Mathieu Van der Poel non ha conquistato la maglia iridata, ma a Montreal è stato comunque uno dei protagonisti assoluti di una gara folle, estenuante e imprevedibile. L’olandese ha chiuso al terzo posto, al termine di una prova interpretata con coraggio e aggressività. L’oro è andato allo statunitense Brandon McNulty, autore di un’azione sorprendente e perfettamente calibrata e rimasta in sospeso fino alla fine.
Van der Poel ha corso per vincere, senza attendere l’ultima salita né lo sprint tra i favoriti. A 74 chilometri dall’arrivo ha acceso la corsa con un attacco da lontano, provando a spezzare gli equilibri e ad anticipare gli specialisti delle pendenze più dure.
«È facile analizzare le cose a posteriori — ha spiegato VdP, già iridato a Glasgow nel 2023 -. Anche quando parte un attacco pensi: “Accidenti, manca ancora tantissimo”. Tuttavia, le gare dei giorni scorsi avevano dimostrato che su questo percorso sarebbe stato difficile organizzare un inseguimento. Tutto dipendeva dalla collaborazione degli inseguitori».
L’olandese aveva un piano preciso: rendere la corsa dura prima della Côte Camillien-Houde, la salita destinata a decidere il Mondiale. «Mi sentivo bene e volevo indurire la gara, proprio per anticipare gli attacchi dei corridori più forti sulla salita. Altrimenti avrei avuto vita difficile. Se dietro c’è un po’ di esitazione, l’impresa può riuscire».
Per lunghi tratti, l’azzardo sembrava poter funzionare. Anche quando McNulty aveva già preso il largo con un’azione solitaria: al penultimo giro conservava 14” di vantaggio. «Poco dopo, però, il gruppetto si è sparpagliato lungo la strada e l’inseguimento si è fermato. È stata una gara incredibilmente estenuante: quasi tutti, a un certo punto, si sono staccati. Non potevo fare molto altro se non tentare il tutto per tutto e sperare che il gruppo si ricompattasse».
Anche la sfortuna ha avuto il suo peso. Il Belgio non è riuscito a esprimere tutta la propria forza e diversi corridori, dopo essersi staccati, sono rientrati nelle fasi decisive. Il margine su McNulty si è ridotto, ma non abbastanza. «Ho sempre creduto che fosse possibile riprenderlo - continua Van der Poel -. L’attacco di McNulty era importante: aveva già corso bene su questo percorso ed era un nome che tenevo d’occhio. Non credo, però, spettasse a me reagire».
Il bronzo, dunque, ha il sapore di un’occasione mancata, ma anche quello della conferma. «Avrei preferito la maglia iridata, ovviamente, ma ho corso esattamente come volevo. Ho disputato una gara di grande spessore. Sono riuscito a prevenire ogni volta gli attacchi da dietro. Era questo il piano. È mancato davvero poco, ma purtroppo non ce l’ho fatta».
Il commissario tecnico Moerenhout lo ha definito «l’uomo della giornata. Ha corso una gara fantastica. Ha conquistato il bronzo ed è arrivato davvero vicino alla vittoria. McNulty ha scelto il momento tattico giusto e ha corso con grande forza».
Secondo Moerenhout, Van der Poel aveva cercato di evitare uno scontro diretto sulla salita finale con corridori più leggeri come Isaac Del Toro e Paul Seixas. «Se aspetti le fasi finali, l’accelerazione decisiva in salita diventa l’elemento chiave. Mathieu voleva evitarla. Era già riuscito a logorare Del Toro e Seixas in precedenza».
Resta il rimpianto, inevitabile quando la vittoria sembra a portata di mano. «Si corre per vincere, ed è così che si perde l’oro — ha ammesso Moerenhout —. È un peccato, perché la vittoria era possibile. Ma ha conquistato il bronzo e possiamo esserne orgogliosi. Questo dimostra che tipo di corridore da campionato sia».
Van der Poel ha anche apprezzato il carattere caotico della prova, disputata senza auricolari. «Correre senza auricolari è la cosa migliore in assoluto. Regala sempre le gare più belle. Devi correre d’istinto, ed è proprio quello che preferisco».
Per il trentunenne olandese si è trattato dell’ultima gara su strada della stagione. Ora lo attendono gli impegni con lo sponsor Premier Tech e il ritorno a casa, dove lo aspetta una novità ancora più importante del ciclismo: la nascita del primo figlio.
«La stagione di ciclocross? Non ci ho ancora pensato. Diventare padre per la prima volta è qualcosa di davvero speciale. Vedremo».
La maglia iridata è sfumata. Ma il bronzo di Montreal racconta ancora una volta la natura di Van der Poel: un fuoriclasse disposto a rischiare, incapace di accontentarsi e sempre pronto a trasformare una gara in uno spettacolo.