano, oppure un cambio ma anche due, perchè qui l'aria che si prende in faccia sa di buono. Tra questi Evans, arrivato con il suo piccolo Robel, tanti riccioli neri intorno a un sorriso: si forma subito un gruppo che va in fuga in salita, a trovare il vicino che ha le capre. Evans qui è di casa, ha firmato il murales - ciclistico - della Comunità con Alessandro Ballan, Felice Gimondi e Gianni Bugno; ha poi fatto da tramite perchè Nur, il ragazzo afgano che lavora alla ciclofficina della Casa, facesse uno stage in BMC. E adesso che sono seduti vicini, si parla più del dito steccato del ragazzo che della assenza del campione al prossimo Tour de France.

In serata arriva Giorgio Squinzi (nella foto don Agostino che ha appena donato un quadro fatto con le lattine dai suoi ragazzi, raffigurante il volto del presidente di Confidustria. Questo dono è avvenuto pcoo prima del Giro, in occasione del Convegno dedicato ad Aldo Sassi, ndr), presidente di confindustria e del Sassuolo, per tutti il signor Mapei, tanto cuore e lavoro per il ciclismo. «Si è impegnato ufficialmente per aiutare la Cascina», dice soddisfatto il “don”. E' invece già qui perchè è abituato ad arrivare per primo Alberto Cova, oro nel 10.000 metri ai campionati Europei, Mondiali e Olimpiadi tra il 1982 e il 1984.  Ha piacere di esserci perchè correre a piedi è come pedalare e lavorare in cascina: si fatica con passione.


Alessandro Avalli

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