DENTRO IL GRUPPO. Ragazzi, io guardo solo a Parigi

| 21/07/2010 | 09:40
Capita, ragazzi. Purtroppo capita anche a me. Temevo le cadute, temevo il pavé della Roubaix, temevo i ventagli del nord, le discese alpine e pirenaiche, ma quello che devi realmente sperare è quello di non ammalarti.
Forse ci si ammala anche quando il fisico non è proprio al top, quando comincia a reclamare e va in riserva, così lunedì mattina, alla partenza da Pamiers ho sentito subito che c’era qualcosa che non andava. Mi sentivo intorpidito e la gola pizzicare. Alla sera sono arrivato affaticato oltre modo, non da me, che se ho una qualità è proprio quella del recupero. Il dottor Emilio Magni mi ha subito visitato e mi ha detto: “ragazzo, ci siamo, hai una bella tracheobronchite”. In verità avevo anche qualche linea di febbre. Magni mi dà subito degli antibiotici e me la butta lì: “Se fossi i te non rischierei di strapazzarmi, evita di fare la tappa di domani”. La mia risposta non si fa attendere: “Dottore, io ci dormo sopra, ma non sono solito ritirarmi”. Il risveglio è quello che è. Mi sento con le ossa rotte, ho le placche in gola, tossisco come un ossesso. Magni ci riprova: “Ivan, evita di friggere...”. Io parto. Il brutto è che quelli là partono a tutta. Le gambe rispondono, ma la vera difficoltà è trovare l’aria da respirare: mi sembra di soffocare. Ad un certo punto penso di mettere piede a terra, non riesco a reggere quel ritmo sul Col de Peyresourde, affrontato subito in partenza. Mi rialzo, lascio fare, penso a trovare una buona respirazione, vado su con il mio passo: le gambe ci sono. Sei ore e 5 minuti di su e giù per i Pirenei, con Koren, Quinziato e Vandborg a scortarmi fedeli. A Stefano Zanatta, il mio tecnico in ammiraglia uno dico di andare avanti, “segui pure
Roman (Kreuziger, ndr)”, con me resta Alberto Volpi, l’ammiraglia due. Vado su con un gruppetto di velocisti. La gola mi dà fastidio, le gambe sono meglio del previsto. Oggi è giorno di riposo. Giusta occasione per fare anche un lastra ai polmoni. Poi si riprende. Perché io a Parigi ci arrivo.
 
«Dentro il gruppo» rubrica a firma di Ivan Basso
da Il Giornale del 21 luglio 2010
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