Il museo del Ghisallo racconta storie: parla di ciclismo e di ciclisti, di biciclette e maglie, di borracce e scarpette, di caschetti e “musette”. Il museo del Ghisallo parla di chi ne ha parlato, quindi ne ha scritto, ne ha riportato le gesta, ne ha illustrato i fatti. Il museo del Ghisallo, ieri sera, per una volta, ha parlato di sé.
Ha parlato del suo compleanno (14 ottobre 2006-2026), dei suoi 20 anni, dei suoi protagonisti, di quel gruppo di uomini trascinati da Fiorenzo Magni, “il terzo uomo” del ciclismo italiano, che ha sempre pensato per primo, anticipando e inventando, come quando nel 1954 portò nel ciclismo e nello sport le prime sponsorizzazioni. Un gruppo di uomini e di donne che a un certo punto si è assottigliato, ma dal quale non è mai uscito Antonio Molteni, che con ostinato amore ha continuato a tirare il gruppo assieme alla tenace Carola Gentilini, anche quando sarebbe stato più facile tornare negli spogliatoi.
Ieri il Ghisallo si è preso un po’ la scena, lui che è abituato ad accogliere e a raccogliere, lasciando parlare le cose e gli oggetti, lasciando la parola a chi la storia la conosce. Ieri si è messo l’abito buono e si è concesso a un gruppo di amici che si sono dati appuntamento a Magreglio, a cominciare dal sindaco di Bellagio Angelo Barindelli, che da 18 anni è il primo cittadino e da sempre è al fianco, se non di più, di uno dei simboli del territorio.
E se ieri sera c’erano Bartali e Coppi, Magni e Binda, Pantani con Scarponi e Rebellin (perché c’erano), c’erano anche e soprattutto Marino Vigna e Luca Guercilena, Paolo Bellino e Stefano Pedrinazzi, Roberta Amadeo (8 titoli iridati nel paraciclismo) e Gianni Bugno, Claudio Chiappucci e Ambrogio Romanò, Andrea De Luca e Alessandro Vanotti, Paola Santini e Cristiano De Rosa, Lucia Blini e Nicole Cooke, Stefano Allocchio e Brent Copeland, Gianfranco Josti e Giuseppe Figini. In mezzo ai Guerra e ai Girardengo, ai Gimondi e Merckx, ai Nencini e ai Dancelli c’erano anche Giacomo Nizzolo e Davide Ballerini, assieme a Dario Cataldo: insomma, eravamo in tanti.
Non c’erano, ma c’erano: Roberto Formigoni, che questo museo, insieme a Fiorenzo Magni, ha fortemente voluto e che, impossibilitato a intervenire, ha mandato uno scritto di auguri, così come l’attuale governatore Attilio Fontana.
C’era il museo del Ghisallo, in una serata magica, con gli occhi persi in un tramonto che si è fatto sera. Il presidente della Fondazione, Antonio Molteni, e la direttrice, Carola Gentilini, hanno parlato della sua storia, a tratti bella, ma anche dura. L’eredità è stata pesante, i momenti bui parecchi: da bilanci rossi a quelli neri. In questo spazio che custodisce, le parole si sono fatte didascalie. Nessun titolo strillato, nessun punto interrogativo o esclamativo: solo prosa, carica d’amore. L’amore di chi aiuta da sempre questa struttura che è conosciuta nel mondo (12 mila visitatori in un anno, più della metà stranieri). La riconoscenza è andata a BCC Brianza e Laghi, a Fondazione Molteni (c’era tutta la famiglia, da Mario a Cristina, così come Lalla), a Salmilano, Trafilpec.its e Cimbali Group, Acqua San Bernardo e Reale Mutua, BCS e ItalSilva, Consonni Antonio, Vittoria gomme e Bbike, ma non meno vicini sono marchi di biciclette come De Rosa e Bianchi, BMC e Canyon, Cinelli e Colnago, Giant e Gios, Olmo e Pinarello, Specialized e Wilier Triestina.
Tra le novità più significative, per questi 20 anni, la collaborazione con Specialized e Vittoria, storici brand del ciclismo, e una collezione speciale “20 x 20 x 20”, che propone una carrellata di venti biciclette protagoniste della storia recente del ciclismo, da Pogačar fino a De Vlaeminck. A questa si aggiunge una mostra retrospettiva che ripercorre tutta la vita del museo tra gli oltre 3 mila cimeli (bici, maglie e documenti). Una storia nella storia, un museo per il museo, un racconto che racconta. Ieri sera, il museo del Ghisallo, per una volta, ha parlato di sé. Ieri sera mancavano solo i Magni. Marino Vigna ha parlato con affetto infinito di Fiorenzo: lui c’era. Eccome se c’era.
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