Riley Pickrell desiderava vincere a tutti i costi, ci aveva già provato sin dalla prima tappa, era arrivato secondo dietro a Malucelli e due giorni dopo aveva ancora, stessa storia, stesso risultato. Oggi però è stato imbattibile, una tattica di gara perfetta, complice anche la foratura dell’atleta del team XDS Astana nei primi chilometri di gare, ed ha raggiunto quel successo che inseguiva ormai da troppo tempo. Riley era già diventato uno dei protagonisti delle nostre giornate al Tour de Langkawi, tra i più combattivi in volata, tra i più sorridenti prima e dopo la tappa. Di origine canadesi è uno di quei corridori che non sono cresciuti a pane ciclismo, ma se ne sono innamorati quasi per caso e da quel momento non ha più voluto lasciarlo. Dopo diverse stagioni nel devo del team israel e due nella formazione principale, il venticinquenne di Victoria è diventato un atleta della Modern Aventure, la squadra dell’ex pro George Hincapie che gli ha permesso di mettersi veramente alla prova, di pedalare senza pressioni, di divertirsi ed iniziare a raccogliere i primi risultati
A Langkawi è arrivato per mettersi alla prova ma sin dal primo giorno è stato chiaro che Riley non voleva solo partecipare, ma soprattutto lasciare il segno. A colpirci immediatamente è stato il suo modo di fare, sempre con il sorriso e il desiderio di mettersi in gioco ed imparare ancora. E’ bastata una semplice chiacchierata per viaggiare fino in Canada, il paese che ha appena ospitato i campionati del mondo, ma in cui la tradizione ciclistica è molto diversa dalla nostra. L’avventura di Riley in bici inizi all’età di 13 anni, come tutti i bambini prima aveva praticato l’hockey, lo sport nazionale, poi era passato al pattinaggio di velocità, ma a quel punto ha capito che non era abbastanza. Lui voleva gareggiare tutto l’anno, anche d’estate, ma gli sport della neve non lo permettevano e così era arrivata la decisione di seguire la via del ciclismo che inizialmente doveva essere un allenamento. A differenza di molti altri atleti la bici non è mai stata un’ossessione, non puntava a diventare professionista a tutti i costi, poi però sono arrivate le prime gare, i primi risultati e sempre più allenatori hanno iniziato a dirgli che quella era la strada da seguire. «Nella mia famiglia non c’è una grande tradizione ciclistica, non guardavamo gare, non avevamo un campione per cui tifare, per noi era semplicemente uno sport. Fino alla categoria junior non mi prendevo molto sul serio, non credevo ci fosse un futuro, non avrei mai pensato che potesse diventare un lavoro, poi all’ultimo anno mi hanno detto che dovevo crederci, era quello il mio futuro ed avevo i numeri per diventare un vero atleta. In quel momento ho capito che avevo trovato il mio mondo».
Parlare con Riley sembra come parlare con un amico, il tono disteso, senza pressione, solo tanta voglia di parlare e di raccontare non tanto la sua storia quanto il suo modo di vivere il ciclismo. Insieme a lui riflettiamo su come questo sport abbia una lunga tradizione a livello europeo quanto invece sia vissuto in un modo completamente diverso nel nord america, nel team Israel la differenza era lampante, tanta pressione, tanto rigore e tanti obiettivi. Nel team Modern Adventure invece si sente finalmente a casa, non tanto per la struttura quanto piuttosto per la mentalità, più lontana dalla nostra, più vicina alla sua. «Sono stati loro a contattarmi durante la scorsa stagione, erano interessati ad avermi in squadra e ci hanno tenuto a spiegarmi i loro obiettivi, ma soprattutto il tipo i atmosfera che volevano creare, mi hanno convinto subito. Mi trovo molto bene perché c’è una mentalità americana che è molto simile a quella con cui sono cresciuto, non abbiamo una tradizione ciclistica e affrontiamo le cose in modo diverso » Prosegue Pickrell che ha deciso di affrontare il 2026 come un vero e proprio anno di scuola per imparare e per mettersi in gioco. Con i suoi compagni di squadra ha creato un gruppo coeso e determinato a fare il segno. Meno pressione del fare risultato ad ogni costo, quanto il tempo necessario per capire come migliorare. «Quest’anno è stato per tutti una specie di rodaggio, siamo partiti letteralmente dalle basi e ci siamo subito detti che non dovevamo avere paura di ammettere i nostri errori. Abbiamo pensato ai risultati solo in un secondo momento senza metterci pressione inutile, se si fa tuto bene quelli arrivano di conseguenza. Stiamo crescendo insieme, capiamo come fare e come organizzarci nei vari contesti i corsa. Mese dopo mese abbiamo costruito un vero e proprio treno, ognuno sa che cosa deve fare, ma soprattutto ciascuno ha fiducia nell’altro. Ognuno ha il suo compito e alle corse cerchiamo di mettere in pratica quello che abbiam imparato, siamo concentrati, ma non vogliamo raggiungere risultati a tutti i costi, se ci divertiamo facendo il nostro lavoro prima o poi arriveranno anche quelli. »I progressi sono a vista d’occhio, se all’inizio della stagione Pickrell doveva lanciarsi allo sprint da solo, ecco che ora esiste un vero e proprio treno strutturato e pronto a supportarlo. Oggi erano tutti per lui, i corridori della Modern Aventure non hanno sbagliato nessuna mossa, prima hanno mandato all’attacco lasciando tutto l’inseguimento al team Astana, poi si sono fatti provare pronti nel chilometro finale per lanciare Riley nella sua volata. Questa volta non c’è stato nulla da fare per Malucelli che è andato immediatamente a complimentarsi, proprio qualche giorno fa aveva espresso delle parole bellissime riguardo al suo avversario che passo dopo passo è riuscito a prendersi la vittoria.
L’emozione era palpabile, in Riley, nella sua squadra, un senso di liberazioni dopo due secondi posti letteralmente ad un passo dal successo. Uno dei primi abbracci è stato per mamma Susan e papà Douglas che questa volta non si sono limitati ad aspettarlo dopo il podio, gli sono corsi incontro travolti dalla felicità. L’atleta canadese ce li aveva presentati proprio ieri al termine della terribile tappa di Genting Highlands; due signori simpatici con tanta voglia di conoscere meglio il mondo del ciclismo, pronti a supportare il figlio, in modo discreto, ma con tanto orgoglio. . «I miei genitori sono pensionati e con la scusa di seguirmi vengono in vacanza. In questi giorni stanno visitando molte città, spesso vengono solo all’arrivo proprio perché nel frattempo sono in giro ad esplorare. L’anno scorso sono venuti in Cina durante il Tour of Guanxi, hanno sempre voluto visitare quel paese così hanno colto l’occasione. La loro presenza mi fa sentire più a casa, sono molto comprensivi perché sanno che questo è il mio lavoro e spesso ho molto stres da gestire. E’ divertente perché alla fine riesco a parlare con loro massimo dieci minuti, poi mi salutano perché puntualmente hanno da fare e vogliono visitare altre cose. »
Dopo aver raggiunto l’emozione più bella per Riley Pickrell il viaggio deve continuare, lo aspettano altre due tappe in terra malese e poi ci sarà tempo di resettare tutto e fare un passo ulteriore. Nel 2027 vestirà ancora i colori della Modern Cycling e sfrutterà l’occasione per migliorare. Il suo più grande sogno è quello di arrivare fino al tour, a lottare con i migliori velocisti al mondo per provare a sentire come ci si sente a lottare nella mischia e chissà lasciare il segno, ancora una volta.
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