Tour: il lungo giorno degli auricolari

| 14/07/2009 | 09:05
Ci siamo. Il Tour si prepara a celebrare la festa nazionale francese con una delle sue giornate più lunghe, quella "senza radioline".
A poche ore dal via di Limoges, la polemica divampa: 14 squadre hanno firmato una petizione tardiva, Pat McQuaid si dice impotente in quanto la
decisione è stata presa dal Consiglio Direttivo dell'Uci, i corridori non sono contenti, gli organizzatori gongolano in nome dello spettacolo (presunto).
Ma come al solito a perdere è il ciclismo: tutte le componenti del nostro sport hanno commesso almeno un errore in questa vicenda...
1 - Le squadre come sempre si sono mosse in ritardo. Si parla da anni di questa possibilità, da mesi la Aso ha presentato richiesta ufficiale all'Uci, il 19 giugno la richiesta è stata approvata e il 3 luglio se ne è parlato nella riunione tecnica Pre Tour. Eppure la protesta  ufficiale arriva a 48 ore dalla tapppa. Perlomeno incredibile.
2 - L'Uci accetta supinamente tutto quanto viene chiesto dalla Aso. Lo sanno anche i muri che Formula 1 e Moto Gp - spesso indicati da McQuaid &C. come punto di riferimento -, ma alnche il calcio e tutti gli altri sport, quando devono sperimentare soluzioni si rivolgono a categorie e gare minori. Invece il ciclismo no: per sperimentare - perché tale è la scelta di correre senza radioline, visto che da oltre quindici anni i corridori le utilizzano sempre - sceglie la vetrina più importante. Una soluzione perlomeno ridicola.
3 - I corridori una volta di più dimostrano di essere l'anello debole della catena, caratterizzato da una associazione che altro non è che una marionetta nelle mani dell'Uci. Si criticava tanto la gestione Moser, ma con Vasseur l'impressione è che le cose siano notevolmente peggiorate.
Così ci troviamo al punto che oggi una foratura nel momento sbagliato può mandare all'aria un anno di preparazione e, perché no?, anche di guadagni.
4 - La Aso vince il premio "ridicolo d'oro". Domenica ha posto il Tourmalet a settanta chilometri dal traguardo e oggi impone lo stop alle radioline nel nome dello spettacolo... Forse sarebbe meglio se facessero pace con se stessi. Nessuno vieta di tornare indietro nel tempo, ma allora facciamolo con coerenza: togliamo l'asfalto sulle strade di montagna, appesantiamo di cinque o sei chili le biciclette, rimettiamo il puntapiedi e lasciamo a casa i meccanici. Anche per tutta la durata del Tour... Ma si abbia la coerenza di lasciare anche al principe Alberto II i suoi cinque milioni di euro e si parta da una qualsiasi landa periferica alle porte di Parigi, magari sul far dell'alba. O lo spettacolo bisogna sempre farlo sulla pelle degli altri?

Paolo Broggi
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COMMENTI
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14 luglio 2009 12:09 bursu
l unico problema è sempre l unione e compattezza tra squadre che non esiste, ognuno guarda a se stesso, non sono d accordo se accettare o no certe cose(ex .reperibilità corridori) poi si lamentano.. questi sono i risultati . purtroppo nell ambiente c è molta ignoranza e a farne le spese ovviamente i corridori. che prendano esempio da altri sport(vedi calcio) invece di criticarli

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