Brandon MCNULTY. 10 e lode. Un anno fa il regalo glielo fece Tadej Pogacar, oggi è lui a farlo allo sloveno e a se stesso, andando a conquistare con pieno merito un titolo mondiale che si è posato sulle sue spalle dopo una corsa spettacolare, nella quale lui e la sua supersquadra (4° Simmons; 8° Jorgenson) danno una dimostrazione chiara di forza e lucidità. Compattezza e fantasia. Ed è con un colpo di genio che Brandon trova lo spazio per lasciare tutti a bocca aperta, quando i suoi avversari pensano che in quel momento la priorità sia recuperare fiato. Lui a perdifiato parte, senza fare calcoli, senza pensare a cosa accadrà. Senza pensare che quello che sta facendo è già accaduto e avrà almeno una durata di dodici mesi. Un anno fa il regalo glielo fece Tadej Pogacar…
Michael MATTHEWS. 9. Al suo mondiale numero 14 fa un numero. Corsa per uomini duri e lui, quando sta bene, è un vero duraccio. Non perde un colpo, non perde un treno, non si lascia scappare l’occasione di saltare sul podio. Argento!
Mathieu VAN DER POEL. 7. Bene, ma non benissimo. La gamba c’è, ma forse per come stava poteva anche ritardare un attimo la sua azione. Parte a 70 km dal traguardo. Alla fine paga dazio, anche se poi uno con la sua classe va sempre a riscuotere qualcosa.
Quinn SIMMONS. 9. Strepitoso, come sempre, più di sempre. Sono onnipresenti, gli americani. Lui vale per tre.
Isaac DEL TORO. 5,5. La distanza si fa sentire, nonostante corra con grande determinazione e volontà, ma è sempre a ricucire, è sempre a rimediare situazioni. Più che una corsa è una rincorsa.
Mads PEDERSEN. 7. Non sarà in condizione, ma è un mago: quando meno te lo aspetti, lui invece di sparire, compare.
Tom PIDCOCK. 6,5. Ci puntava, ci credeva, ha lottato, ma alla fine è sempre in balia delle onde.
Matteo JORGENSON. 9. È l’altro americano, che fa impazzire il mondo intero.
Giulio CICCONE. 7,5. Corre con attenzione, lucidità e nel finale anche con coraggio. È il classico vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro, ma lui meriterebbe almeno il bronzo, per quello che fa vedere. Arriva 9°: meritava di più.
Ben HEALY. 7. Che grinta, che continuità, che temperamento. Sa di essere un peso piuma, ma accetta la sfida e molla ceffoni a tutti.
Remco EVENEPOEL. 4. A 56 chilometri dal traguardo, resta a guardare il mondo che gli scorre davanti al naso, da quel momento in poi è un continuo rincorrere. Non riesce una volta che una a restare con i migliori in salita. Il Belgio sceglie di applicare sulle borracce giro dopo giro le tattiche di gara: messaggi in bottiglia. Remco naufraga.
Paul SEIXAS. 5. Aveva grandi ambizioni. Ha grandi doti e grande temperamento. Grande sarà anche la sua delusione. A 5 km dal traguardo la spia rossa si accende: fine.
Juan AYUSO. 5. Non sprofonda, ma nemmeno galleggia.
Primoz ROGLIC. 6. Ci prova, concretamente, a viso aperto. E non è poco.
Christian SCARONI. 6,5. Fa il suo, con grande generosità fino alla fine.
Davide PIGANZOLI. 6,5. Si danna l’anima per restare nel vivo della corsa per dare aiuto a Giulio Ciccone. Lui e Scaroni sono i “paggetti”: e lo fanno alla grande.
Wout VAN AERT. 5,5. Ci prova, gli va molto male. Poi, essendo un uomo leale, dà una mano a Remco, ma forse doveva anche dargli delle gambe.
Mark Lorenzo FINN. 6. Finisce la corsa 55°, a 10 minuti, e porta a casa esperienza, fatica, in uno mondiale esigente come pochi. È stato un battesimo, ma è pronto per la cresima.
Felix GALL. 5,5. Anche per lui una stagione lunghissima e logorante, ma il suo mondiale finisce quando inizia.
Ben O’CONNOR. 4. Si spegne ai primi fuochi.
Bruno ARMIRAIL. 9. Gli dicono: vai e chiudi sui fuggitivi. Quando si mette all’opera i battistrada hanno quasi nove minuti di vantaggio, lui da solo riporta il gruppo compatto. Altra categoria.
Matteo TRENTIN. 6. Come Cattaneo porta i ragazzi a 100 chilometri dalla fine: da quel momento in poi c’è ben poco da fare o dire, c’è solo da “menare” e tenere le ruote dei migliori. La tattica la fa la strada, che è perfida.
Mattia CATTANEO. 6. Fa il lavoro sporco, tiene i ragazzi vicini, dà quello che può dare dopo una stagione lunghissima e logorante: non gli si poteva chiedere oggettivamente di più.
Biniam GIRMAY. 7,5. Il gruppo di testa si assottiglia e restano in sei, con l’eritreo ci sono Leknessund, Engelhardt e Mulubrhan, Meehan e Liepiņš.
Guillaume BOIVIN. 7. Il corridore canadese parte dopo poco il via in compagnia di altri quindici temerari. Sono loro a dare la prima impronta a questo mondiale. Con lui Tilen Finkšt (Slovenia) e Andreas Leknessund (Norvegia), Felix Engelhardt (Germania) e Biniam Girmay con Henok Mulubrhan (Eritrea), Jamie Meehan (Irlanda) e Guillaume Boivin (Canada), Emils Liepiņš (Lettonia) e Herohii Antonenko (Ucraina), Mihajlo Stolić (Serbia) e Christopher Robin Jurado (Panama), Alexandre Mayer (Mauritius e, Iustin-Ioan Vaidian (Romania), Andreas Miltiadis (Cipro) e Kaden Hopkins (Bermuda), infine Amir Arsalan Ansari (Rifugiati). Una compagnia di indomiti sognatori: sanno che le loro speranze sono meno di zero, ma alla fine corrono come se fossero tutti numeri uno.