Lutto. Addio a Beppe Ogna, fu iridato della pista

| 09/05/2010 | 16:05
A 76 anni è scomparso uno dei campioni bresciani più stimati e amati dal pubblico. E' stato un velocista di grande valore negli anni '50 e '60 Tra i trionfi il mondiale dilettanti su pista al Vigorelli di Milano e il bronzo all'Olimpiade di Melbourne nel '56.

Il signore del ciclismo mondiale se n'è andato. All'età di 76 anni è scomparso Beppe Ogna, eccellente velocista degli anni '50 e '60. Beppe ha lasciato la scena in silenzio, come in silenzio aveva vissuto i momenti più belli della sua carriera costellata di successi di grandissimo prestigio. Mai una frase fuori posto, mai un'esultanza esagerata: sempre misurato come lo è stato anche nella vita. Un male incurabile l'ha costretto alla resa nonostante la forte fibra e la costanza nel combatterlo. Ha dovuto arrendersi dopo aver lottato strenuamente con il conforto della moglie Mariolina e delle figlie Laura e Elena. Marito e padre esemplare ha costruito la sua vita passo dopo passo, senza clamori, ammirevole sulle piste di tutto il mondo e nella vita quotdiana.
IL CICLISMO BRESCIANO piange uno dei suoi campioni più rappresentativi, da anni lontano dalle scene ma nel cuore di chi guarda a questa disciplina con interesse e entusiasmo. Dopo aver concluso l'attività agonistica, insieme al fratello Angelo, ha realizzato un centro tennis a Rezzato, uno dei più attrezzati della provincia, dove ragazzi e campioni si sono alternati continuamente nel nome dell'agonismo più sano. Ritiratosi verso la metà degli anni '60, è apparso raramente in pubblico: solo in circostanze dove la sua presenza era necessaria ha risposto agli inviti.
Tra le ultime presenze in pubblico la serata organizzata dall'amministrazione provinciale a Palazzolo sull'Oglio, cinque anni fa, quando gli venne consegnato un diploma per i suoi fantastici successi.
Amico del Memorial Marilena ha spesso figurato tra gli ospiti della manifestazione di Ospitaletto, senza peraltro pretendere attenzione o la ribalta. Una persona perbene, una di quelle che raramente capita di incontrare. Un esempio da imitare come quando correva. Era stato invitato anche a una riunione su pista a Montichiari insieme a Mary Cressari, Sante Gaiardoni e altri ex campioni di valore, ma non rispose all'invito per i problemi che da tempo ne minavano il fisico: «Ho un problemino da risolvere, mi scuso con gli organizzatori, ma cercherò di farmi perdonare quando sarò guarito perché la pista l'ho ancora nel cuore».
Quella frase risuona ancora nelle nostre orecchie ed è pesante come un macigno, perché è stato l'ultimo contatto con il caro amico. Poi è stata la carissima moglie Mariolina a fare da tramite con gli amici perché lui con grande pudore ha preferito il silenzio. Com'era vissuto, del resto.
BEPPE OGNA è stato un grande del ciclismo internazionale e ha iniziato la carriera con la maglia giallonera dell'As Erbitter Gavardo del comm. Leo De Luca. Velocista di rango, nelle categorie giovanili ha vinto numerose corse su strada: soprattutto quelle pianeggianti dove riusciva a mulinare le pedivelle a velocità supersonica. Da ragazzo ha alternato l'attività su strada a quella su pista. Poi è diventato uno dei pistard più forti del mondo.
Ha vinto il campionato italiano di velocità su pista nella categoria dilettanti nel 1954, poi ha concluso secondo le edizioni del 1955 e 1956 battuto prima da Pinarello e poi da Pesenti. Nel 1955 ha conquistato l'alloro più importante della sua carriera vincendo il campionato del mondo sulla magica pista del Vigorelli a Milano, dove riuscì a battere l'argentino Batiz al termine di tre prove a dir poco esaltanti. Sconfitto nella prima volata, si è rifatto nella seconda sorprendendo l'antagonista con uno sprint a lunga gittata. Fenomenale nella bella dove si è buttato verso il traguardo a doppia velocità.
In quel Mondiale l'Italia collezionò altre due vittorie con Antonio Maspes e Guido Messina, mentre Leandro Faggin mancò il bersaglio per mera sfortuna. Erano gli anni in cui la pista italiana era governata da Guido Costa, tecnico numero uno al mondo. Con gli esperti e bravi Cappellaro e Riccardi il nostro campione ebbe la fortuna di crescere piano piano fino a esplodere nella metropoli lombarda davanti a 15 mila spettatori entusiasti. Una vittoria fantastica per un campione vero.
UN ANNO dopo sul velodromo olimpico di Melbourne fu terzo nel tandem in coppia con Pinarello, conquistando la prima medaglia olimpica del movimento ciclistico bresciano. L'anno dopo «Peppino» passò professionista con l'Ignis di Antonio Maspes collezionando un altro titolo italiano nel 1958, battendo proprio il fuoriclasse milanese.
Ai campionati italiani del 1961 e del 1963 concluse terzo. Tra la prima vittoria al campionato italiano e il terzo posto del '63 colse numerosi successi in tutto il mondo: da Parigi a Copenaghen; da Zurigo a Milano; da Vienna a Dortmund; da Stoccarda a Monaco. Senza proclami fuori luogo. Mai. Un atleta vero, forte e rispettoso degli avversari, cui il nostro ciclismo deve molto. Uno dei due bresciani con Benedetto Pola ad aver vinto il Mondiale su pista: il corridore di Borgosatollo nel 1934 a Lipsia, 21 anni dopo a Milano Ogna. Entrambi sotto le direttive del «Mago» Riccardi.

da Brescia Oggi
a firma di Angiolino Massolini
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