Bradley Wiggins: «Il mio sogno? Giro e Tour. E forse la Vuelta»»

PROFESSIONISTI | 11/04/2013 | 17:54
Bradley Wiggins sta per sbarcare nel nostro Paese, da martedì sarà al Giro del Trentino e visionerà alcune tappe del prossimo Giro d’Italia che lo vedrà tra i favoriti.

Wiggins, è vero che lei punta al Giro ma anche al Tour?
«Per molto tempo il Tour è stato l’unico obiettivo mio e del nuovo team Sky: vincere un Tour entro 5 anni con un corridore inglese. Ma io non ho mai voluto conquistare un Tour per poi vincerne un 2º e un 3º. Questo può essere l’obiettivo di altre persone, non il mio. Ho altre priorità».

Come il Giro d’Italia?
«Mi è sempre piaciuto, ma non riuscivo a metterlo in calendario perché pensavo al Tour. Ora posso provarci. Il Giro mi ha sempre affascinato, da ragazzino il sabato andavo a cercare i giornali italiani a Soho (quartiere di Londra, ndr) per leggere del Giro. Anche se magari erano vecchi di 3 giorni, per me restava l’avvenimento della settimana. Ho divorato pagine e pagine sul Giro».

Ricordi della Corsa Rosa?
«Ho visto il Giro in tv per la prima volta nel ’93, non era in diretta e non c’era ancora Internet. Era un video che mi ero procurato, davanti al quale ho passato tutto l’inverno allenandomi sui rulli. Non poter vedere in tv il Giro l’ha reso ai miei occhi ancora più affascinante. In camera appesi la foto di Indurain in maglia rosa, tra due muri di neve. Stupenda».

Primo inglese re del Tour, poi olimpionico a cronometro nella sua Londra: tutto nel 2012. La sua vita è cambiata?
«Sì. Rispetto a prima c’è molta più attenzione per tutto quello che faccio giù dalla bici. Ho detto di no a molti inviti per partecipare a quiz, trasmissioni tv, iniziative varie. Ma solo da gennaio sono riuscito a riprendere una vita normale, con allenamenti e gare».

Si aspettava un 2012 così ricco di vittorie straordinarie?
«È stata una grande stagione, nella quale ho centrato tutti gli obiettivi che mi ero prefisso. Ma poi mi sono chiesto: e adesso? Che faccio? Così è nata la nuova sfida al Giro. E magari dopo il Tour potrei correre anche la Vuelta. Ho deciso di fare quello che mi sento, senza condizionamenti da nessuno. Con un obiettivo in particolare: non deludere me stesso, l’ho fatto in passato e non voglio ripetere l’errore».

E che cosa dovrà fare soprattutto per non deludersi?
«Ancora più delle corse io amo gli allenamenti, la routine e il ritmo della preparazione, la disciplina necessaria per rispettare i programmi di lavoro, i sacrifici, la fatica. A me piace andare in bici, non diventare una star mediatica. E poi voglio stare il più possibile con la mia famiglia, e in modo riservato».

Grande pistard, ottimo cronoman e specialista di grandi giri: non è giunta l’ora di puntare anche a una grande classica?
«Mi appassiona la storia del ciclismo, anche per questo ho scelto il Giro. E delle corse di un giorno che vorrei vincere c’è prima di tutte la Parigi-Roubaix, anche se non è la sola. Mi piace l’idea di poter vedere un giorno il mio nome nell’albo d’oro di una classica monumento, quelle che fanno la storia. Poi ho un altro sogno, però: il Mondiale a cronometro».

Chi è stato importante per diventare un grande corridore?
«Mio padre era un ciclista e l’esempio l’ho preso da lui, ma non è stato la figura fondamentale. Sono quello che sono grazie a mia madre e mio nonno, che mi hanno spinto ad ascoltare e assecondare la mia passione».

A un certo punto della sua vita lei si lasciò travolgere dall’alcool. Perché? E come ne uscì?
«Ero giovane, ci sono finito dentro quasi senza accorgermene, faceva parte della cultura del tempo. Ma un giorno mi accorsi che per emergere bisognava lavorare duro e fare sacrifici. Più guardo indietro e più capisco quanto sbagliavo. Non ho davanti un numero infinito di anni da corridore, ma fino a quando gareggerò intendo farlo al massimo, affrontando tutti i grandi sacrifici di questo mestiere».

Qualcuno si è stupito dei suoi miglioramenti straordinari.
«Lo so. Credo di aver imparato molto dagli errori commessi, è stato un cammino lungo, uno scalino alla volta, che mi ha permesso di vincere i Giochi e un Tour. Spero non sia finita qui».

Chitarre, tatuaggi, basette, scooter... Wiggins è un hippie sopravvissuto o il modello del ciclista del futuro?
«Diciamo che sono un “mod”. Adoro il ciclismo, ma non è tutto per me. Mi piace la musica, però non per allenarmi, se mai per isolarmi da ciò che c’è intorno, e suono la chitarra per rilassarmi. Poi sono un appassionato di scooter italiani, quelli vintage. Ho una collezione di Lambretta, così come ne ho una di chitarre».

E i tatuaggi?
«Ne porto alcuni che mi ricordano le cose importanti della vita, soprattutto la mia famiglia».

Lei è stato molto duro con Lance Armstrong, definendolo un “bugiardo bastardo”. Perché?
«Ero un suo fan nel 1993, quando vinse il Mondiale. Fu una delle corse che mi ispirarono per diventare corridore: avevo 13 anni. Nel 1999 Lance vinse il Tour dopo essere guarito dal cancro e io lo ammiravo sempre di più. Poi ci ho corso contro e le cose sono cambiate. Quando ho visto la sua confessione doping in tv, è stato difficilissimo parlarne con mio figlio, che ha 7 anni ed era lì con me. Rabbia, collera, mi ha rotto il cuore. Ho dovuto spiegare a mio figlio tutte quelle cose e che suo padre aveva vinto la stessa corsa di Armstrong ma in modo diverso. L’unica consolazione è stata: non dovrò mai dire a mio figlio, come ha fatto Lance, che ho conquistato il Tour barando, ma che l’ho vinto solo con le mie forze».

Davvero il ciclismo è cambiato e non è più schiavo del doping?
«Certo. I ragazzi di oggi possono finalmente vincere grazie alle proprie forze. Stiamo affrontando i problemi avuti in eredità dal passato. Ma i tempi sono cambiati. Dobbiamo avere fiducia».

da «La Stampa» dell'11 aprile 2013 a firma Giorgio Viberti
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COMMENTI
Ecco, ricordiamoci di questa affermazione:
11 aprile 2013 18:34 Melampo
"L’unica consolazione è stata: non dovrò mai dire a mio figlio, come ha fatto Lance, che ho conquistato il Tour barando, ma che l’ho vinto solo con le mie forze".

E le classiche?
11 aprile 2013 21:11 mailman
Rimarrà qualcosa x gli altri?

L'essenza del Wiggins corridore
12 aprile 2013 16:43 Bartoli64
Credo stia tutta nella sesta risposta fornita in questa bella intervista.

E' esattamenre in quei momenti, ed in quelle situazioni, che si costruisce il Campione capace di vincere le corse più importanti e più difficili.

Bartoli64

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