MoserSaronni, una nuova sfida sul Lago d'Orta

LIBRI | 02/03/2013 | 09:52

Francesco Moser e Giuseppe Saronni
(in rigoroso ordine alfabetico) sono stati due campioni di ciclismo che hanno segnato un’epoca, quella degli anni settanta e ottanta. I loro nomi sono scritti nell’olimpo dello sport italiano e mondiale.
Moser, trentino, classe 1951, ha vinto (fra molto altro), un Mondiale su strada, un Giro d’Italia, tre Parigi-Roubaix, Milano-Sanremo e Giro di Lombardia ed ha battuto il Record dell’ora su pista.
Saronni, classe 1957, nativo di Novara, ma cresciuto a Buscate (Milano) ha vinto due Giri d’Italia, la Sanremo, il Mondiale, il Lombardia (due volte). Il primo era soprattutto potente e resistente; il secondo particolarmente scattante. Entrambi non erano bravissimi in salita (ma bravi, certamente sì!), ma tutt’e due erano dota ti di grande classe.
Fu vera gloria la loro? Possiamo dire sicuramente di sì e la dimostrazione è data proprio dal loro attuale aspetto. Moser ha 61 anni, ma ha la prestanza fisica di una persona molto più giovane. Quanto a Saronni, non fosse per qualche capello bianco, potrebbe essere scambiato per un quarantenne, anche se ne ha quindici di più.
Ma la loro storia sportiva non è fatta solo di aridi numeri o di traguardi vittoriosi, può essere scritta come fosse un romanzo, autore Beppe Conti: MoserSaronni - Duello infinito (MoserSaronni
scritto senza spazio fra i due cognomi) - Graphot edizioni, 352 pagine.
L’opera, molto corposa e ben illustrata,
è stata presentata all’Hotel San Rocco di Orta dal Rotary Club Orta San Giulio e dalla Fellowship italiana del Ciclismo Rotariano, evento sponsorizzato da Edilcus io di cui Franco Piola è presidente, così come lo è del sodalizio rotariano di Orta e della “Fellowship” nazionale, compagine che raduna tutti i ciclisti rotariani italiani.

«Io questa sera corono un sogno. Per me avere qui Francesco Moser e Beppe Saronni, poter rivivere i loro mitici duelli e sentire raccontare quello che ho vissuto da spettatore e appassionato con grande vigore è una gioia immensa. Beppe Conti ha scelto Orta per presentare il suo libro e ne sono grato .
Vedere poi una presenza così numerosa, con anche i ragazzi del Pedale Ossolano, Nuovi Orizzonti, Bici Club 2000 di Borgomanero mi fa veramente piacere” ha dichiarato Piola.
«Francesco non è ancora arrivato? Vedete, anche questa sera il primo sono io!» ha dichiarato subito Beppe Saronni all’arrivo. Il sorriso dei presenti si commenta da solo e fotografa il clima gioviale, partecipato e rilassato che ha contraddistinto la serata.
Moser e Saronni si sono prestati al tiro incrociato delle domande di Beppe Conti e ne è nato un duello verbale divertente, frutto di una rivalità che non si è mai assopita, pur rimanendo “sana e sincera”: interrotti più volte da scroscianti applausi d’approvazione per la battuta dell’uno (Saronni: più pronto e abile nell’eloquio, forse) e dell’altro (Moser: di poche parole, ma taglienti ed incisive). Il pubblico avrebbe continuato ad ascoltarli per ore.
Lo scorrere delle immagini a tutto schermo dei momenti più esaltati che hanno segnato la storia ciclistica e personale dei due grandi campioni, commentate in diretta e sollecitate dall’esperto Conti ha fatto da filo conduttore della serata. Non solo, a volte “il sale” è emerso proprio da Conti che r acconando le loro vicende “pretendeva” di conoscerle meglio dei protagonisti stessi.
Si scopre di Mondiali (quello di Praga 1981) in cui tutti avrebbero dovuto fare la corsa per Saronni, ma in tanti fecero di testa loro e vinse il fiammingo Maertens. In compenso l’anno dopo a Goodwood (Gran Bretagna), l’accordo ci fu e Saronni vinse. Una rivalità che emergeva forte nei Campionati italiani, come in quello del 1981 a Compiano (Parma) in cui uno sgarbo sportivo di Saronni (una sbandata che il rivale prese male) dette a Moser lo stimolo per dare il meglio e vincere.
Saronni abbandonò il ritiro dopo un duro scontro proprio con Moser “...se non sei capace di stare in bicicletta, non è un problema mio...” fu la sua reazione, ed oggi riconosce che forse furono parole esagerate!
Duelli che non si spegnevano nemmeno nei circuiti di paese che sovente sono poco più che esibizioni spettacolari: spesso avevano lo stesso agonismo di una “classica” proprio perché l’uno non voleva essere da meno dell’altro.
Chiamato ad esprimere un parere sulle possibilità di carriera del figlio Ignazio, al debutto quest’anno tra i professionisti e dotato di “un fisico ed un aspetto più da modello che da corridore” (secondo Beppe Conti) Moser lo definisce più “un
finissuer, uno alla Moreno Argentin, non un Saronni” Sarebbe s tato il colmo!
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