MAGLIA NERA. Minguez e il Giro visto all'incontrario
| 28/06/2012 | 09:24
Con colpevole ritardo - degno della maglia nera - vi proponiamo questo racconto di Guido Foddis, eclettico personaggio che ha seguito il Giro d’Italia a suo modo raccontandolo per Radio Popolare e concentrando la sua attenzione in particolare su... la coda del gruppo.
di Guido Foddis
Il Giro d'Italia del 2012 ha lasciato più di un appassionato appisolato davanti al televisore, in attesa di uno scatto in salita, di una fuga decisiva che non arrivava mai. Forse l'errore è stato solo concentrare lo sguardo, e le telecamere televisive, sulla testa della corsa, dove l'accrocchio dei migliori ciclisti aspettava l'ultimo chilometro di ogni tappone per regolare i propri conti e rimodellare di pochi secondi la classifica. Eppure c'è una competizione appassionante che ha segnato, fin dalle prime tappe in terra di Danimarca, la Corsa Rosa di quest'anno: la lotta per la Maglia Nera. Carica virtuale, da decenni non associata ad alcun tipo di casacca, la supremazia dell'ultimo tra gli ultimi mantiene ancora un fascino unico e intramontabile. E mai come quest'anno si era vista tanta partecipazione tra i tifosi delle strade del Giro nei confronti della Maglia Nera. La competizione per arrivare in coda alla classifica non era stata così movimentata dai tempi eroici di Malabrocca. Pronti, via! La Maglia Nera parla subito la lingua dei Paesi Baschi con Ivan Velasco Murillo, capace di accumulare quasi due minuti di ritardo nei nove chilometri del cronoprologo di Herning. Un vantaggio prezioso sui concorrenti diretti, che però il corridore di Euskaltel non è capace di amministrare nella seconda tappa, che stravolge la classifica e porta alla ribalta un ciclista belga, Ben Hermans. Grazie a un attacco fulminante di dissenteria taglia il traguardo con circa dieci minuti di ritardo e fa sua la maglia virtuale. Il distacco dal penultimo si aggira intorno ai sette minuti, in apparenza è incolmabile. Eppure il primato di Hermans dura appena un paio di tappe. Gli avversari avanzano, la competizione si infiamma, e la Maglia Nera già dopo la cronometro a squadre di Verona cambia padrone: è Dennis Van Winden della Rabobank, tallonato però da Miguel Minguez Ayala, altro corridore Euskaltel determinato a riportare in squadra quanto era stato tolto al compagno Murillo. L'impresa del ciclista basco è solo rimandata al giorno successivo, nella pianeggiante tappa che attraverso la via Emilia pilota il Giro d'Italia nelle Marche: Ayala va in fuga alla rovescia insieme ad un drappello di aspiranti ultimi, tra cui spicca a sorpresa una recente Maglia Rosa, il simpaticissimo Taylor Phinney. Proprio questo è il tema di discussione del giorno, per chi sa leggere tra le righe le appassionanti vicende del ciclismo. E' l'abiura di un corridore che ha assaporato il successo, scalato la vetta, è stato abbagliato dai flash e inseguito dalle telecamere. Evidentemente deluso dall'esperienza come vincente, Taylor Phinney si spoglia di ogni velleità rosa e si cala con umiltà e determinazione nella lotta per la conquista della Maglia Nera. Al termine della tappa di Fano il suo distacco da Minguez Ayala è di dodici minuti, un ostacolo che cercherà di limare tappa dopo tappa. L'avvincente battaglia per arrivare ultimi al Giro d'Italia 2012 non concede tregua, e il primo ad accorgersene è Van Winden. Tormentato dai dolorosi postumi di una caduta, deve rinunciare alla competizione e lascia il Giro d'Italia, tra lo sconcerto dei tifosi e il sollievo dei diretti concorrenti. Alla vigilia delle grandi montagne è ormai definito il lotto dei ciclisti che si contenderanno la Maglia Nera del 2012. Al predominante Miguel Minguez Ayala si contrappongono il già citato Taylor Phinney, il trentottenne velocista inglese Jeremy Hunt, ed i suoi colleghi di volata Theo Bos e Andrea Guardini. Ed è proprio quest'ultimo, astro nascente del ciclismo italiano, a compiere un'autentica impresa: nelle tappe con arrivo in salita di Cervinia, Pian dei Resinelli e Falzes, colleziona due ultimi ed un penultimo posto, marcato a uomo da Theo Bos, che proprio nel velocista veronese ha individuato l'avversario più pericoloso da tenere a bada. Ma il ritmo di Guardini è indiavolato, e anche un guerriero come Bos deve gettare la spugna e ritirarsi durante la tappa di Cortina d'Ampezzo. Il cospicuo distacco in classifica del velocista veronese rispetto a Miguel Minguez Ayala si è ormai ridotto ad una ventina di secondi. Taylor Phinney non può far altro che osservare i due protagonisti dall'alto del suo terzultimo posto. Il sogno di vedere, per la prima volta nella storia del Giro d'Italia, la Maglia Rosa della prima tappa diventare Maglia Nera della classifica finale, appare compromesso in maniera irrimediabile. Anche le telecamere della Rai, forse deluse dall'avarizia di emozioni nella corsa di vertice, cominciano ad