IL MONDIALE A MONTREAL, I SOGNI A ROTONDI: NEL RICORDO IRIDATO DI CRESCENZO D'AMORE, IL FUTURO E' GIA' IN SELLA

GIOVANI | 04/10/2026 | 08:10
di Silver Mele

Il Trofeo Mastantuoni e la Challenge Crescenzo D’Amore hanno trasformato una domenica irpina in una grande festa delle categorie giovanili. Gare, famiglie, volontari e istituzioni hanno costruito una giornata capace di tenere insieme il ricordo di un campione e la speranza di quelli che oggi imparano a correre. Nel giorno in cui a Montréal Brian McNulty ribaltava le gerarchie del ciclismo mondiale, a Rotondi si celebrava la parte più autentica dello sport: quella che comincia dai sogni

LA STRADA CHIUSA, I SOGNI APERTI
A Rotondi il ciclismo aveva scelto di prendersi tutta la strada. Tre chilometri e quattrocento metri di circuito cittadino completamente chiuso al traffico, presidiato e delimitato perché, quando a pedalare sono i più giovani, la sicurezza viene prima di ogni altra cosa. Intorno, una giornata interamente costruita per loro, con le categorie giovanili protagoniste dalla mattina al pomeriggio e una comunità che ha trasformato il proprio paese in un piccolo grande teatro dello sport.


Rotondi, poco più di tremila abitanti nella Valle Caudina, ai piedi dei Monti del Partenio, attraversata dall’Isclero e dal Carmignano, domenica ha raccontato una storia che andava ben oltre il risultato di una gara. Il secondo Trofeo Mastantuoni valeva infatti anche come appuntamento conclusivo della Challenge Crescenzo D’Amore, dedicata al talento di Brusciano che nel 1997, a San Sebastián, era riuscito a mettersi il mondo alle spalle conquistando il titolo iridato juniores, prima che la vita interrompesse tragicamente il suo cammino, quasi due anni fa.


Il suo nome è rimasto dentro il ciclismo campano come restano le storie dei ragazzi che hanno avuto il tempo soltanto di far intuire ciò che avrebbero potuto diventare. A Rotondi quel ricordo ha trovato il modo più naturale per continuare a vivere: attraverso altri ragazzi, altre biciclette, altre famiglie e la stessa ostinata voglia di arrivare davanti.

UNA MACCHINA ORGANIZZATIVA CHE HA FUNZIONATO
La giornata ha funzionato perché ogni componente ha trovato il proprio posto. Le forze dell’ordine, le Sentinelle del Partenio e i Rangers hanno garantito il presidio del percorso; gli organizzatori hanno seguito con attenzione ogni dettaglio; le società hanno accompagnato i propri ragazzi; i genitori hanno fatto il resto, con quella miscela di sacrifici, trasferte, attese e incoraggiamenti che rappresenta una parte spesso invisibile dello sport giovanile.

A guidare Rotondi c’è il sindaco Sergio Finelli, giovane amministratore, professionista eccellente che ha scelto di investire con convinzione nello sport. Accanto a lui Michele Maietta, assessore diventato una sorta di uomo ovunque dell’organizzazione, anche lui con una storia ciclistica alle spalle. Da ragazzo era stato uno sprinter di talento, uno di quei corridori capaci di vincere una corsa dopo l’altra e di alimentare l’idea di un futuro da predestinato. Poi la vita lo ha portato altrove, ma quella vecchia velocità sembra essere rimasta nella sua maniera di affrontare le cose.

E c’è poi la storia quotidiana di Giovanni Gaudino, papà di Saveriomaria, che per consentire al figlio di correre con i colori del Team Cesaro-Neri-Lucchini affronta ogni giorno sacrifici che difficilmente finiscono nelle classifiche. È una delle tante figure che stanno dietro a una partenza e che spiegano meglio di qualsiasi discorso cosa significhi oggi sostenere un giovane ciclista.

GLI ESORDIENTI APRONO LA FESTA
Le prime gare hanno visto protagonisti Esordienti e Allievi. Tra gli Esordienti, la prova ha avuto un andamento tatticamente interessante e si è risolta con l’azione autorevole di Vincenzo Vito del Team Cesaro-Neri-Lucchini, capace di affrontare i 27 chilometri previsti in poco più di 44 minuti, alla media di 36,951 chilometri orari. Vito ha preceduto di 27 secondi il compagno di squadra Francesco Coletta.

La volata per il terzo posto ha premiato Giovanni Niccolò Coletta, figlio dell’ex professionista, che ha regolato il siciliano Vittorio Mascolo, Luigi De Vito, Gennaro De Martino e Daniel Auricchio.

