| 25/03/2006 | 00:00 Vincenzo Santoni, team manager della Naturino Sapore di Mare, ha scritto una lettera aperta alle formazioni italiane Professional. Eccola:
Cari colleghi di squadre Professional,
dopo un anno e pochi mesi dall’entrata in vigore del Pro Tour ascolto, nei raduni di partenza delle corse ciclistiche, molte lamentele, espressione di impotenza nei confronti di questo regolamento, a causa del quale, noi, squadre rimaste fuori dal suo ambito di applicazione, abbiamo perso la visibilità che avevamo un tempo.
Il Pro Tour segnerà la fine delle nostre Squadre: gli sponsor, non godendo più della giusta considerazione, sono certo, non accetteranno più di sponsorizzare il ciclismo.
I giornali ci trattano come se fossimo degli “appestati”, abbiamo perso ogni visibilità. La stampa si interessa soltanto di corse Pro Tour ed esclusivamente di quattro o cinque corridori.
Tutto questo, a mio avviso, sta portando il ciclismo in un “buco nero” di disinteresse da parte del pubblico. Nessuno ha avuto il coraggio di analizzare l’affluenza di pubblico presente alla Tirreno – Adriatico e alla Milano – Sanremo: sarebbe bastato poco per constatare che sulle strade non c’erano spettatori, soprattutto nella “Corsa dei Due Mari”.
Sono marchigiano, molto attaccato alla mia terra, e conservo ancora le foto delle Tirreno – Adriatico degli anni Novanta. Ricordo che, a quei tempi, sul muro della “Corva” – una celebre salita di Porto San’Elpidio -, si accalcavano ai lati della strada circa 30.000 persone. Quest’anno sono rimasto scioccato e deluso nel constatare che le strade erano vuote.
Invito, noi Professional Team italiani e organizzatori, rimasti fuori dal circuito Pro Tour, a sederci attorno ad un tavolo per rilanciare il ciclismo italiano come era concepito negli anni ‘70 e ’80, e per articolare questo programma nei seguenti punti:
1) Faccio appello a tutte le Professional di matrice italiana ad affiliarsi l’anno prossimo alla Federazione Ciclistica Italiana.
2) E’ necessario rivalutare il nostro calendario nazionale e riportare il ciclismo laddove l’abbiamo fatto morire: in Sardegna, Sicilia,Calabria, Puglia e Campania, invece di correre in Paesi del nord Europa dove ci sono condizioni climatiche proibitive.
3) Bisogna organizzare un nuovo Giro d’Italia a carattere nazionale iscritto alla F.C.I. da disputarsi nel mese di giugno, dal momento che ci sono grossi gruppi commerciali disposti a sponsorizzarlo. A questo Giro parteciperebbero tutte le squadre italiane, un motivo per essere tutti italiani.
4) Il calendario italiano consentirà di stilare una nostra classifica nazionale.
5) Noi Team italiani potremmo stabilire delle regole. Una di queste potrebbe consistere, per esempio, nello stabilire il numero di corridori (circa 16). Oppure: la necessità di tassarci, insieme agli organizzatori, per costituire un fondo da utilizzare per finanziare e produrre le riprese televisive delle gare. Si tratterà di riprese televisive ad alto livello, con telecamere fisse, mobili, elicottero, da vendere alle televisioni nazionali (Rai, Mediaset, ecc…)
Questa è la mia proposta, che invito a valutare su un tavolo a cui, mi auguro, tutti intervengano, per giungere ad un accordo che porti alla creazione di un movimento intitolato: “Che non muoia il ciclismo italiano”. Bisogna salvare il ciclismo nazionale, che ha fatto la storia di tanti campioni, ed è parte integrante della nostra tradizione culturale.
Vincenzo Santoni
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