Cozzaglio interviene sul ciclismo Milanese e Lombardo

| 16/03/2011 | 14:54
Il presidente del Comitato Provinciale di Milano della FCI, Walter Cozzaglio, si è soffermato ad analizzare la difficile situazione  del ciclismo nella sua provincia. Un intervento accorato che vi proponiamo integralmente:
«Buona sera a tutti, questo convegno voluto e organizzato dal Team Galbiati con il patrocinio del nostro Comitato Provinciale della FCI, offre l’occasione di un incontro con le istituzioni e la politica con le quali vogliamo collaborare per avviare un confronto costruttivo che porti alla realizzazione di piste e impianti ciclabili e di percorsi riservati in giorni e ore della settimana alle due ruote. Vorremmo pure riuscire a semplificare e velocizzare tutti gli aspetti burocratici che gravitano attorno all’organizzazione delle gare ciclistiche. Vorremmo anche che si assumessero delle serie iniziative per spiegare agli automobilisti l’art. 9 del Codice della Strada che prevede quando passa una vettura con il cartello “Inizio gara ciclistica” l’obbligo a fermarsi e lasciare libera la carreggiata. Tutto ciò non lo dicono nemmeno nelle scuole guida. Vi chiedo di attivarVi presso le istituzioni che rappresentate per sanare questo deficit informativo. Il mondo delle due ruote che veniva dato anacronistico e quindi superato rispetto all’era muscolare dei SUV, si sta prendendo una sonora rivincita mettendo in bicicletta migliaia e migliaia di persone, Le motivazioni che portano migliaia di persone in bicicletta sono diverse e spaziano dalla domanda sempre più diffusa di attività all’aperto, alla ricerca di una mobilità pulita, alla difesa della salute e dell’ambiente e, perché no, anche al desiderio di praticare il ciclismo agonistico che è poi la vocazione principale della FCI. Voglio ricordare che lo sviluppo del turismo sportivo è stato riconosciuto ufficialmente nel nuovo Codice quale risorsa per stimolare e riqualificare l’offerta turistica delle nostre città e dell’intero Paese. E’ di questi giorni la decisione della Città di Mantova, in nome della qualità dell’aria e per una città più vivibile, di svilupparsi in esclusivo favore della bicicletta. Tutto ciò si può fare anche in Milano e nel suo hinterland, magari collegandolo al grande evento del 2015. Ridurre il traffico per rendere le città più vivibili, più respirabili e più sicure non è più rinviabile e passa obbligatoriamente attraverso un progetto che veda lo sviluppo delle due ruote, con la realizzazione di una rete ciclabile e di percorsi riservati che si connettono tra loro, l’hinterland, i centri sportivi, gli impianti ciclabili, i grandi parchi, i navigli ed i centri di pubblico interesse. All’interno di questo progetto devono trovare spazio gli impianti ciclabili. Credo di non essere smentito se affermo che la FCI è tra le Federazioni sportive quella che ha chiesto poco o niente alle amministrazioni in termini di impiantistica, e ciò per il semplice motivo che siamo cresciuti nella convinzione che i nostri impianti fossero le strade e, considerando il gran numero di strade esistenti, eravamo anche invidiati dalle altre discipline sportive. Purtroppo queste strade sono diventate impraticabili. L’unico giorno favorevole è la mattina dei giorni festivi. E’ del tutto evidente la difficoltà per gli amanti delle due ruote a districarsi nel traffico cittadino, inoltre notiziari e giornali diffondono sempre più frequentemente notizie di incidenti stradali che coinvolgono utenti in bicicletta con conseguenze spesso mortali. E’ pure del tutto evidente l’impossibilità di sviluppare un’attività promozionale tra i giovani ed i giovanissimi. A tale proposito la verifica dei numeri è impietosa. Su circa 40 Società di Milano affiliate alla FCI nessuna ha tesserati della categoria giovanissimi, nell’hinterland resiste una Società storica come il Pedale Sestese e si sono sviluppate, tra grandissime difficoltà, in Corsico e Buccinasco due società che svolgono attività giovanile. In questo periodo si è aperto un tavolo di lavoro, voluto dall’Assessore allo Sport del Comune di Milano sig. Alan Rizzi, con l’obiettivo di dare nuova vita all’impianto più blasonato del mondo e cioè il velodromo Vigorelli. La nostra Federazione ha confermato il sostegno tecnico all’operazione unicamente con una destinazione promozionale con scuole di avviamento e di educazione stradale a breve scadenza, ed a lunga scadenza anche la disponibilità a gestire l’impianto dopo averlo rigenerato, recuperando spazi per le palestre, per un centro di medicina sportiva e di riabilitazione e per una destinazione commerciale degli spazi esterni. Naturalmente se ciò andrà a buon fine come ci auguriamo, sarà un grande passo che però non risolverà la necessità di spazi e impianti ciclabili in Milano ed il suo hinterland. La messa in sicurezza con impianti ciclabili non è prerogativa solo dei giovanissimi, ma riguarda altri mille tesserati della FCI, a cui si aggiungono quelli di altri enti e soprattutto quelli dei cosiddetti senza tessera che vi assicuro sono un numero elevatissimo. Per questo i cosiddetti impianti ciclabili, lunghi anche un solo chilometro, meglio se più lunghi, inseriti in centri sportivi o parchi danno una risposta ottimale alle esigenze di poter pedalare in tranquillità e sicurezza. Vi parlo per esperienza diretta in quanto abito a Carugate, una cittadina a 10 km da Milano, dove da circa trent’anni c’è un impianto di questo genere, frequentatissimo e molto apprezzato da grandi e piccoli proprio per la funzione di salvaguardia dai pericoli della strada. Sono cosciente che i fondi a disposizione delle amministrazioni, soprattutto in questo periodo, sono limitati, ma questi impianti hanno un costo modesto, costano meno del solo impianto di illuminazione di un campo di calcio, ma la loro funzione sociale è molto più elevata, consentono lo svago e l’attività fisica salvaguardando l’incolumità di grandi e piccini. Questi impianti si possono e si devono fare! Qui terminava il contributo di idee e proposte del Comitato Provinciale di Milano e Monza e Brianza della FCI, sennonchè oggi sfogliando il giornale ho trovato, una sopra l’altra, due notizie non proprio positive. Una sulle difficoltà del Comune di Milano a mantenere gli impegni sul bike sharing. L’altra sul Pirellone che approva solo 19 progetti di piste ciclabili su 248. Io che sono ottimista di natura voglio pensare che le due Amministrazioni siano come alcuni nostri atleti che durante una gara attraversano momenti difficili che con volontà e impegno superano, arrivando al traguardo e molte volte vincendo anche la gara! Termino convinto che sarà sicuramente così!».
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