Tra gli Esordienti di primo anno ha invece imposto la propria legge Luis Nicolas Rubio dell’Aran Cucine Vejus, nipote di Einer Rubio, protagonista pochi mesi fa del Giro di Campania con l’attacco verso Agerola e poi quarto sul traguardo di Piazza del Plebiscito. Il giovane Luis Nicolas ha superato Vincenzo Desiderio della Cambike e Michael Fiorillo del Team Cesaro-Neri-Lucchini.

È una delle magie involontarie del ciclismo: dentro una classifica giovanile può comparire un cognome che porta con sé una storia recente e, insieme, la possibilità di scriverne un’altra.

GLI ALLIEVI E LA VOLATA DI GLIOTTONE
Tra gli Allievi il ritmo è inevitabilmente salito. La corsa è stata segnata da continui tentativi di allungo e da una serie di forzature che hanno reso incerto l’esito fino alle battute finali. All’ultima curva sono usciti davanti Gabriele Leo della Cambike e Giovanni Gliottone del Team Cesaro-Neri-Lucchini.

La vittoria è andata a Gliottone, capace di chiudere in un’ora e nove minuti alla media di 38,022 chilometri orari. Il ragazzo di Casafredda, piccolo borgo a pochi chilometri da Roccamonfina, nel Casertano, ha così aggiunto un elemento importante al proprio profilo: dopo essersi distinto soprattutto in salita, ha dimostrato di possedere anche qualità sufficienti per emergere su un circuito veloce e combattuto.

Alle sue spalle il Team Cesaro ha completato una giornata particolarmente positiva con Tommaso Rizzuti e Andrea Montella, rispettivamente terzo e quarto. Poi Michele Aprile, Alessandro Amico e Pasquale Di Paolo.

Tra le ragazze, le vittorie sono andate alla pugliese Martina Lacava dell’Avis Bike Ruvo e a Roberta Cesaro del Team Cesaro-Neri-Lucchini, mentre tra le Esordienti ha prevalso la maddalonese Manuela Sferragatta dell’HG Cycling Team davanti a Sofia Buttarazzi dell’Evonacicli.

Al termine delle prove, il presidente della Federciclismo Campania Umberto Perna ha consegnato le maglie della Challenge Crescenzo D’Amore. I vincitori sono stati Manuela Sferragatta tra le Donne Esordienti, Roberta Cesaro tra le Donne Allieve, Vincenzo Vito tra gli Esordienti e Giovanni Gliottone tra gli Allievi.

IL POMERIGGIO DEI PIÙ PICCOLI
Dopo le categorie agonistiche, Rotondi ha lasciato spazio ai Promozionali e ai Giovanissimi. Il tono della giornata è cambiato, non la partecipazione. Perché nelle categorie più giovani il risultato conta ancora meno rispetto alla scoperta del gesto, alla capacità di stare nel gruppo, di affrontare una curva, di capire quando accelerare e quando aspettare.

Nei G1 Antonio Di Caprio della Mary J Sweet Angel ha vinto la volata davanti a Marco Di Lena del Team Cesaro-Neri-Lucchini e Stefano Farina del Team Andrea Esposito. Tra le ragazze il successo è andato ad Anna Balzano, sempre del Team Andrea Esposito.

Nei G2 lo spunto vincente è stato quello di Antonio Savinelli, ancora della Mary J Sweet Angel, che ha preceduto Alessandro Ascani dell’ASD Gubbio Ciclismo e il compagno di squadra Mariano Brunetti. Per il Team Cesaro sono arrivati il quarto posto di Mauro Romano e il sesto di Peter Cesaro.

Nei G3 ha prevalso Christian Fiorenza della Milleluci Ciclismo, figlio di Francesco Fiorenza, protagonista a suo tempo nel dilettantismo e poi nel mondo amatoriale. Fiorenza ha preceduto Luca Pezzullo della Mary J Sweet Angel e Vito Carrano degli Amicisuperski, con Tommaso Morelli, Raffaele Cuozzo e Ciro Pezone nelle posizioni successive.

SANNINO FA TREDICI
La gara dei G4 è stata una delle più partecipate e spettacolari. Pasquale Sannino del Team Cesaro-Neri-Lucchini ha conquistato la tredicesima vittoria stagionale, confermando una continuità impressionante costruita su strade di Toscana, Abruzzo, Umbria e Lazio.

Alle sue spalle c’è anche una storia di squadra. Sannino ha trovato nel compagno Saveriomaria Gaudino, padrone di casa a Rotondi, un alleato prezioso. Dopo una prima fase di studio, il Team Cesaro ha giocato la propria corsa con intelligenza: Sannino ha attaccato nel momento giusto, mentre Gaudino è rimasto a protezione del compagno, occupandosi anche di controllare la marcatura di Ivan Iaquinto del Teambike Moiano.

Sannino è arrivato al traguardo con il tempo necessario per festeggiare a braccia alzate. Iaquinto ha conquistato il secondo posto davanti a un generoso Gaudino. Tra le ragazze ha vinto Carmela Di Maio del Team Andrea Esposito.

