Il Giro torna a casa dalla Danimarca esibendo una faccia nuova in copertina: nel punto più a nord mai toccato dal ciclismo, Taylor Phinney ha scoperto in fretta cosa sia quella vita in rosa che come tanti altri sognava. Non solo lustrini e pailletes: come tutte le medaglie, anche questa ha il suo rovescio. O lato B che dir si voglia: non sempre avere un didietro significa fortuna. Se ne accorge già il primo giorno Taylor, americano svezzato a pane e ciclismo in Italia: al rientro in albergo, nella ridente Herning, dove il sole tramonta quando in giro non c’è più un cane, pensa di godersi la sua prima vittoria con una degna festa. Magari mangiando una pizza, il suo piatto preferito. Come non detto: prima di buttarsi a letto, gli viene concesso un veloce brindisi con un bicchiere di champagne, che il team ovviamente fa mettere sul conto della sua camera. E’ un primo indizio. Il secondo arriva in coda a una giornata iniziata con una serie di impegni istituzionali, dove gli tocca persino ricevere sul palco e intrattenere il principe ereditario danese. Toccando la ruota di un compagno, Phinney scopre che un capitombolo in rosa non è poi così diverso dagli altri. Il tempo di rialzarsi, guardarsi intorno e ritrovarsi solo come uno di quei cani che non aspetta il calar del sole. Sulla strada dove il giorno prima ha vinto, gli tocca rifare la cronometro: stavolta per salvar la maglia. Banale più della caduta è la scusa dei compagni quando gli vanno incontro: ‘Scusaci Taylor, ma vestito così non ti avevamo riconosciuto’. Così vestito, Phinney si sottopone al rito quotidiano della conferenza stampa: gli chiedono della sua prima giornata in rosa, della caduta e delle emozioni provate e lui risponde in perfetto italiano. Ma la domanda più imbarazzante arriva dall’interprete dell’organizzazione: sapendo che il ragazzo è americano, gli chiede se può provvedere lui alla traduzione. Lo consola il compagno Pinotti, esperto di Giro e di maglie rose: ‘A te è andata meglio: un anno fa, quando ho conquistato la maglia a Torino, mi hanno nascosto ai giornalisti’. Nel suo nuovo ruolo, ha ancora qualche ostacolo da superare: tra i più urgenti, liberarsi dell’amoroso abbraccio della madre Connie, campionessa olimpica della bici, che lo segue ovunque, persino nelle riunioni tecniche della squadra. Essendo cresciuto a casa nostra, Phinney ha già capito che dovrà pazientare fino a domenica prossima: è il giorno in cui alla mamma si fa la festa. Una vitaccia. Che è soltanto all’inizio: anche il terzo giorno si chiude con Phinney che ruzzola di nuovo. Stavolta in volata: anziché in bici, il bimbone americano arriva al traguardo in ambulanza. Lo fa per poter salire sul palco delle premiazioni, mentre l’organizzazione sta pensando di preparargli una maglia nuova: se continua di questo passo, viola.
La frase del giorno. ‘Fra me e Cunego c’è grande armonia’ (Michele Scarponi annuncia che in squadra stanno mettendo in piedi una band musicale).
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