Scotto d'Abusco racconta la sua voglia di riscatto
| 10/12/2005 | 00:00 Da Donoratico in poi in seno al gruppo viaggerà un atleta deciso a riscattare una spiacevole esperienza; si tratta di Michele Scotto
D’Abusco, che torna ad attaccare il numero dietro le spalle dopo il licenziamento. Michele è nato ad Ischia il 5 marzo 1983 ed ha iniziato ad andare in bici all’età di 11 anni per seguire la passione del papà, cicloamatore. Da allievo si è subito trasferito in Toscana dove ha svolto tutta la sua carriera fino ad approdare, nel 2004, alla Lampre “Il primo anno mi sono trovato benissimo, ho potuto svolgere con serenità il mio lavoro, con un ottimo rapporto, soprattutto con i direttori sportivi - ha dichiarato il campano -. È stato un momento importante e positivo per me. Con l’avvento del Pro Tour quest’anno però è cambiato tutto, la squadra è diventata una vera e propria azienda dove ognuno aveva le proprie mansioni; così i rapporti umani sono stati messi un po’ da parte. Poi c’è stato l’episodio del Giro del Delfinato, con lo stop che mi è stato imposto a causa dei valori di ematocrito di poco superiori al consentito - qui il racconto si fa amaro -. Io so che altri corridori che non hanno la milza come me sono andati fino in fondo ed hanno ottenuto una certificazione che li mettesse al sicuro da controlli di questo tipo. La squadra, che aveva un problema di esubero d’organico,
a quel punto non ha avuto interesse però a tutelarmi. Io avevo degli impegni economici e con il licenziamento non ho potuto far altro che tornarmene ad Ischia, dai miei genitori. Mi sono trovato perso e abbandonato dal mondo al quale avevo dato molte delle mie migliori energie. Ma quello che mi ha fatto male davvero è che sono state usate misure diverse per lo stesso problema. Ho passato un momento davvero brutto della mia vita ed avevo deciso di chiudere la carriera”.
Poi cosa ti ha fatto risorgere?
“Avevo vissuto nel ciclismo per 22 anni ed ogni giorno è cresciuta in me la consapevolezza che non poteva proprio finire in quel modo. C’è stato allora l’interessamento della Ceramica Flaminia e il sentirmi di nuovo considerato mi ha dato la forza e la determinazione per essere di nuovo qui, nel mio mondo, il mondo del ciclismo. Ho un conto in sospeso con molti ed ho voglia di dimostrare a me stesso il mio valore e ci tengo a ricambiare la fiducia che hanno avuto qui in squadra”.
Come te lo immagini il 2006 in bici?
“Di sicuro ci sarà ancora più grinta e serietà del passato. Mi ritengo un buon passista scalatore e cercherò di mettermi in mostra più possibile. Se saremo invitati alla Milano-Sanremo farò di tutto per essere protagonista in una delle fasi della gara. La stagione poi è lunghissima ed io avrò le mie occasioni».
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