Nei G5 è invece mancata, almeno per questa volta, la firma di Leonardo Giannatiempo degli Amicisuperski, dominatore della stagione. Caduto in curva mentre provava ad allungare, il ragazzo è risalito in bicicletta, ha inseguito e ha ricucito con grande determinazione, ma lo sforzo si è fatto sentire nel finale. La vittoria è andata ad Antonio Barbato del Team Cesaro-Neri-Lucchini, davanti a Giosuè Zito della Mary J Sweet Angel e Adriano Ruggiero degli Amicisuperski. Giannatiempo ha chiuso quarto.

La batteria dei G6 ha concluso il  programma. Anche qui la corsa è stata fatta di strappi, accelerazioni e momenti di attesa, ma Gennaro Di Lena del Team Cesaro-Neri-Lucchini ha confermato la propria superiorità, precedendo Maicol Fiorucci dell’ASD Gubbio Ciclismo e Giuseppe Brunetti della Logistica Ambientale Freebike. Tra le ragazze il successo è andato a Teresa Morretta degli Amicisuperski.Programmi e spettacoli TV

La classifica a squadre se l’è aggiudicata, con tanto di festa finale e spumante sul palco di Rotondi, il Team Cesaro-Neri-Lucchini su Mary J Sweet Angel e ASD Gubbio Ciclismo.

LA GIORNATA CHE HA UNITO D’AMORE A McNULTY
Fin qui la cronaca. Ma ridurre Rotondi a una sequenza di classifiche significherebbe perdere la parte più interessante della giornata. Mentre in Canada Brandon McNulty si preparava a sorprendere il mondo del ciclismo professionistico, ribaltando gerarchie che sembravano scritte prima ancora della partenza, in Irpinia decine di bambini e ragazzi pedalavano dentro un’altra idea di ciclismo, quella dalla quale tutto comincia. Il collegamento tra le due storie non sta nel risultato e nemmeno nella dimensione delle gare. Sta nella possibilità che offre lo sport di trasformare un desiderio in un percorso.

Crescenzo D’Amore, a suo modo, quel percorso lo aveva già compiuto. A Rotondi il suo nome è tornato sulle maglie e nelle premiazioni proprio per ricordare ai più giovani che una bicicletta può diventare molto più di un mezzo per arrivare primi. Può diventare una strada attraverso la quale conoscersi, misurarsi, imparare a perdere e a riprovare.

«Guardarli gioire, seppur nel gesto faticoso ed estremamente educativo della bicicletta, non ha prezzo», ha raccontato il sindaco Sergio Finelli. «Accogliere qui questi ragazzi con i loro genitori e accompagnatori è stata per noi una enorme festa, che vogliamo assolutamente ripetere. Magari anche con l’idea di ospitare una prova tricolore. Lavoriamo anno dopo anno per migliorare, perché crediamo che lo sport contribuisca a generare persone migliori».

È una frase che contiene anche il senso politico, nel significato più semplice e concreto del termine, di una scelta amministrativa: mettere lo sport giovanile al centro significa investire in un paese, nella sua capacità di accogliere, di organizzare e di costruire occasioni per le nuove generazioni.

LA CAMPANIA CHE PEDALA
Umberto Perna guarda a una stagione che, per il ciclismo campano, ha offerto parecchi segnali. «Cos’altro si potrebbe chiedere a questo 2026? La pista dell’Albricci è rinata. Giro d’Italia, Giro di Campania, Giro del Mediterraneo Rosa sono state vetrine internazionali pazzesche per la nostra terra. Poi i giovani, che non sono ancora tantissimi ma corrono. Magari sognando di emulare Pascarella, Toselli e Sciarra che erano in gruppo alla Reggia di Caserta con i professionisti del Campania. Infine, o forse in testa, gli eventi e il fervore di organizzatori che amano profondamente questo sport. Rotondi ne è esempio. Ovviamente non intendiamo rallentare, anzi anche noi siamo pronti a lanciare una nuova volata».

La frase finale è quasi un programma. Perché il ciclismo campano ha bisogno delle grandi corse, delle vetrine internazionali e dei professionisti, ma ha altrettanto bisogno di giornate come quella di Rotondi, nelle quali la strada viene chiusa per proteggere un bambino che sta imparando a correre e una comunità intera si mette al suo servizio.

È da lì che nasce tutto. Prima delle classifiche, dei titoli, delle maglie iridate e delle grandi vittorie c’è una bicicletta, una strada sicura e qualcuno disposto a credere che valga la pena percorrerla. A Rotondi, domenica, quella strada era lunga poco più di tre chilometri. Per molti dei ragazzi che l’hanno percorsa, potrebbe essere stata soltanto una gara. Per qualcuno, magari, l’inizio di una storia molto più lunga.

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