I VOTI DEL DIRETTORE. Nessuno parla di Pinotti e Boaro

| 08/05/2012 | 17:31
di Pier Augusto Stagi

Taylor PHINNEY. 8. È un ragazzo in gamba e lo ha fatto vedere subito, anche se adesso ha un piede a pezzi. È un ragazzo che ha testa, cuore e polmoni, ma ieri sera al pronto soccorso di Verona è stato preso a calci nel fondo schiena. Immagine metaforica e metà no, per dire che nonostante fosse arrivato dalla Danimarca alle nove di sera, con un profondo taglio al piede destro e un morale un po’ livido, nessuno si è occupato di lui. C’era troppa gente. C’erano troppo codici rossi, e per la maglia rosa nessun lasciapassare. Per fortuna Soave non è stato solo il nosocomio che avuto il buon cuore accoglierlo, ma anche la sua nottata. Taylor, benvenuto in Italia (voto 5).

Manuele BOARO. 7. In Danimarca c’è andato per farsi vedere dal mondo. Prima, l’anno scorso, per avere dalla Saxo Bank di Bjarne Riis la qualifica di ciclista professionista (diciamolo senza tanti giri di parole: nel nostro Paese nessuno lo considerava), e adesso per farsi conoscere anche dagli italiani. È quarto in classifica generale. Ma domani dalla crono di Verona può trarre ancora qualcosa di buono.

Marco PINOTTI. 7. Si parla poco di lui, ma a Marco la cosa non dispiace neanche un po’. Lui è abituato a non avere i coni di luce puntati. Preferisce fare piuttosto che dire. Preferisce essere anziché apparire. Sarà senz’altro protagonista, senza passare da comparsa.

Tyler FARRAR. 5. È stato anche un po’ sfortunato, come la gran parte dei velocisti che sono stati coinvolti tutti i giorni in una caduta, ma in ogni caso, soprattutto nella volata di Horsens ha dimostrato di non essere al top.

Sacha MODOLO. 5. Sempre al vento. Sempre poco cattivo. Sempre fuori dai giochi prima della volata. Non deve temere di perdere, per sperare di vincere.

Thor HUSHOVD. 5. Uomo del nord, era vicinissimo a casa sua e, francamente, pensavamo che si sarebbe buttato nella mischia maggiormente. Al momento si è fatto notare per assenza.

Daniele BENNATI. 5. Fatica ad ingranare. Non riesce ad arrivare mai in zona tiro. Rimane sempre imbottigliato in qualche ingorgo. Non ha l’accelerazione per poter rimediare anche a qualche rallentamento. Per il momento è un Giro difficile.

Francesco CHICCHI. 5. Vale lo stesso discorso fatto per Daniele, eppure sta bene e a questo Giro ci è arrivato anche con il morale a mille per aver vinto cinque corse. Ma qui è tutta un’altra storia, con la speranza che presto ne scriva una anche lui.

Roman KREUZIGER. 7. È partito bene, poteva anche fare meglio se fosse scattato nella crono iniziale con gli ultimi, ma è lì, ben messo, per incominciare il suo Giro della maturità.

Ivan BASSO. 7. Sorridente, sereno, maturo e disponibile più del solito, ha disputato una bella cronometro, poi sempre attento e lucido grazie anche ai suoi compagni (voto 7) che l’hanno sempre tenuto ben coperto nelle prime posizioni. Ora da Verona inizia il Giro, quello d’Italia per l’Italia. Lui è il portabandiera.

Michele SCARPONI. 4. È partito al rallentatore, ma dopo lo smacco della crono l’abbiamo visto sereno e sorridente come ai vecchi tempi. È solo un po’ in ritardo, ma non è detto che alla fine non arrivi puntuale.

Damiano CUNEGO. 4. Sulla carta starebbe anche meglio di Michele, ma al momento non si sono notate differenze: sono andati pianino entrambi. Però mai dare per morto il Piccolo Principe. Quando meno te lo aspetti lui te lo trovi sempre lì, pronto a lottare con i migliori. Come un piccolo re.

Frank SCHLECK. 5. È qui, al Giro, ma gioca a nascondersi. Al momento lo giudichiamo per la sua crono iniziale, che è andata così
così, in attesa che «the big brother» faccia grandi cose anche da solo.

Joaquin RODRIGUEZ. 7. Gli spagnoli sono sicuri che sarà il grande protagonista della corsa rosa e per il momento è lì, ben messo, senza aver sprecato nemmeno un colpo di pedale. Lui è pronto a scattare, guai a lasciarselo sfuggire.

Domenico POZZOVIVO. 8. Dai mari del nord poteva esser spazzato via, invece si è aggrappato alla sua Colnago ed è riuscito a rimanere ben saldo per terra e anche ben messo in classifica.

José RUJANO. 5. Degli uomini di classifica è forse quello che ha pagato più di tutti, ma è anche vero che il piccolo scalatore venezuelano aspetta ben altri terreni per prendersi le sue rivincite.

Diego ULISSI. 6. Tranquillo, serafico, a disposizione della squadra, di Scarponi e Cunego, ma intanto è già lì, ben posizionato, meglio dei suoi capitani.

Alfredo BALLONI. 7. Ha la maglia azzurra dei gran premi della montagna, ha passato più tempo in fuga che in gruppo, si è spolmonato come pochi, in Danimarca la Farnese Vini è stata tutta sulle sue spalle: o meglio, dietro.

DEMARE e SOUPE. 6. Due giovani velocisti, che si sono messi in mostra con la personalità dei predestinati.

Matthew GOSS. 7. Ha vinto una tappa, la seconda in carriera dopo quella di Cava dei Tirreni nel 2010. Ha battuto Cavendish perché abbattuto da Ferrari. Ma lui c’è sempre. 

Giovanni VISCONTI. 5.
È un lottatore. Un attaccante nato. Ci saremmo aspettati qualcosa anche sul mare del nord in attesa di Lago Laceno.

Mark RENSHAW. 5. A Herning (sesto) in pratica tira la volata a Mark Cavendish: come ai vecchi tempi. A Horsens ottiene un quinto posto. Troppo poco per uno come lui.

Dario CATALDO. 6. Può essere l’anno giusto. Non diciamo di più. Toccando ferro.

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