«Credo che Demi volesse andare via e salutare la compagnia con un “ciao a tutti”. Ma l’abbiamo fatta penare ed è stata una bella gara da correre e da vedere, perchè c’era tanta incertezza. Del resto noi atlete siamo chiamate a dare spettacolo».
Elisa Longo Borghini si è concessa il selfie sul podio con Vollering e Niewadoma, in capo ad una prestazione nella quale ha dato fondo ad ogni energia.
In effetti ha personalmente rischiato.
«Sentivo che arrivava qualcuno da dietro ma ho desiderato ardentemente questa medaglia, che sento meritata. L’olandese è stata brutale nella sua azione a tre giri dal termine, ho grande rispetto per ciò che ha fatto oggi, sarà una campionessa iridata degna».
Ma, qual è il ma?
«Che se non si rischia nella vita e nel ciclismo non si vince, amo il confronto diretto e fare soffire sportivamente gli avversari».
Vorreste più corse in Nord America?
«Si, mi sono sempre trovata bene a gareggiare da queste parti, c’è grande passione e quel flusso di energia l’ho sperimentato tutto, metro dopo metro. Posso dirlo da italiana? Siete calorosi e chiassosi, il massimo».
Con Niewadoma cosa vi siete dette:?
«Now or never, ora o mai più. Abbiamo onorato quel motto al quale mi ispiro ogni volta che attacco il numero sulla schiena».
Una settimana intensa: dopo la crono che percorso d’avvicinamento è stato?
«Non dimenticherei il team relay, festeggiato con moderazione in albergo, perchè c’era poi da preparare la prova su strada. MI conforta di aver lasciato tutto ma proprio tutto per vincere, già a Zurigo mi avevano preso mentre ero sola al comando, si vede che deve andare così».
Quei crampi da gestire: che succede?
«Una tendinite dopo il Tour de France mi costringe in pratica a pedalare un pò storta, così per la prima volta in carriera ho imparato a capire quando arriva la crisi, seguendo i consigli di mio marito. Ho imparato la lezione, altrimenti non sarei qui in conferenza stampa delle prime tre al Mondiale».
A proposito di un Jacopo Mosca prodigo di prezioso consiglio: vi siete già sentiti?
«Si anche se durante la telefonata il mio gruppo d’ascolto a Ornavasso era particolarmente rumoroso, con i nipoti che facevano un casino bestiale. Sempre bello questo tipo di calore attorno a me, anche con un Oceano di distanza».
Festeggiamenti un pò rinviati con l’Europeo alle viste?
«Il tempo è tiranno, si va in Slovenia ed il programma è bello denso, tra crono, team relay e strada. Poi sarà la volta, spero dell’italiano a cronometro e del Giro del Veneto, non purtroppo della Tre Valli, che mi piace molto, ma concomitante con la rassegna continentale».
Quattordici anni dal bronzo di Valkeburg e oggi: che filo conduttore c’è tra le due medaglie?
«In Olanda avevo vent’anni, non dico che faticassi a capire quanto succedeva ma prevaleva l’emozione. Qui a Montreal parlerei di consapevolezza unita ad un modo di gareggiare anche sfrontato, Mi sono divertita tantissimo.
Anche noi, si licet.
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