MAPEI. Squinzi: Italia, gioca di squadra e ce la farai

CONVEGNO | 10/05/2014 | 12:20
«Il Lavoro di equipe per ottimizzare le performance dell’atleta moderno», una tavola rotonda di grande interesse, quella che è andata in scena nel corso del Convegno odierno organizzato dallo Sport Service Mapei a Solbiate Olona.

L'intervento più interessante per gli amanti delle due ruote è stato quello di Luca Guercilena, team manager della Trek Factory Racing: «Il ciclismo è uno sport atipico perché porta al successo del singolo attraverso il lavoro di squadra: in questi anni sta diventando sempre più uno sport di squadra per ragione tattiche. Anche l’evoluzione dei mezzi è esponenziale. Il ciclismo italiano? Sta letteralmente affondando per la crisi economica e perché, passata l’era Mapei, dal punto di vista della ricerca ci siamo addormentati sugli allori. E tanti nostri tecnici in gamba sono emigrati: per esempio, io lavoro da 13 anni all’estero per costruire qualcosa di concreto e non vivere alla giornata. All’estero si investe nello sport, vedi quello che ha fatto l’Australia che ha addirittura aperto un centro in Europa pert lo sport, non solo per il ciclismo».

Arrigo Sacchi da parte sua aggiunge: «Anche nel calcio è cambiato l’approccio con l'atleta, che ora si evolve in continuazione attraverso studio, sperimentazione, modernizzazione. Cambiano i gusti del pubblico, ma io dico sempre che a difendersi si cresce meno che a costruire. Bisogna lasciarsi attrarre dal nuovo, si può sempre fare di più e meglio».

Teoria confermata da Massimiliano Allegri che sottolinea: «Dal ’92 ad oggi il calcio è totalmente cambiato ed il gioco effettivo è notevolmente aumentato».

Roberto Sassi chiosa: «È sempre più importante il confronto tra tecnici per quanto riguarda la gestione degli allenamenti, bisogna creare un metodo di lavoro. Per quanto riguarda il settore giovanile, bisogna pensare ai giocatori e non alla squadra, le società devono preparare allenatori e lanciare giovani provenienti dal vivaio. È questo il lavoro più urgente da fare».

Interviene poi Stefano Zanini: «Il Giro d’Italia è una grande vetrina e io posso dire che la sorpresa ce l’ho in casa: Fabio Aru. Aspettiamo la conferma di un talento come Scarponi, meriterebbe una grande vittoria lo spagnolo Rodriguez, sempre presente».

Ma patron Giorgio Squinzi è in totale disaccordo con Zazà: «Il mio cuore è per Evans: ricordo che l’ultimo giro della Mapei fu quello del 2002 con un giovane Cadel. È un corridore da portare ad esempio per tutto il ciclismo degli ultimi 20 anni, vederlo finalmente trionfare al Giro sarebbe fantastico. Il Sassuolo? Meglio tacere al riguardo, domani con il Genoa ci aspetta una partita decisiva ma non riuscirò ad andare allo stadio».

Aggiunge ancora Guercilena: «Il ciclismo è cambiato, il calendario agonistico sempre più fitto porta a una specializzazione assoluta, la programmazione diventa fondamentale così come anche il recupero. Oggi ogni grande campione ha attorno a sé almeno 8 persone tra preparatore, psicologo, nutrizionista e quan’taltro. La tecnologia gioca un ruolo fondamentale come i gps per monitorare l’allenamento dell’atleta anche se si trova a 5000 km dall’allenatore. Lo staff va sempre più infoltendosi, a breve sarà obbligatorio per i team World Tour avere un preparatore atletico ogni 5 atleti».

È Squinzi a chiudere: «Nella mia esperienza di imprenditore ho imparato che la squadra compatta fa la differenza. Come Italia dobbiamo tornare tra i primi 5, massimo i primi 8 paesi al mondo. Per questo dobbiamo fare squadra e ognuno deve dare il massimo, mettercela tutta, crederci e operare con onestà».

da Solbiate Olona, Giulia De Maio
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