interessarsi alla battaglia per l'ultimo posto, con interviste e reportage. Si accodano, in colpevole ritardo, gli sponsor. E' evidente che chi sta in coda alla classifica abbia diritto ad un riconoscimento, se non proprio in denaro, almeno in beni di consumo. Il primo a rendersene conto è Marzio Bruseghin, veterano del plotone dei ciclisti impegnati nella corsa. Oltre ad essere uno dei corridori più amati dai tifosi del Giro, Marzio è anche produttore di prosecco, ed anzi del pregiato vino della Marca è sempre stato il testimonial per antonomasia. Così Bruseghin decide di mettere in palio una cassa di sue bottiglie al vincitore della Maglia Nera, dando così ulteriore appetito alla competizione per questa classifica. La tappa con arrivo a Vedelago, ultima chance per i velocisti superstiti del Giro d'Italia, regala un'inaspettata emozione. Andrea Guardini, proprio lui, il penultimo in classifica in grande rimonta, si toglie la soddisfazione di sverniciare il campione del mondo, Sua Maestà Cavendish, cogliendo uno storico successo. Le vittorie, si sa, fanno morale. Il velocista veronese affronta il giorno successivo i tornanti di Pampeago alla moviola, e conquistando per la terza volta l'ultima posizione di tappa sorpassa l'incredulo Miguel Minguez Ayala nella classifica generale a rovescio. E' dunque Guardini, dopo un lungo inseguimento, la nuova Maglia Nera, a sole due tappe dalla conclusione della corsa a tappe. "Se riesco a tenere botta, a stare nel tempo massimo domani sullo Stelvio, ormai è fatta. A cronometro vado discretamente piano, quindi a Milano mi basterebbe amministrare il vantaggio" afferma ai cronisti presenti a Pampeago. Gli dei dello sport però sono lunatici, e la giornata successiva si rivelerà fatale a Guardini, forse punito proprio per il suo trionfo a Vedelago. Come può un vincente vestire la Maglia Nera? Il povero Miguel Minguez Ayala, dopo oltre una settimana di dominio assoluto in coda alla classifica, si sente defraudato di un traguardo che ormai sentiva suo. Come non bastasse, Ayala è un grande estimatore del prosecco di Bruseghin, che si chiama Amets: un nome basco. Come lui, come la sua Euskaltel. Amets, come il nome del suo compagno di squadra Txurruka. "Amets" nella lingua basca significa "sogno". Il sogno di Ayala si concretizza sul Passo del Tonale, quando la giuria del Giro d'Italia, con lo zelo implacabile che si riserva agli ultimi e che spesso viene risparmiato ai grossi nomi, coglie Andrea Guardini agganciato al traino di un'ammiraglia. L'infrazione potrebbe costargli una multa salata, invece gli vale una squalifica immediata. Guardini scende dalla bicicletta prima di affrontare il Mortirolo. Mortificato. E' l'ultimo colpo di scena. Miguel Minguez Ayala viene incoronato a Milano Maglia Nera del Giro d'Italia 2012, con cinque ore e mezza di distacco dal vincitore in rosa Hesjedal. In pratica, ha accumulato una tappa intera di ritardo. La cerimonia di premiazione è molto sobria, si svolge intorno al caravan della Euskaltel, mentre ancora i primi in classifica stanno battagliando per la Maglia Rosa. Miguel ha già fatto la doccia, si consegna ai taccuini dei cronisti rilassato e riposato, nonostante le tre settimane di gara e le migliaia di chilometri nelle gambe.
Cosa si prova in un momento come questo? "Gioia, tanta gioia. Vedere il traguardo di Milano oggi dà un senso a tutta la fatica spesa in bicicletta. E' stata davvero dura." C'è stato un momento in cui hai pensato di non farcela? Quando invece hai capito che l'ultimo posto in classifica generale poteva essere tuo? "La conferma l'ho avuta solo ieri, quando Andrea Guardini è stato fermato dalla giuria. Era il mio avversario più pericoloso, e stava andando davvero piano sulle salite. Però ho pensato di farcela già dalla tappa di Vedelago. Andrea aveva vinto la volata, e nel ciclismo c'è un patto non scritto, una regola di convivenza. Se a Guardini va la vittoria di tappa, allora la maglia in classifica spetta a me." Vale più la soddisfazione per l'ultimo posto, o la cassa di bottiglie di prosecco che ti ha regalato Bruseghin? "Il prosecco, senza dubbio. Le statistiche sono importanti, ma una bottiglia di vino ha sempre un valore aggiunto. Non hai idea di quanti premi mi hanno consegnato oggi i tifosi del ciclismo. Li ringrazio tutti, di cuore. Dedico a loro il mio ultimo posto." Quali sono i tuoi progetti per il proseguo di stagione? Andrai al Tour de France? "No." Olimpiadi? Vuelta? "Neanche per scherzo. Da adesso in poi, mi dedicherò solo una meravigliosa vacanza." Complimenti Miguel Minguez Ayala, Maglia Nera del Giro d'Italia 2012.
NOTE Guido Foddis ha dedicato alla Maglia Nera del Giro d'Italia un brano del disco “La Repubblica delle Biciclette”. La canzone, interpretata insieme a Davide Cassani, si può scaricare gratuitamente sul sito www.repubblicabiciclette.it
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